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L’amore umano e la posta elettronica

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viaspina
Mi scrive la cara Kaylee per chiedermi se voglio un big penis:

intanto io ringrazio per la premura, non capita tutti i giorni di trovare gente che si interessa degli affari tuoi.

Dunque, cara, Kaylee, lo voglio: me lo mandi in busta chiusa al mio indirizzo per piacere?

Insomma, oggi come oggi avere un big penis di scorta può tornare utile.

Kaylee è gentile, mi apostrofa col mio nome: “viaspina, allora, sto big penis ‘o voi o non ‘o voi?

‘O voglio.
Si deve essere sparsa la voce di questa mia necessità, perché io questa cara Kaylee mica che la conoscevo!?
È lei che ha usato la gentilezza di scoprire che c’è gente che ci ha certi bisogni, e, novella suora di pietà e di misericordia, interviene all’uopo lì dove l'urgenza è più cocente.

Capite fin dove arriva la carità umana?

Lo voglio lo voglio lo voglio.

Kaylee, ma io ti grazio, ti ringrazio, ti riringrazio.
Ti adoro.

Io propongo Kaylee per il premio Nobel per l’amore universale.

Se poi, cara Kaylee, ti dovesse capitare di passare dalle mie parti, conta pure su di me.
C’hai qualche cosa che ti serve anche a te?
Posso ricambiare la premura?

Non dico per dire, ma certi favori te li posso fare volentieri; l’altro giorno per esempio grazie a me un signore ha ottenuto il visto per guardare il grande fratello anche di schiena.

E adesso, Kaylee, toglimi un dubbio: ma ‘sto big penis, che min..ia è??




Caxxandra
Quote:
Lettera originale scritta da viaspina
Mi scrive la cara Kaylee per chiedermi se voglio un big penis:

intanto io ringrazio per la premura, non capita tutti i giorni di trovare gente che si interessa degli affari tuoi.

Dunque, cara, Kaylee, lo voglio: me lo mandi in busta chiusa al mio indirizzo per piacere?

Insomma, oggi come oggi avere un big penis di scorta può tornare utile.

Kaylee è gentile, mi apostrofa col mio nome: “viaspina, allora, sto big penis ‘o voi o non ‘o voi?

‘O voglio.
Si deve essere sparsa la voce di questa mia necessità, perché io questa cara Kaylee mica che la conoscevo!?
È lei che ha usato la gentilezza di scoprire che c’è gente che ci ha certi bisogni, e, novella suora di pietà e di misericordia, interviene all’uopo lì dove l'urgenza è più cocente.

Capite fin dove arriva la carità umana?

Lo voglio lo voglio lo voglio.

Kaylee, ma io ti grazio, ti ringrazio, ti riringrazio.
Ti adoro.

Io propongo Kaylee per il premio Nobel per l’amore universale.

Se poi, cara Kaylee, ti dovesse capitare di passare dalle mie parti, conta pure su di me.
C’hai qualche cosa che ti serve anche a te?
Posso ricambiare la premura?

Non dico per dire, ma certi favori te li posso fare volentieri; l’altro giorno per esempio grazie a me un signore ha ottenuto il visto per guardare il grande fratello anche di schiena.

E adesso, Kaylee, toglimi un dubbio: ma ‘sto big penis, che min..ia è??




Ilaria
Quote:
Lettera originale scritta da viaspina
Mi scrive la cara Kaylee per chiedermi se voglio un big penis:

intanto io ringrazio per la premura, non capita tutti i giorni di trovare gente che si interessa degli affari tuoi.

Dunque, cara, Kaylee, lo voglio: me lo mandi in busta chiusa al mio indirizzo per piacere?

Insomma, oggi come oggi avere un big penis di scorta può tornare utile.

Kaylee è gentile, mi apostrofa col mio nome: “viaspina, allora, sto big penis ‘o voi o non ‘o voi?

‘O voglio.
Si deve essere sparsa la voce di questa mia necessità, perché io questa cara Kaylee mica che la conoscevo!?






Sulla mia casella hotmail mi arrivano le stesse proposte.
viaspina
Quote:
Lettera originale scritta da Ilaria

Sulla mia casella hotmail mi arrivano le stesse proposte.
Ilaria, ti consiglio di non ripsondere mai per togliere la sottoscrizione, è un trucco che usano per sincerarsi che la casella sia attiva.

cià
Ilaria
-mail o le vecchie lettere
Gradimento prodotto
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Adieu Valutazione Opinione: Molto utile


Pregi: le lettere si toccano con mano e si conservano nei cassetti
Difetti: la calligrafia
Giudizio Prodotto:


Scritta il 28.12.01
Modificata il 09.01.02 alle 15:49
di shoot.the moon
Chi ha Valutato questa Opinione?
"Scrivi proprio splendidamente", diceva sempre.
L'avevo abituata troppo bene.

Eravamo innamorati, quel tipo di innamorati che si scrivono quasi tutti i giorni, pur abitando in palazzi l'uno dirimpetto all'altro.

