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L’importanza d’esser chiamati brutti (parte III)

Ma al di fuori di queste liste, un posto speciale nella classifica dei momenti più terribili della mia vita di liceale c’è e sempre ci sarà… il giorno di ogni cena di fine anno! *Musica di un noto film di Dario Argento* In realtà, più che di un giorno soltanto, si può anche parlare dei trenta/trentuno giorni antecedenti tale memorabilissimo appuntamento al buio, durante il quale può accadere di tutto e che gente come me dovrebbe evitare già soltanto per rispetto di sé, viste a) l’imbranataggine e b) l’inclinazione a farsi venire i lacrimoni per la vergogna non appena il punto a) sopracitato si è reso evidente in tutta la sua maestosa presenza. No, alle superiori non ci sono riusciti: alla cena, se mai lo hanno fatto, hanno riso di qualcosa di me che avevano visto o saputo in precedenza, giacché a queste cene ho evitato di presentarmi da quando si sono tenute (fine terzo anno in poi). Il tragico ha qualcosa di teatrale qui, qualcosa che ricorda vagamente le tragedie greche e al tempo stesso l’amato che rimane ammazzato dall’amante dio Apollo per giocare con lui a frisbee: non c’è stato anno in cui si sia organizzata una cena di fine anno cui avrei dovuto partecipare in cui i miei compagni non abbiano fatto in modo di farmi capire tra le righe che sarebbe stato più vantaggioso per loro che io non andassi. Il primo anno molti non ricordavano neanche il mio nome, sostituito ad ogni necessità da un verso con cui non vengono richiamati neanche i cani, ma cui io – ditemi voi… – rispondevo sempre con estrema sicurezza riguardo il fatto che doveva per forza trattarsi di me (e di chi se no?), per cui in realtà seppi di questa cena soltanto due settimane prima grazie ad una persona adulta che lavorava lì a scuola, ed a questo punto è inutile spiegare quanto fosse strana la mia condizione e come non sapessi dire se non mi volessero o semplicemente non mi reputassero inferiore e di conseguenza ognuno di loro credesse io fossi già a conoscenza di tutto per merito di qualcun altro della classe. In quarta liceo venni a sapere tutto durante una lezione d’italiano grazie all’invito alla cena mosso da un compagno alla nostra insegnante: questa si disse non sicura non poter partecipare per impegni presi in precedenza (lui e tutti i suoi amici insistettero a tal punto che alla fine lei trovò il modo di parteciparvi); a me non avevano detto nulla, ma mi rincuorai da me stessa per non farmi prendere dalla tristezza davanti a tutti (per cosa? Era una stupida cena cui in ogni caso non avevo partecipato neanche l’anno prima; quel che mi feriva era il non invitarmi ma non cercare neanche di tenermelo nascosto, invitando chiunque si trovasse intorno a me… eccetto me). L’ultimo anno furono i professori a insistere davanti a tutti: e dai, ma su, e vieni, e però, e ma come, ma perché, non ci si vede più, ecc.; i miei compagni non insistettero minimamente e io realizzai che, dopo tutta questa tenacia nel farmi capire che non mi volevano, andare a testa alta per partecipare ad una “festa” organizzata da chi non mi ci voleva proprio all’ultima occasione, la più importante per tutti loro, sarebbe stato fuori luogo dopo due anni di rinuncia.

Per non parlare di quella volta in cui, diciotto anni io e quasi diciotto lui, un mio compagno di classe che da sempre aveva mostrato il più forte disprezzo nei miei confronti (tralascio come, perché penso gli ci sia voluto un impegno pari a quello di una partoriente e ciò mi rattrista parecchio) andava di classe in classe ad invitare tutti alla sua megasuperultragrandiosa festa, per arrivare fino al mio banco e a quello della compagna alla mia sinistra (alla destra c’era il muro, e se fosse stato vivo lui l’avrebbe invitato sicuramente visto che non stava facendo alcuna selezione ma una semplice esclusione) ignora me (prima della fila dall’uscio), come se io fossi stata tutta verde e lui avesse usato il CromaKey e al mio posto avesse messo una bottiglia d’acqua vuota di plastica tutta ammaccata, poggiandosi al mio banco per chiedere all’altra tizia di partecipare, per poi fare lo stesso con ogni nostro altro compagno di classe.

E come dimenticare tutte le volte in cui, durante la pausa, non appena sono tornata a sedermi al mio banco per fare qualcosa si sono seduti in gruppo sul mio banco così che io avessi i loro sederi sul muso e non sapessi più dove guardare? Poi qualcuno, a volte, diceva loro che c’ero io lì dietro… loro si giravano ridendo e chiedendo scusa… ma poi dopo un po’ si dimenticavano e senza guardar dietro di loro facendo un movimento automatico e risalivano sul banco coi loro sederi in bella mostra per me.

