Pagine:: 1
Valutazione dei docenti
Manu
Dato che si continua a discutere di meritocrazia nella scuola pubblica, propongo da profano alcuni elementi che dovrebbero rientrare in un ipotetico indice di valutazione del docente.
1) il programma svolto in classe
2) le iniziative didattiche supplementari (seminari, gruppi di ricerca, convocazioni di rappresentanti del mondo del lavoro, frequenza di conferenze universitarie, visione e discussione (con valutazione dello studente) di film e rappresentazioni teatrali, introduzione a programmi e corsi universitari, lettura dei quotidiani...)
3) le specializzazioni acquisite (di tipo tecnico o pedagogico), con un punteggio più elevato per quelle conseguite presso istituzioni private od universitarie (stage e master, per intenderci)
4) il giudizio degli studenti (che sono gli unici e coscientissimi destinatari del servizio, e che sanno distinguere tra persone brillanti e mediocri)
Tutto questo, ed altro ancora, inserito in un indice (sulla cui costruzione saranno tenuti a riflettere specialisti in didattica e statistici alle dipendenze di un istituto indipendente di valutazione) che pondera gli elementi secondo gradi differenti di rilevanza. Si può addirittura pensare di definire molti indici valutativi e di calcolarne una media ai fini della graduatoria.
Chi intende dire la propria, intervenga.
Emanuele
contin
In risposta a:
Dato che si continua a discutere di meritocrazia nella scuola pubblica, propongo da profano alcuni elementi che dovrebbero rientrare in un ipotetico indice di valutazione del docente.
1) il programma svolto in classe
2) le iniziative didattiche supplementari (seminari, gruppi di ricerca, convocazioni di rappresentanti del mondo del lavoro, frequenza di conferenze universitarie, visione e discussione (con valutazione dello studente) di film e rappresentazioni teatrali, introduzione a programmi e corsi universitari, lettura dei quotidiani...)
3) le specializzazioni acquisite (di tipo tecnico o pedagogico), con un punteggio più elevato per quelle conseguite presso istituzioni private od universitarie (stage e master, per intenderci)
4) il giudizio degli studenti (che sono gli unici e coscientissimi destinatari del servizio, e che sanno distinguere tra persone brillanti e mediocri)
Tutto questo, ed altro ancora, inserito in un indice (sulla cui costruzione saranno tenuti a riflettere specialisti in didattica e statistici alle dipendenze di un istituto indipendente di valutazione) che pondera gli elementi secondo gradi differenti di rilevanza. Si può addirittura pensare di definire molti indici valutativi e di calcolarne una media ai fini della graduatoria.
Chi intende dire la propria, intervenga.
Emanuele
Caro Emanuele,
è evidente che la sua esperienza del mondo della scuola è riferibile solamente a quella di studente e poco, o nulla, sa di quello che la scuola oggi è, così come è vissuta da chi ci lavora e ne è stato, pure, fruitore.
Le ultime proposte riferibili ai mutamenti del sistema scolastico, da lei tanto decantate e ritenute auspicabili, gettano fumo negli occhi di chi ne è al di fuori, proprio come lei; perché, ad esempio, esattamente in relazione al suo punto 3) è giusto che sappia che le ultime normative hanno "sportivamente" (con circolari ministeriali stratificate le une sulle altre, a mo' di "pezze" messe a destra e a manca) fatto terra bruciata proprio di quanto lei riporta nel suddetto punto (vedi ad esempio le lettere di Teo Orlando, presenti su questa stessa rubrica).
