Pagine: 1

Paolo Conte Dancing

indica
Leggete che meraviglia....


.intrapreso dal Dipartimento di Italianistica dell'Università "La Sapienza" di Roma (2), il "ritmo dialogico e colloquiale dell'orditura sintattica" è stato estesamente ed accuratamente messo a nudo; ciò è stato già posto in evidenza tramite alcuni esempi, nel precedente articolo.



3.1.1 Registro
Se ci soffermiamo sulla canzone Dancing, possiamo notare, fin dall'inizio, come il registro adoperato sia generalmente familiare e diretto: "C'è stato un attimo/ che tu mi sei sembrata niente/ è stato quando la tua mano/ mi ha lasciato solo, e inesistente,/ hai volteggiato e sei tornata qui…". "C'è stato… che tu mi sei sembrata... sei tornata... poi nessuno...", tutte forme espressive immediate e quotidiane che avvolgono le parole chiave, dando all'insieme una qualità complementare alla base musicale, laddove un appesantimento concettuale o un'eccessiva ricercatezza poetica la sovrasterebbero. La qualità colloquiale mostra qui d'essere mantenuta anche perché nello svolgersi del testo non c'è uso di inversione sintattica.



3.1.2 Uso delle immagini
Eppure in questi versi di apertura le immagini riescono anche ad essere sorprendentemente evocative: il passo di danza nel quale i due partners si separano, per riunirsi dopo la piroetta della donna, è istintivamente e iperbolicamente trasformato in un istante in cui il protagonista, d'improvviso, sente la completa e assoluta mancanza di lei, come se fosse stato lasciato per sempre, mentre la velocità e la leggerezza del suo danzare rendono la donna effettivamente invisibile. Allo stesso tempo l'uso di una forma di anafora colloquiale ("e inesistente... e sei tornata... e poi.."), qui—ma anche nel seguito del testo—ha l'effetto di sottolineare e rafforzare il senso di precipitazione degli eventi.

Fino ad ora è stato enfatizzato non soltanto il dinamismo della situazione, ma anche, nella danza, la relazione interna alla coppia. Questo aspetto è ulteriormente esplorato nei versi successivi e presentato come una sorta di competizione, conscia o meno: un duello non dichiarato. Vi si allude appena, con sottile riferimento, laddove, per nessuna apparente ragione, i due si sorridono e si salutano, quasi seguissero la formula di un rito, "ci siam sorrisi e salutati e siam rimasti in pista". La natura agrodolce del rapporto è quindi esplicitamente rivelata: "questa nostra danza/ mezza dolce e mezza amara/ e siam rimasti in gara".



3.1.3 Doppio senso
Un'altra finezza è l'ambiguità di "e siam rimasti in gara", riecheggiato poco dopo da "e siam rimasti in pista". Messo così, potrebbe pure essere che essi stiano partecipando ad una gara di ballo, ma, nel contesto degli altri riferimenti, viene affacciata alla mente la rivalità interna che la coppia appare recitare, fatta di piccoli reciproci scherni, con una risultante commistione d'effetti tra l'essere in gara per una serata e l'esserlo per una vita.

Da notare anche che la parola "inesistente", che abbiamo qui sopra intesa come riferita alla donna e al suo volteggiare, può essere, in maniera assai più immediata, riferita al protagonista, che prova un senso improvviso di abbandono e d'insicurezza quando la compagna di ballo gli lascia la mano che forse diventa poi addirittura di annullamento quando lei risplende nella sua piroetta: in quell'attimo lei è in un certo senso di tutti e non più sua.

Quest'intenzionale apertura ad una molteplicità interpretativa è, di fatto, abbastanza usuale nei versi di Conte. Chiave del refrain e titolo della canzone, "dancing" non è solamente il verbo inglese, ma anche il sostantivo italiano. Al significato originario si somma quello derivato dal contesto italiano, un aspetto tipico dell'utilizzo frequente da parte del cantautore di parole o espressioni straniere.



3.1.4 Impianto formale
Con il procedere del brano, la musica si intensifica e questo permette un corrispondente innalzamento della densità delle immagini e della loro forza espressiva, ma qualcosa di analogo avviene anche nell'impianto formale dei versi: "I ballerini che lo fanno/ un po' per professione,/ un po' per vera vocazione,/ hanno un passo da ossessione/ e sanno bene che l'azzardo/ è lieve come il leopardo..."
Un improvviso ed esageratamente reiterato uso di suoni in distico ("un po'... un po', e... e... e, professione…vocazione...ossessione, azzardo...leopardo, figure...sfumature"), sottolinea l'ossessione dei danzatori e l'impulso cui obbediscono, così come l'uso delle corrispondenze ritmiche: "professiòne, vocaziòne, ossessiòne" e "sànno bène che l'azzàrdo/ liève còme il leopàrdo".



3.1.5 Usi dell'iperbole
A questo punto il protagonista sembra perdere la concentrazione e gradualmente anche il contatto con la danza, restando tuttavia ancora preso dall'azione benché la sua testa sia altrove. Ci spiega che, se nel suo danzare sono stati notati "un'inquietudine, e un grande inchino", è perché era prossimo a una "città lontana, tutta di madreperla, argento, vento, ferro e fuoco".
Come all'inizio della canzone, troviamo un ricorso a proiezioni e amplificazioni della fantasia; in questo caso l'effetto è espressionistico, mentre per il danzatore inquieto la danza, irresistibile, ma insostenibile, è diventata una serie di grandi inchini, così accentuati da raggiungere il lontano luogo di una antica e primordiale natura.

Questo tipo d'iperbole è certamente qualcosa in cui c'imbattiamo, di volta in volta, nel repertorio del compositore (la canzone L'avance, vista nel precedente articolo ne fornisce alcuni altri esempi), ma è generalmente usato solo in particolari occasioni, come fosse una sorta d'arma segreta, perciò mai troppo vicino a qualcosa d'analogo e solo laddove non sia ritenuta troppo "forte" rispetto al contesto musicale.



Pagine: 1

Home

vBulletin Copyright ©2000 - 2011, Jelsoft Enterprises Limited.