Questa è l’ultimo episodio di una serie di tre, tutti dedicati ad alcuni dei ricordi più bizzarri e poco credibili, ma verissimi, che tra i tanti non vogliono proprio permettermi di dimenticare, neanche per un attimo ormai, come gli altri mi vedono.

Post scriptum: mi vedono brutta.

Fine.

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9 commenti a

L’importanza d’esser chiamati brutti (parte III)

  1. 1
    Beatris01 -

    Sai, ti apprezzo. Te lo dico sinceramente. Sono infatti fermamente convinta che sia palese il fatto che un soggetto ritenuto “bruttino” sia più incline ad essere escluso dal gruppo, proprio perché gli altri si sentono in diritto di bullizzarlo. Il problema è che quando uno ci riesce, poi tutti gli altri si accodano perché trovano la cosa divertente.
    Che dirti, anche io mi considero sinceramente bruttina, pertanto mi son letta avidamente i tuoi tre post e concludo dicendo che: ti capisco. Fortunatamente, dalle elementari sino all’università nessuno si è mai permesso di bullizzarmi a scuola, anche perché sapevo farmi rispettare e sapevo integrarmi. Ma quando è accaduto in altri contesti (camposcuola) è stato veramente brutto. Così come è veramente spiacevole quando qualcuno per strada si mette a fare commenti poco piacevoli… però una cosa ho notato: vuoi vedere che forse la nostra auto-ironia arriva proprio dalla consapevolezza di non essere Miss Italia?? ;) Credo che l’autoironia sia un valore, così come l’essere sempre solari e gioiosi…forse è un modo per “colmare” lacune dal punto di vista estetico!
    In ogni caso, ti volevo dire che la tua vita non sarà sempre così! Devi solo trovare delle persone intelligenti, magari all’università oppure a qualche corso che ti interessa! Anche se, detto sinceramente, credo anche che tu debba fare il tuo meglio per migliorare dal punto di vista estetico…dici che sei un attimo in sovrappeso. Ecco, io partirei da quello. Non è vero che le persone intelligenti non guardano all’estetica. Semplicemente gli danno meno valore, ma purtroppo l’estetica ha sempre una sua importanza! In questo mondo purtroppo nessuno vuole star con qualcuno di “bruttino”, ma semmai di normale… in ogni caso, buona fortuna!

  2. 2
    Giupep -

    Ho letto questo post per puro caso e ti giuro,ad un certo punto credevo d’averlo scritto io tanto lo stile si avvicina al mio!
    Detto ciò, che nulla c’entra, hai mai pensato che fossero loro quelli sbagliati e non tu quella fuori posto?
    Il caso, quel caso bastardo che non ti fa vincere la lotteria per un numero, ti ha messo in quella classe. E giustamente, dopo 5 anni di contatto con feccia umana ben impacchettata (perché la vera feccia si mimetizza vestendosi bene e partecipando a “vita mondana”), ti sei fatta un’idea del mondo abbastanza negativa.
    Da come parli credo tu abbia finito con il liceo. Te lo dice uno che ci è passato, fidati. Classe liceale orribile, unita solo nella più falsa apparenza. Anche io passavo tempo a riflettere su quella condizione, sul dispiacere di non aver legato con nessuno (eccetto tre persone), anche io credevo non stessi loro simpatico.In effetti avevo ragione, troppo incompatibili, a me poco importava di parlare di fatti di altri, di fantacalcio o di moda. Oggi però ho avuto la mia rivincita.Frequentando molti ambienti diversi mi sono creato una mia cerchia di persone che la pensano come me,che non snobbano il prossimo, sempre pronti ad aiutare,mai invidiosi. C’è voluto del tempo, ma alla fine ci sono riuscito. Perché ti ammorbo con questa storiella? Per dirti di non disperare. Chiudi quella pagina,per sempre. Aprile un’altra e scrivetela tu. Sono molto cambiato dal liceo. Prima venivo ignorato (neanche disprezzato, proprio ignorato visto che non facevo parte di quelli “In”), ora se li incontro per strada riesco a percepire il loro imbarazzo nel parlarmi visto che la maggior parte ha fatto la fine dei falliti, frequentando sempre le solite 5 persone, abbandonati dagli altri falsi, senza risultati negli studi. Il mio opposto.
    Impegnati, e ottieni la tua rivincita, dimostra a te stessa che il mondo non è così e che tu hai il potere di scegliere con chi fartela. Buona fortuna per tutto

  3. 3
    Yog -

    Davvero brutta. L’idea di mettersi un Nick così cacofonico, intendo. Per il resto, benvenuta alla LaD’s Clinic. Il dr. Golem, la dr.ssa Sofia, la dr.ssa Mary Grace, la Sig.a Presidente Scarlet ed io medesimo, umilissimo primario di neuropsichiatria, siamo lieti di offrirLe il posto di direttrice del padiglione di chirurgia estetica. Vorrà anche gradire i miei complimenti ai Suoi compagni di liceo, senza il cui concorso non avrebbe potuto ambire al posto succitato. Ci faccia cortesemente sapere.