Inoltre, è evidente, nulla immagina di quali assurde acrobazie debbano compiere, ad esempio, le svariate decine di migliaia di miseri precari decennali, letteralmente "ingabbiati" (ovviamente loro malgrado) in un sistema oramai divenuto addirittura punitivo nei confronti di chi questo mestiere, che lo si creda o no, ha scelto in molti casi per passione e divenuto, invece, fonte di tormento.Lei può forse lontanamente immaginare quanto si possa "rendere" in condizioni di vita e di lavoro estremamente difficili, mi creda, nell'arco di lunghi anni? Può ammettere la lontana possibilità della demotivazione a cui, le assicuro, comunque si cerca in tutti i modi di non soccombere? Un' ultima domanda: è così sicuro che i ragazzi con cui oggi abbiamo a che fare, siano i "coscientissimi" destinatari del servizio? Senza nulla togliere loro, dubito che possano essere proprio così.
La saluto.
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da contin
Caro Emanuele,
è evidente che la sua esperienza del mondo della scuola è riferibile solamente a quella di studente e poco, o nulla, sa di quello che la scuola oggi è, così come è vissuta da chi ci lavora e ne è stato, pure, fruitore.
Le ultime proposte riferibili ai mutamenti del sistema scolastico, da lei tanto decantate e ritenute auspicabili, gettano fumo negli occhi di chi ne è al di fuori, proprio come lei; perché, ad esempio, esattamente in relazione al suo punto 3) è giusto che sappia che le ultime normative hanno "sportivamente" (con circolari ministeriali stratificate le une sulle altre, a mo' di "pezze" messe a destra e a manca) fatto terra bruciata proprio di quanto lei riporta nel suddetto punto (vedi ad esempio le lettere di Teo Orlando, presenti su questa stessa rubrica).
Inoltre, è evidente, nulla immagina di quali assurde acrobazie debbano compiere, ad esempio, le svariate decine di migliaia di miseri precari decennali, letteralmente "ingabbiati" (ovviamente loro malgrado) in un sistema oramai divenuto addirittura punitivo nei confronti di chi questo mestiere, che lo si creda o no, ha scelto in molti casi per passione e divenuto, invece, fonte di tormento.Lei può forse lontanamente immaginare quanto si possa "rendere" in condizioni di vita e di lavoro estremamente difficili, mi creda, nell'arco di lunghi anni? Può ammettere la lontana possibilità della demotivazione a cui, le assicuro, comunque si cerca in tutti i modi di non soccombere? Un' ultima domanda: è così sicuro che i ragazzi con cui oggi abbiamo a che fare, siano i "coscientissimi" destinatari del servizio? Senza nulla togliere loro, dubito che possano essere proprio così.
La saluto.
|
Caro amico,
non mi trovo a mio agio con il Suo "politichese". Lei mi parla di circolari ed io, obiettivamente, ne so poco. Le dico di più, ne vorrei sapere anche meno. La informo che le Sue impressioni sulla mia reale conoscenza della scuola italiana sono, ahimè, fallaci, anche se, ovviamente, non sono un profondo conoscitore di questioni tecniche. Le consiglio di non ripetere l'errore dei politici che, di fronte alle domande dei cittadini, rispondono: "Ma che ne sapete voi di tutto quello che faccio io? Ma che ne sapete voi di tutti i problemi che ho io?"; è controproducente, anche perchè Lei, nelle Sue righe, è riuscito a dire ben poco di concreto.
Forse Lei ha letto miei messaggi in altre sezioni del sito, e quindi non riesco a capire a che cosa si riferisca con esattezza. Per quello che ho letto (poco? molto? chi lo sa?)relativamente alle proposte della commissione Tranfaglia, le ritengo assai interessanti, e non sono certo l'unico.
In questo messaggio, proponevo alcuni criteri di valutazione: Lei non ha avuto la pazienza di rispondere su un solo punto, evidentemente preso dalla necessità di renderci partecipi delle Sue sfortune nel mondo scolastico.
