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La storia di Amico

Salve, di solito scrivo nei momenti in cui le innumerevoli sensazioni che sto provando si aggrovigliano in un’unica massa incomprensibile che come unica funzione ha quella di abbattermi. Adesso è uno di quei momenti. Scrivo per mettere in ordine un po’ le cose.

Vorrei iniziare col dirvi che non mi sento felice e questo perdura da più o meno due anni e cioè da quando mi sono trasferito per poter iniziare l’università in una città relativamente lontana da casa. Non sto parlando di nessuna forma di nostalgia né di “homesickness” dal momento che le circostanze in cui ho vissuto lì non esistono più. Ho, comunque, lasciato casa  in una situazione di poca serenità e scarsa complicità con i miei genitori al punto di aver vissuto quella separazione come una sorta di liberazione. Mi sono quindi imbarcato in questa nuova avventura, in una nuova grande città, con un unica persona che conoscerete come Amico. Amico frequentava il mio stesso liceo e ci siamo conosciuti qualche mese prima di diplomarci, come se fosse arrivato al punto giusto per poter iniziare insieme un’esperienza grande e misteriosa come può essere iniziare una nuova vita da zero e lontano da casa. Fatto sta che inizia questo capitolo senza i miei amici, i miei luoghi, le mie montagne e il mio mare. Solo io e Amico.

I primi mesi sono estremamente positivi: girovagavo per la città cercando di individuare nuovi punti di riferimento, un bar, un parco, una piazza. Sembrava tutto così nuovo e l’ottimismo che mi pervadeva mi riempiva di energie che utilizzavo per esplorare ancora qualche centimetro in più della realtà di cui mi stavo circondando. Era bellissimo ma era estraneo. Tanto rivoluzionario, per me, quanto distante. Inoltre gli studi e gli impegni derivati iniziavano a farsi sentire e l’ansia che provavo ha finito col paralizzarmi. Cercavo un riscontro in Amico ma era come se lui fosse impermeabile a tutto questo vortice che disorientava sia i miei occhi che la mia testa. Ho pensato che questi miei sentimenti fossero conseguenza naturale dell’aver cambiato vita e così ho deciso di ignorare questi sentimenti per potermi concentrare sugli studi. 

Primo semestre impeccabile, media del 29.5. Sono sempre stato uno studente modello e questi risultati mi hanno fatto sentire gratificato per gli sforzi che ero riuscito a sostenere. Nel frattempo le cose con i Miei migliorano, come se la distanza avesse sanato anni di incomprensioni, e io ed Amico continuiamo a conoscerci più a fondo. Ho pensato di aver trovato l’amico della vita; sentivo di poter dare anche la vita. Per me, che reputo l’amicizia al di sopra di ogni cosa, questa consapevolezza mi ha dato sicurezza. 

Inizia il secondo semestre con un macigno sul mio cuore. Un ragazzo, un amico, un fratello, una garanzia, decide di voltarmi le spalle per una ragazza dopo 8 anni di amicizia. Ancora adesso, mentre sto scrivendo, la mia mente non riesce a farsene capace ma è successo e ho solo Amico affianco a me. Sono a terra e per cercare di risollevarmi cerco di parlarne con Amico ma apparentemente sembra non comprendere il mio stato d’animo. Proprio come all’inizio dell’anno non comprendeva il mio smarrimento. Ho cercato di essere il più chiaro possibile, di fargli capire quanto l’amicizia, come ideale, fosse importante per me in modo che potessi rendergli idea di quanto mi sentivo tradito e insicuro. Però, di nuovo, non sembrava ci fossi riuscito.

Gli impegni universitari vogliono di nuovo il mio tempo e quindi decido di rimettermi sui libri per poter affrontare la sessione nel migliore dei modi. Soltanto che la mia testa era costantemente occupata, distratta mentre il Mondo di Amico restava immutabilmente perfetto, adatto a supportarlo e ad accoglierlo in modo che non avrebbe dovuto preoccuparsi di nulla se non di passare gli esami. Ho pensato che forse non era in grado di capirmi per questo perché, pur vivendo insieme, vivevamo in realtà profondamente diverse e quindi ho smesso di cercare di rendermi comprensibile a lui e che, se avesse voluto aiutarmi, avrebbe dovuto trovare il modo da solo. Ho sperato con tutto me stesso che fosse riuscito a trovare un modo, anche perché io ormai non ne ero più capace ad uscire da solo. La verità è stata che lui nemmeno ci ha provato, così preso dallo studio e dai suoi interessi. E io potevo osservarlo mentre faceva tutto ciò e la cosa diventava sempre più insostenibile. 25 e 22. Media del 26.

