Vanda
La notizia della possibilità di somministrare Prozac anche ai bambini ha suscitato reazioni di estrema prudenza in Italia. «L'autorizzazione data dall'agenzia americana per i farmaci fa parte di una cultura interventista nei confronti dei medicinali tipica degli Stati Uniti», ha spiegato il professor Marco Trabucchi, neurofarmacologo dell'università Tor Vergata di Roma «Da noi la tradizione culturale medica è sicuramente di maggiore prudenza. Basta vedere - ha aggiunto Trabucchi - il differente comportamento nei confronti di una altro farmaco, il Ritalin: in Usa è diffusissimo il suo ricorso per la cura di bambini iperattivi, mentre da noi è quasi sconosciuto».
«Serve massima cautela - spiega il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano - perché il loro impiego è diretto anche a persone che sono ancora in una fase di sviluppo e il loro cervello non è formato completamente: e questi farmaci interferiscono proprio con le funzioni cerebrali».
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Un regalo alla major Lilly
MARCO D'ERAMO
«Ma prenditi un Prozac» mi disse anni fa un maleducato californiano quando protestai perché faceva il furbo nel saltare la coda. A tal punto il Prozac era entrato nella cultura americana, che era divenuto un'espressione idiomatica, tipo «ma datti una calmata!». Da oggi però «ma prenditi un Prozac» diventerà ritornello quotidiano dei genitori americani esasperati dai figli capricciosi e strillanti. Infatti ieri la Drug and Food Administration ha autorizzato il ricorso al Prozac anche per i bambini a partire dai 7 anni. Un bell'affare per il gigante farmaceutico Eli Lilly, che produce questo psicofarmaco antidepressivo di cui hanno già fatto uso oltre 22 milioni di statunitensi, da quando fu lanciato nel 1988.
Ormai da tempo il Prozac e i farmaci equivalenti delle concorrenti - Celexa (della Forest Laboratories), Zoloft (Pfizer), Paxil (GlaxoSmithKline Beecham) e Luvox (Upjohn e Solvay) - non «curano» più solo la depressione, ma una serie di altre sindromi, dal «disordine di ansietà generalizzata» al «disordine di ansietà sociale», al «disordine da stress post-traumatico», fino ai problemi della menopausa. Il Prozac e compagnia hanno dato un impulso inedito alla medicalizzazione della società americana, all'idea che qualunque stato d'animo, dalla malinconia alla disperazione, dallo spleen al disgusto del mondo, tutto possa essere curato con una bella pilloletta.
L'autorizzazione della Drug and Food Administration presenta perciò due risvolti. Da un lato estende ancor più la medicalizzazione dell'infanzia che già infuria negli Stati Uniti e che trova il suo monumento nel Ritalin, farmaco prescritto a 4 milioni di bambini Usa affetti da una fantomatica «Sindrome da deficit di attenzione dovuta a iperattività» (Adhd), in parole povere ai bambini troppo vivaci, discoli. Il paradosso è che per calmare questi diavoletti viene dato loro il Ritalin (prodotto dalla Novartis) che è un'anfetamina, tipo quelle che prese in discoteca inorridiscono i censori.
Da oggi i bambini un po' malinconici, o compulsivi, o capricciosi, verranno curati da questo «inibitore selettivo di reuptake della serotonina» che al momento del lancio, con qualche enfasi, fu chiamato la «pillola della felicità».
Ma lo sfondamento pediatrico del Prozac è anche il primo atto concreto con cui l'amministrazione Bush ripaga l'industria farmaceutica per l'immane contributo ricevuto durante l'ultima campagna elettorale che ha dato ai repubblicani la maggioranza al Senato. Infatti quest'anno il brevetto del Prozac era scaduto e perciò la Eli Lilly ne aveva visto calare le vendite dell'80% (i pazienti preferiscono il generico molto più a buon mercato). Con questa mossa Bush fa quindi felici non solo milioni di bimbi Usa che certo saranno da oggi più euforici, ma anche il gigante farmaceutico Eli Lilly che - ironia - ha un nome da gentile personaggio da cartone animato disneyano, vero nutrimento culturale dell'infanzia. Il progresso del mondo è innegabile: da «libro e moschetto» siamo passati a «Prozac e Topolino».
indica
Non sono molte le notizie che riescono a indignarmi profondamente, e questa ci riesce.
Non sono abbastanza laico per poter affermare che gli psicofarmaci siano un rimedio come un altro. Ho visto più di qualche adulto rinco...onirsi con le pillolette togli-depressione. Figuriamoci i bambini.
Viviamo in una società malata. Il malessere psicologico è all'ordine del giorno. Vedo una mancanza di felicità altrettanto grave della mancanza di cibo che pativamo solo qualche decennio fa. In questo infernale ordine di cose vengono coinvolti anche i bambini.
Le anime belle degli scienziati si affretteranno a sostenere che la depressione o l'aggressività sono semplicemente dovute a qualche gene che abbiamo nel nostro DNA, come se quello che avviene nell'individuo, nella famiglia, nella società fosse uno stupido incidente di percorso. E siccome dunque malati si nasce, e la malattia è un fatto genetico (quindi squisitamente fisiologico e al di fuori di ogni responsabilità personale, familiare, sociale) è lecito somministrare pillolette anche ai bambini.
Io spero solo che notizie eclatanti come queste squarciando per un attimo il velo del "tutto va bene" possano mostrare il re nudo, che possano farci un po' riflettere sul modo in cui viviamo e sulle conseguenze che comporta sugli individui più deboli.
Archangel
E' il sistema americano. Mai cercare le cause dei disturbi, basta curarli con qualche pillola. Si fa prima e si fa girare l'economia. Se poi il disturbo ritorna, that's your problem, sono c...tuoi.
Ricordo la prima volta che arrivai a NY, negli anni '70. Il taxi aveva un divisorio blindato fra passeggero e guidatore, con uno sportellino dove si facevano passare i soldi. Mi colpì la stupida praticità di quella precauzione, che non pretendeva di risolvere il problema della sicurezza sociale ma si limitava a cercare di limitarne gli effetti. Un po' come girare armati (che si è visto, fa più morti di un disarmo generale).
Dare il Prozac ai bambini (che, non si è detto, ne rallenta la crescita, per non parlare dei danni ai meccanismi cerebrali di un organismo non maturo) rientra in quella logica stupida.
Prima o poi, come succede per l'alcool, si avranno degli abusi e allora si introdurranno delle restrizioni ipocrite e inutili (come quelle stupide leggi americane che vietano di bere alcoolici in pubblico o di vendere alcoolici di mattina), nonostante le quali si creerà una nuova generazione di adulti farmacodipendenti in aggiunta a quella degli alcolisti.
Noi critichiamo, ma non siamo molto lontani da questo. Basta vedere il consumo di Valium da parte di anziani ormai dipendenti, che senza non riescono più a prendere sonno. In fondo, dare una pillola al bambino irrequieto è come piazzarlo davanti alla TV, lo stesso modo di rinco...onirlo. Ma la TV si può spegnere, la pillola una volta che è andata giù, no. Più sicuro.