Ha solo voluto precisare i propri dubbi sulla capacità dei ragazzi "con cui si ha a che fare" di valutare l'operato dei docenti. Beh, confermo che i ragazzi conoscono i propri polli. In ogni classe, il docente in gamba ottiene rispetto; il docente debole o impreparato viene (ingiustamente) umiliato e deriso. E' poi paradossale che sia la scuola a lamentarsi dell'ignoranza (o dell'immaturità) dei ragazzi. Se i docenti perdessero qualche minuto nella lettura e nel commento dei quotidiani in classe, se provassero a conoscere più nel profondo i propri ragazzi, piuttosto che presentarsi in classe a ripetere la solita pappardella fritta e rifritta, forse la situazione non sarebbe questa. Forse i ragazzi sarebbero più vivaci e responsabili. O no?
Distinti saluti.
Emanuele
contin
Gentile (!) amico, temo che parlare con lei sia tempo perso, visto i toni polemici e aspri con cui sa esprimersi. Conferma la mia opinione sul fatto che, chi giudica un ambiente a cui si è comunque estranei, rischia di sbagliare.
Per inciso, sbaglia comunque a voler sapere poco di circolari e similari, dato che la vita scolastica è da esse "concretamente" determinata.
Le auguro di coltivare l'interesse che mostra di avere per la scuola e la gente che vi lavora, con minore velenosità.
La saluto.
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da contin
Gentile (!) amico, temo che parlare con lei sia tempo perso, visto i toni polemici e aspri con cui sa esprimersi. Conferma la mia opinione sul fatto che, chi giudica un ambiente a cui si è comunque estranei, rischia di sbagliare.
Per inciso, sbaglia comunque a voler sapere poco di circolari e similari, dato che la vita scolastica è da esse "concretamente" determinata.
Le auguro di coltivare l'interesse che mostra di avere per la scuola e la gente che vi lavora, con minore velenosità.
La saluto.
|
La polemica è il succo del dibattito. Certo, deve essere costruttiva. Cercavo di stuzzicarLa per tirarLe fuori qualche considerazione di carattere generale. Lei ha risposto ad un messaggio breve ed inequivocabilmente concentrato su un tema, parlando di tutt'altro e, mi consenta, con un tono forse anche più polemico del mio. Invece di discutere di sostanza, ha cominciato dicendo che chi non è al di dentro non può capire, non può valutare, eccetera. Se così fosse, solo i docenti potrebbero discutere di riforme della scuola. Ed il rischio di sbagliare, a questo mondo, lo corriamo tutti! I docenti (non mi riferisco a Lei), ad esempio, possono sbagliare perchè accecati dalla necessità di difendere qualche conquista (forse) immeritata. Non è d'accordo?
Lei ha comunque tutto il tempo di rispondere a questa semplice domanda: "Ritiene sia corretta una procedura di valutazione del docente fondata sugli elementi da me sopra esposti?". I nostri battibecchi personali non interessano a nessuno.
Senza alcun "veleno",
Emanuele
Leon74
Amici del forum,
ho letto la prima mail di Manuela e ritengo l'argomento interessante.
Il "caso" insegnanti è importante, anche perchè spesso si parla senza riflettere adeguatamente.
Non ritengo possibile valutare un insegnante partendo dagli indici proposti da Manuela.
Innanzitutto occorre tenere conto degli anni di carriera che in termini di "approccio" con gli alunni sono importantissimi. L'esperienza in un campo in cui occorre "trasmettere" è importantissima.
Inoltre, come possiamo valutare gli insegnanti sulla base della situazione attuale?
Sono:
1) i meno pagati;
2) i più bistrattati;
3) devono agire in schemi ed orari "rigidi" in cui l'aggiornamento è impossibile;
4) si trovano a dover trasmettere a classi molto numerose; su 20-30 persone ci saranno delle buone percentuali di diverso "modus" di apprendimento.
Ci sarà chi necessita di maggiori spiegazioni, chi è + intuitivo, chi non studia, etc....
5) non dispongono di "assistenti" che possano coadiuvare gli stessi nel lavoro (come nelle università);
6) non hanno progressione di carriera;
etc.....
Invito Manuela a visitare:
http://spazioweb.inwind.it/ierioggidomani
nella pagina attualità troverai un mio articolo sull'argomento. Fammi sapere cosa ne pensi.