Inizia il secondo anno che non posso più condividere ciò che penso con nessuno perché, nel frattempo, forte dei suoi ottimi risultati, Amico è cresciuto presuntuoso e insensibile. Mi sento così solo e incompreso. Così patetico da immaginare relazioni sociali con sconosciuti che incontro in metro, aspettando che mi rivolgano la parola invidioso del fatto che una coppia o un gruppetto di amici possono contare sul compagno mentre a me questa prerogativa è stata negata. A volte mi sveglio la mattina e resto nel letto ad immaginare che affianco a me ci sia qualcuno che possa donarmi un po’ di affetto di cui non ricordo nemmeno la pronuncia. Mi sento così solo che, a volte, mi immagino in un bar aspettando che entri uno sconosciuto che vuole diventare mio amico. 

Mi sento scoraggiato e solo e quando lunedì affronterò un esame che non passerò, regalerò una amara delusione ai miei genitori che sono rimaste le uniche persone a cui interessa un benché minimo della mia vita. Se siete arrivati fino all’ultimo vi chiedo di dirmi cosa ne pensate. Grazie

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6 commenti a

La storia di Amico

  1. 1
    Yog -

    Tu pensi troppo agli studi, secondo me sbagli. Che tu esca un anno prima o un anno dopo, lavoro non c’è e quando c’è è sottopagato e non c’entra con quello che studi. Perciò bevi molta birra, frequenta molta gente, trovati una ragazza e smettila con ‘ste menate che non hai dodici anni.

  2. 2
    rossana -

    Federico,
    mi è piaciuto il tuo scritto. ti esprimi molto bene!

    a me sembra che il tuo amico sia la classica persona che non ha bisogno di amare, cioé quella che, se va bene, consente di essere amata. è probabilmente più maturo di te in termini emotivi: i suoi bisogni primari di relazione sono stati saziati adeguatamente nell’infanzia oppure ha appreso in qualche modo a bastare a se stesso. se non espressione di totale anaffettività, è un traguardo ottimale, a cui anche tu dovresti sforzarti a pervenire.

    nel frattempo, comprendo il tuo sconcerto, pur apprezzando pienamente l’orientamento preferenziale sull’amicizia, che dovrebbe evolversi su basi paritetiche, rivelatesi impossibili con Amico.

    sei in una fase di cambiamento e di assaggio delle difficoltà di vario genere che la vita non risparmia a nessuno. è un’esperienza che ti consentirà di rafforzarti psichicamente e d’imparare a non affidarti più che a te stesso.

  3. 3
    federico317 -

    Yog, apprezzo molto il tuo punto di vista ma, se fossi stato in grado di farlo, non pensi che avrei provato a farlo pur di riuscire a tirarmi fuori da questa situazione? Per quanto riguarda il tema del lavoro davvero non ha spazio, adesso. Sarebbe estremamente liberatorio potermi lasciare tutto alle spalle e berci una birra su ma con chi? Se allo schioccare delle mie dita comparisse anche solo una persona, uno sconosciuto, che vuole avere una conversazione allora sarei il primo a predisporsi per questo genere di cose. Non è così o almeno non lo è più e da troppo tempo per far finta che la situazione che sto vivendo non sia estenuante. Sono soltanto arrivato al limite e proprio perché non ho più dodici anni ti posso dire che non mi sono semplicemente alzato la mattina con questo capriccio tipo “il mondo è cattivo e io sono la vittima”.

    Cara Rossana, penso che tu sia riuscita a descrivere dettagli del carattere di Amico che io ho impiegato un anno intero ad individuare. La comprensione che una sconosciuta come te ha saputo dimostrare è la cosa più preziosa che mi sia stata concessa da davvero troppo tempo e lo apprezzo tantissimo! Non sono in ricerca della comprensione altrui come se io fossi un enigma inaccessibile ma mi hai fatto capire che, al contrario, ciò che sto provando è umano e non un qualcosa di patologico e alieno ai più.