  4. 4
    maria grazia -

    Dottor Yog, converrà con me che il nick CACOFONICO è l’ unico davvero adatto alla qualità di molti commenti che vengono postati in questo forum..

  5. 5
    Clara -

    Ciao a tutti!

    ho iniziato a leggere le prime due parti ieri e oggi la terza. Mi rassicura il fatto di non essere l’unica a pensare che il liceo e il periodo della vita adolescenziale siano un incubo. Sono disabile, non sono stata bullizzata (si dirà cosi?) ma esclusa sicuramente. Non potevo parlare di ragazzi che mi piacevano (anche se in classe mia ce n’erano solo due), non venivo invitata al cinema né a nessun altro evento che prevedesse la presenza di pochi componenti della classe (se c’erano tutti allora “per forza” me lo dicevano). Sarà banale e sciocco dirlo ma ho comprato la sedia a rotelle (prima avevo un passeggino perché un po’ mi muovo) per uscire dalla classe all’intervallo e non stare con la professoressa. C’è una marca di merendine che ho chiesto ai miei di non comprare mai più perché mi fa venire in mente quel periodo (se pensate che ho 32 anni…) quando raccontavo a mia mamma che mi veniva il vomito a mangiarle. Decisamente meglio stare con persone più grandi o più piccole anche se questa cosa mi ha segnato anche nei rapporti con loro. Non mi azzardo a proporre niente né ad organizzare feste o incontri vari. Se mi invitano (quando lo fanno) vado volentieri, se sento che organizzano qualcosa ma non mi chiamano non faccio nulla… evidentemente non sono gradita. Eppure tutti dicono che sono intelligente, simpatica e si sta bene con me… Ragazzi nemmeno a parlarne (un amico di infanzia mi disse: “Già, è vero che sei anche tu una ragazza!”). La mia esistenza sarà un po’ triste quando non ci saranno i miei (ho comprato casa da sola, ma non ho nessuno con cui condividerla, allo stato attuale). Spero solo in qualche uomo maturo, non ora, che si accorga di me (a vederla negativa c’è da sperare che non sia qualcuno che si vuole attaccare tipo parassita visto che ho una casa mia).

    Buona giornata!

    Clara

  6. 6
    Arkan -

    Ok sei brutta, sei sfigata e sentivi il bisogno di farlo sapere al mondo. Adesso sei più tranquilla? Ti troverai benissimo in questo forum, leggi un pò di commenti anche dei post precedenti, vedrai che bel ritrovo di perdenti qui.
    Alcuni ti sono stati gentilmente elencati sopra…
    ciao bella

  7. 7
    maria grazia -

    io mi ricordo che ai tempi delle scuole superiori se non fumavi e non bevevi, non andavi in discoteca, non facevi sesso e studiavi molto ( ed io ero così all’ epoca ) eri automaticamente considerata una sfigata. e quindi una da escludere dai “giri che contano”. se poi aggiungiamo che non ero brutta ma nemmeno la classica superfiga da copertina per cui tutti i maschi ci provano nell’ ora della ricreazione, il quadro è completo: sentenza inappellabile di sfigaggine cronica! puntualmente mi vedevo sottrarre i ragazzi che mi piacevano da quelle più appariscenti di me. e del mio “mondo interiore” ( fatto di emozioni e di sentimenti ) non fregava una cippa a nessuno. posso ben immaginare cosa significhi per un ragazzo o una ragazza che oltretutto hanno anche degli handicap fisici. ti rimangono la tua musica preferita, i tuoi sogni, le tue passioni. Ma chiaramente in mezzo agli altri ti senti sempre il rinnegato della situazione. Non rimpiango particolarmente gli anni dell’ adolescenza. Sono stati anni difficili sotto tutti i punti di vista.

    Clara, stai bene attenta ai parassiti. Lo so perchè ci sono passata. ci sono in giro molti uomini così e questi contano proprio sul fatto di trovare donne che vivono una condizione emotiva di fragilità e di solitudine per approfittarsi della loro buona fede. tieni ben presente che se ci caschi e te ne metti uno in casa, anche se la proprietà è tua poi difficilmente riuscirai a sbatterlo fuori. A volte il desiderio di avere una storia può farci fare errori madornali, e le conseguenze possono essere catastrofiche. La cosa più importante e che deve venire PRIMA DI TUTTO, è la nostra tranquillità. Tutto il resto è SUPERFLUO.

  8. 8
    maria grazia -

    Arkan
    tu mi sembri il più perdente di tutti. Bello il nuovo nick che ti sei scelto, e anche molto adatto: AR-CAN..

  9. 9
    iosonoio -

    Saresti dovuta andarci proprio perché non ti volevano.

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