Invito inoltre tutti a riflettere sulle condizioni di operatività degli insegnanti, mal pagati, non considerati a livello si status e soprattutto non messi in condizione di aggiornarsi ed adeguarsi alle novità.
Riflettiamo ai maggiori benefits dei prof.universitari.
Allora avremo una risposta.
Come valutare gli insegnanti? Non certo con gli indici, ma con la esperienza e la voglia di trasmettere, dando la possibilità di esprimersi pienamente.
Grazie
Leon
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Amici del forum,
ho letto la prima mail di Manuela e ritengo l'argomento interessante.
|
Ti ringrazio, ma per la precisione mi chiamo EmanuelE. Sono un maschietto (senza nulla togliere al gentil sesso).
Quote:
Innanzitutto occorre tenere conto degli anni di carriera che in termini di "approccio" con gli alunni sono importantissimi. L'esperienza in un campo in cui occorre "trasmettere" è importantissima.
|
Mai detto il contrario.
Quote:
Inoltre, come possiamo valutare gli insegnanti sulla base della situazione attuale?
Sono:
1) i meno pagati;
2) i più bistrattati;
3) devono agire in schemi ed orari "rigidi" in cui l'aggiornamento è impossibile;
4) si trovano a dover trasmettere a classi molto numerose; su 20-30 persone ci saranno delle buone percentuali di diverso "modus" di apprendimento.
Ci sarà chi necessita di maggiori spiegazioni, chi è + intuitivo, chi non studia, etc....
5) non dispongono di "assistenti" che possano coadiuvare gli stessi nel lavoro (come nelle università);
6) non hanno progressione di carriera;
etc.....
|
Rispondo ai singoli punti.
I punti 1), 2) e 6) non contraddicono, ma anzi spiegano l'urgente necessità dell'introduzione di un serio sistema valutativo. Come gratificare i docenti senza retribuirli di più? Come retribuirli di più senza valutare il loro operato?
Punto 3): rigidità degli orari...a me pare che i docenti possano impegare buona parte del proprio tempo libero per aggiornarsi. E così deve essere: un docente non aggiornato è dannoso piuttosto che inutile, perchè trasmette conoscenze obsolete.
Punto 4): questi costituiscono gli elementi che rendono la professione del docente affascinante e complessa. Proprio per questo, non tutti hanno qualità e conoscenze per essere un buon insegnante. Ancora una volta, si nota la necessità di una valutazione. Ed il rapporto tra docenti e studenti è, in Italia, tra i più elevati, sicchè si auspica un taglio del personale docente, evidentemente in esubero (soprattutto al Sud) per i motivi che conosciamo.
Punto 5): su questo non ho molto da dire, ma posso concordare sulla necessità di un personale assistente. Ma è difficile pensare a nuovi ruoli nella scuola pubblica, in presenza di una sovrabbondanza di docenti.
Anche nel tuo saggio, riscontro elementi che non contraddicono le mie opinioni. La professione del docente è una missione; proprio per questo non si può pensare di svilirla nel modo cui stiamo assistendo. Le responsabilità non sono tutte dei docenti, ma, come sempre, della società nel complesso. Chi svolge una missione, però, non dovrebbe permettersi atteggiamenti di breve respiro, come accade per le richieste sindacali. Se i docenti sono convinti di svolgere una missione, non si può pretendere che le motivazioni provengano esclusivamente dalla busta paga. Non credo che poche lire per tutti restituiscano dignità alla professione nel senso che tu ed io intendiamo. A me pare che quelle richieste evidenzino non tanto una domanda di dignità, quanto di difesa dello status quo. D'altro canto, è giusto retribuire di più i meritevoli, per evitare che chi ha entusiasmo lo perda per strada.