    Credo che sia proprio questo il nucleo della situazione: non avendo potuto avere un riscontro della mia situazione con Amico prima e con nessun altro poi mi sono sentito come sfortunatamente eletto a patire tutto questo. Semplicemente ignoravo che tutto questo può succedere a chiunque ed è una rivelazione tanto banale quanto fondamentale, per me.

    Ho comunque una cosa da chiederti concedendomi prima di fare una premessa. La totale mancanza di fiducia nelle mie capacità sia da parte mia che da chiunque altro ha distrutto la mia autostima e anche se provo a ripetermi che non deve importare ciò che pensano gli altri, quando realizzo l’ennesimo fallimento c’è Italo Svevo che mi inchioda di nuovo alla realtà dei fatti. “E’ un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente”. Quindi magari penso che mi sono illuso e la barca va ancora più giù.

    Ecco, adesso io ti chiedo, di fronte a questo fare acqua da tutte le parti, tutto questo affondare nell’insicurezza e nelle delusioni che mi ritaglio, come posso anche solo pensare di bastare a me stesso? Come posso provare a non affidarmi più che a me stesso se io sono il primo che rappresenta l’insicurezza che voglio superare?

  4. 4
    Yog -

    Ah, dimenticavo. Non fare sport. Mai. Agita il sangue, me l’ha detto mi’cuggino che non ne sbaglia una. Lui ha fatto la magistrale (non la laurea, proprio la scuola per le maestrine) e ha bombato un sacco perché erano in due maschi e trecento femmine. Dicci che facoltà fai tu così ti diamo qualche dritta su come spassartela meglio.

  5. 5
    rossana -

    Federico,
    “La comprensione che una sconosciuta come te ha saputo dimostrare è la cosa più preziosa che mi sia stata concessa da davvero troppo tempo e lo apprezzo tantissimo!” – anche per me il tuo apprezzamento è molto importante, nel senso che rafforza un’identità messa da qualche tempo a dura prova.

    abbiamo tutti fragilità, in questo o in quel contesto, in questa o quell’età. la modalità secondo me più efficace per superarle o per lo meno mantenerne il controllo è l’esperienza, da cui si traggono le più salutari lezioni, come ti è successo in questo caso con Amico. s’impara e ci si struttura quasi soltanto così, anche se un confronto sereno fra temperamenti affini può essere altrettanto utile, sia in termini valutativi generici che di maggior approfondimento.

    per la difficoltà di riuscire a bastare a se stessi, è scontato che difficilmente questa tendenza, se non innata, potrà concretizzarsi del tutto. si ha quasi tutti quasi sempre bisogno di interscambio sociale o di “calore umano”. l’importate è identificare e raggiungere i livelli ottimali per noi, che è parte del percorso di crescita interiore.

    a tal fine, al di là dell’ottima indicazione di Svevo, è necessario impegnarsi in un’attenta analisi di se stessi, al fine di conoscere e accettare i propri limiti. spesso non è questione di volersi considerare geni incompresi ma soltanto di capire che ci sono persone che possono accogliere ed essere accolte da molti mentre per altre il raggio di umana comprensione in cui possono essere circoscritte è molto più limitato, senza che ne abbiano colpa.

    spero di averti dato un contributo valido per un rapido superamento della fase di stallo in cui ti trovi, dove tralasci, per non so quale motivo, gli ottimi risultati di studio, che dovrebbero alla tua età costituire una buona base di autostima, se non altro in termini mentali.

    un abbraccio.

  6. 6
    Cassandra -

    mah… io questa cosa di voler avere amici a tutti i costi non la capisco proprio, scusami!!!
    Io sarei come Amico, ti guarderei come fossi un alieno! :)
    Ciò che conta è che TU capisca te stesso, il resto verrà se deve venire, altrimenti chissenefrega!
    Fai tu il primo passo con qualcun altro, sorridi, stringi qualche mano!

    Perché devono essere gli altri a darti una manifestazione di affetto?

    Perché? Io non comprendo questa cosa!

    Sii tu affettuoso!

    Devi dare se vuoi ricevere.

    Vai a fare del volontariato che sti piagnistei non servono a niente.

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