Quelli erano giorni di francobolli e colla di pesce, di carta da lettera sempre un po' ricercata e particolare, a volte anche profumata per le grandi occasioni.

Potevamo anche scegliere di rappresentare il nostro umore con l'inchiostro colorato: rosso rabbia, verde speranza, nero tristezza, blu desiderio eccetera.
E pur vedendoci tutti i giorni non ci era mai capitato di consegnarci una lettera "brevi manu".

Il tragitto è la cosa più importante, la fatica che fa una lettera ad andare e venire, a farsi largo tra migliaia di altre per arrivare proprio fino a te, le tante mani che lasciano su di essa un'impronta e infine la faccia del postino, che ti sorride ammiccando quasi conoscesse perfettamente il contenuto...

Era come se lungo la strada quel foglio di carta si fosse caricato di altri umori e di altri sentimenti, come il pane fresco o il vino lasciato ad invecchiare.

Quando si litigava poi le lettere arrivavano ad essere anche due o tre in un solo giorno, perchè ai cuori in tempesta le parole non bastano mai: si scrive per dire qualcosa, poi si scrive per modificare o attenuare, e dopo ancora per scusarsi e aggiungere magari un fiorellino o una poesia.
Tutto nello spazio di appena un paio d'ore, sapendo che domani si potrà leggere in uno sguardo imbronciato o in un sorriso l'effetto di tutta quella fatica.

"Scrivi proprio splendidamente!"... e so bene che non era certo alla mia grafia che si riferiva, nonostante io facessi di tutto per renderla almeno leggibile.
Ricordo che per lo sforzo di arrotondare, abbellire, calcare un po' di più a volte mi si indolenziva la mano a tal punto che dovevo smettere di scrivere per qualche minuto.
Ma i pensieri quelli non smettevano mai di affluire, avevamo sempre cose nuove da dirci e il bello è che poi, quando ci vedevamo, nessuno dei due aveva bisogno di commentare o spiegare nulla che non fosse già ben scritto in quelle lettere.
Ognuno ne custodiva il significato, il sapore e il piacere, senza necessità di altre repliche o spiegazioni.
Erano i nostri sentimenti più segreti, cose che nemmeno noi volevamo più ribadire per non rovinarle col suono di altre parole.

Con l'università vennero le prime e-mail: che fortuna!
Potevamo scriverci e rispondere nel giro di pochi minuti.
E potevamo spiegare le nostre sensazioni praticamente in tempo reale.
Eppure... come era difficile parlarsi in quel modo, mancava sempre qualcosa, una luce, un segno, un profumo...
I pensieri e i sentimenti non avevano più il tempo di sedimentare.

E quando ci si vedeva, quante spiegazioni!
"Cosa intendevi dire con...? E perchè mi hai risposto in quel modo? E perchè ancora... E sei sicuro che...?".

Insomma le nostre e-mail erano piene di equivoci, non riuscivano a ricadere sotto i nostri cinque sensi di innamorati.

La vita in seguito fece il resto: eravamo sempre meno innamorati, questo è vero e i vari tipi di corrispondenza non c'entravano nulla.
Eravamo noi quelli che non sapevano più parlare.

Più semplicemente le nostre vite se ne stavano andando verso un altrove in cui l'altro non c'entrava più, anche se non volevamo ammetterlo.
E anche le comunicazioni si stavano affievolendo: niente più lettere, poi rare e-mail e poi solo qualche SMS, per di più condito di "faccine" che non dicevano più nulla.

Che te ne fai di e-mail e di sms?

Mica le puoi conservare nei cassetti...
Io poi conservavo proprio tutto, col rischio del feticismo.
Avevo ancora i biglietti del nostro primo cinema, lo scontrino della prima pizza...

E soprattutto avevo una intera 24ore piena di lettere di ogni dimensione e di ogni sapore: le riprendevo in mano e ricordavo di ognuna il contenuto, rivedevo il momento storico di quella lettera senza nemmeno dover consultare il timbro postale.
La mia vita precedente scorreva tutta tra quei fogli di tutti i colori e potevo vedere lei crescere attraverso la sua calligrafia di ragazzina, di donna e poi di donna sicura.

E ora... solo sentimenti in stampatello!

A quella storia insomma mancava ormai solo la parola fine: succede...
Ma nessuno dei due sapeva dirlo, nè io nè lei trovavamo il modo, dopo tutte quelle parole.

Finchè oggi mi è arrivata questa lettera, quella che ho in mano e che non mi decido ad aprire.

La calligrafia è la stessa, la sua.
Apro...? Apro.

Dentro c'è un foglio bianco, in testa una data: 5 novembre 1996. Nient'altro.
Nient'altro...?

Giro e rigiro il foglio, sembra proprio bianco.
Possibile?
Guardo meglio: c'è un punto.

Un punto fermo, solo soletto in fondo a un foglio bianco.
Più chiaro di un milione di parole.

Più sintetico perfino della parola addio.


Prezzo: n. d.
Raccomandato agli amici: Si

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