Quote:
Come valutare gli insegnanti? Non certo con gli indici, ma con la esperienza e la voglia di trasmettere, dando la possibilità di esprimersi pienamente.
|
Queste sarebbero belle parole, se solo mi spiegassi cosa significhino nel concreto. Un indice non dà risposte oggettive; questo è maggiormente vero nel campo del sociale. Ma solo uno sforzo in quel senso, credo, possa costituire un serio tentativo di valutare la professione del docente. Perciò ti chiedo: se non è pensabile tradurre in un numero un insieme di elementi didattico-pedagogici, quali strumenti per la differenziazione retributiva?
Alla prossima.
Emanuele
Leon74
Salve Manuele,
mi scuso per il "femminile", mi sono distratto.
Anche se.......peccato una presenza femminile è sempre gradita!:-)
Torniamo alla questione.
You wrote:
<<Queste sarebbero belle parole, se solo mi spiegassi cosa significhino nel concreto. Un indice non dà risposte oggettive; questo è maggiormente vero nel campo del sociale. Ma solo uno sforzo in quel senso, credo, possa costituire un serio tentativo di valutare la professione del docente. Perciò ti chiedo: se non è pensabile tradurre in un numero un insieme di elementi didattico-pedagogici, quali strumenti per la differenziazione retributiva?>>
Valutare un professionista con degli indici credo sia offensivo e svilente. Possiamo considerare invece dei "meriti" che permettano di attribuire un "quid".
Penso alle pubblicazioni, alla opzione per la sola attività scolastica, a progetti scolastici seri,etcc....
Ecco come procedere alla valutazione. Altro che indici.
Tu inoltre mi parli di "tempo a disposizione per aggiornarsi". Ma dove lo vedi?
Lo sai che i prof. universitari hanno 1 anno ogni 7 dedicato all'aggiornamento? Decidono loro se fare lezioni straordinarie, i programmi, eventuali stage, etc...
Prova a proporre questo in una scuola.
Programmi ministeriali, autorizzazioni a dozzina per stage, impossibilità di curare alla perfezione tutti gli alunni.
Il rapporto è uno a venti!!!!
Parli inoltre di categorie in esubero: queste sono sciocchezze di cui parla chi non ha contatto con la scuola moderna.
Svecchiamo il parco insegnanti invece di costringerli alla soglia della pensione a lavorare su 2 o più scuole.
Diamo la possibilità di organizzare periodi di stage presso industrie e realtà varie. Affianchiamo agli insegnanti uno psicologo che possa relazionarlo sulle diverse reazioni del gruppo.
Questo significa progredire. Il lavoro del team è importante.
Per quanto riguarda il missionario, il concetto è sbagliato.
L'insegnante non è un missionario, ma un professionista abilitato all'insegnamento. I missionari sono un'altra cosa.
E poi...............maggiore rispetto per una figura fondamentale in qualunque periodo storico della nostra storia e oggi bistrattata e sminuita.
Grazie
Leon
enrico
maggior rispetto per la figura degli insegnanti?
Ma se hanno una retribuzione oraria di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri laureati !!!
Se non il danno risparmiateci almeno le beffe !!
COrdialmente (nonostante tutto)
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Valutare un professionista con degli indici credo sia offensivo e svilente.
...
Possiamo considerare invece dei "meriti" che permettano di attribuire un "quid".
Penso alle pubblicazioni, alla opzione per la sola attività scolastica, a progetti scolastici seri,etcc....
Ecco come procedere alla valutazione. Altro che indici.
...
Tu inoltre mi parli di "tempo a disposizione per aggiornarsi". Ma dove lo vedi?
...
Il rapporto è uno a venti!!!!
Parli inoltre di categorie in esubero: queste sono sciocchezze di cui parla chi non ha contatto con la scuola moderna.
...
Per quanto riguarda il missionario, il concetto è sbagliato.
L'insegnante non è un missionario, ma un professionista abilitato all'insegnamento. I missionari sono un'altra cosa.
E poi...............maggiore rispetto per una figura fondamentale in qualunque periodo storico della nostra storia e oggi bistrattata e sminuita.
|
Non trovo offensiva la valutazione mediante indici. Come tu sai, gli studenti vengono valutati in maniera assai più discrezionale (per ogni docente, un criterio diverso di valutazione), ma nessuno se ne è mai lamentato (tranne gli studenti, ovviamente, che però non eleggono parlamentari). I professori, non valutanop forse mediante indici di bravura? E non è un giudizio intellettuale, relativo ad una prestazione intellettuale?
...
Come valutare in base alle pubblicazioni? Chi pubblica di più è più bravo? In questo caso, se Bruno Vespa fosse un insegnante sarebbe strapagato. Le pubblicazioni scientifiche sono un elemento importante. Ma non l'unico. Ed anche lì, occorre discriminare tra sciocchezze e cose interessanti (ancora una volta, effettuare una graduatoria, cioè definire una funzione che trasformi determinati presupposti in numeri).
...
Tempo a disposizione ne vedo parecchio. Conosco alcuni insegnanti che, pur coscienziosi, trascorrono parecchio tempo ad occuparsi delle faccende di casa o personali.
...
Se il personale della Pubblica Istruzione assorbe il 90% delle già esigue risorse investite nella scuola, di esubero dovrà pur trattarsi. Di contatti con la scuola moderna ne ho a sufficienza, thanks.
...
Guarda che la definizione di missionario è tua, l'ho letta nel tuo saggio.
...
Il mio rispetto per la professione è assoluto; credo sia una delle più affascinanti. Il mio rispetto per l'attuale classe docente...beh...lasciamo perdere.
Ti saluto.
Emanuele
Leon74
Amici del forum,
Manuel wrote:
<<Non trovo offensiva la valutazione mediante indici. Come tu sai, gli studenti vengono valutati in maniera assai più discrezionale (per ogni docente, un criterio diverso di valutazione), ma nessuno se ne è mai lamentato (tranne gli studenti, ovviamente, che però non eleggono parlamentari). I professori, non valutanop forse mediante indici di bravura? E non è un giudizio intellettuale, relativo ad una prestazione intellettuale? >>
Non è un giudizio intellettuale. E' una valutazione errata che non tiene conto di molteplici componenti. Dopo 30 anni di carriera un insegnante dovrebbe essere oggetto di pagellina? Se già noi studenti siamo contrari ad una valutazione "numerica" perchè riproporla?
<<Come valutare in base alle pubblicazioni? Chi pubblica di più è più bravo? In questo caso, se Bruno Vespa fosse un insegnante sarebbe strapagato. Le pubblicazioni scientifiche sono un elemento importante. Ma non l'unico. Ed anche lì, occorre discriminare tra sciocchezze e cose interessanti (ancora una volta, effettuare una graduatoria, cioè definire una funzione che trasformi determinati presupposti in numeri>>
Con tutto il rispetto per Vespa, le pubblicazioni scientifiche sono un'altra cosa. Non sono marketing, ma frutto di studi e ricerche.
Nel momento in cui una casa editrice seria pubblica un libro escludo si possa trattare di sciocchezze.
Ciò dimostra come siete lontani dal mondo della scuola, e non cercate di immedesimarvi per nulla;
<<Tempo a disposizione ne vedo parecchio. Conosco alcuni insegnanti che, pur coscienziosi, trascorrono parecchio tempo ad occuparsi delle faccende di casa o personali>>
Perchè un dirigente non ha una famiglia e del tempo libero.
Gli insegnanti che conosci..............saranno in pensione!!:-)
Oggi tra runioni per materia, interdisciplinari, pianificazione, etc.... correzioni compiti e progetti vari il tempo libero è veramente rado;
<<Se il personale della Pubblica Istruzione assorbe il 90% delle già esigue risorse investite nella scuola, di esubero dovrà pur trattarsi. Di contatti con la scuola moderna ne ho a sufficienza, thanks>>
Ripeto avrai contatto con i pensionati, perchè il tuo ragionamento è lontano mille miglia dalla realtà.
Svecchiamo il personale e vienimi a parlare di esuberi!!
<<Guarda che la definizione di missionario è tua, l'ho letta nel tuo saggio>>
Se leggi bene l'articolo ti renderai conto di come la parola "missionario" sia intesa a porre in evidenza una situazione spropositata, non certo ad indicare un ruolo;
<<Il mio rispetto per la professione è assoluto; credo sia una delle più affascinanti. Il mio rispetto per l'attuale classe docente...beh...lasciamo perdere. >>
Ma come prima dici che è una classe in esubero e poi generalizzi? Dovresti prima conoscere tutti gli insegnanti e poi parlare così.
Se io leggo un tuo intervento sul forum, non posso generalizzare ed estendere ciò che penso di te a tutti gli altri. Altra dimostrazione che il mondo della scuola è lontano.
Se la pensi in questo modo, io non posso farci nulla.
Posso soltanto dirti che fossi in te cercherei di "entrare" nel mondo degli insegnanti prima di dare giudizi.
Grazie
Leon
Manu
[quote]
Lettera originale scritta da Leon74
Dopo 30 anni di carriera un insegnante dovrebbe essere oggetto di pagellina? Se già noi studenti siamo contrari ad una valutazione "numerica" perchè riproporla?
Forse non ci siamo capiti: nel momento in cui viene introdotta la riforma, certamente si valuteranno in maniera estemporanea docenti con lunga esperienza alle spalle. Sono rischi che si devono correre. Si dovrà pure iniziare. Poi, la valutazione dovrebbe riguardare, ad intervalli brevi (l'anno scolastico), tutta la carriera del docente. Gli studenti sono contrari per il semplice fatto che a nessuno piace essere valutato. Quanti giudizi errati sono stati espressi nei nostri confronti? Gente che legge un solo tuo tema ed emette sentenze, eppure te l'immagini una scuola senza giudizi? Io no. Dicevo semplicemente che gli aspetti delicati della valutazione vengono presi in considerazione solo quando si parla di docenti. Questo ti pare giusto?
Con tutto il rispetto per Vespa, le pubblicazioni scientifiche sono un'altra cosa. Non sono marketing, ma frutto di studi e ricerche.
Nel momento in cui una casa editrice seria pubblica un libro escludo si possa trattare di sciocchezze.
Ciò dimostra come siete lontani dal mondo della scuola, e non cercate di immedesimarvi per nulla
Io ho studiato economia teorica: hai idea di quante sciocchezze si leggono sulle riviste specializzate? Quante banalità spacciate per scienza? Ammetto che questo rischio è tipico per la moderna economia politica, ma io non sarei così certo che le pubblicazioni delle case editrici serie siano di per sè meritevoli. Basta dare un'occhiata in libreria per accorgersi che in molti casi nome e privilegi generali suggeriscono agli editori di pubblicare schifezze. Si tratta di casi limite, ma esistono, e tu non puoi ignorarli. Detto questo, molti degli attuali docenti non sarebbero in grado di scrivere nemmeno un saggio in italiano corretto. Molti altri non sono talmente aggiornati da poter scrivere un contributo scientificamente rilevante. Dalle tue considerazioni, mi sembra che nemmeno tu sia così tanto a stretto contatto con il mondo della scuola.
Ripeto, comunque, che nell'ambito della valutazione rientrerebbe anche questo aspetto. Gli istituti di valutazione giudicherebbero la qualità del testo.
Gli insegnanti che conosci..............saranno in pensione!!:-)
Oggi tra runioni per materia, interdisciplinari, pianificazione, etc.... correzioni compiti e progetti vari il tempo libero è veramente rado;
I docenti che conosco sono in attività e sono anche piuttosto in gamba. Tra questi, c'è chi si impegna in opere di volontariato, c'è chi si occupa di attività in proprio, e chi pensa alle faccende domestiche. Niente di strano: la scuola di oggi è strutturata così, e quantomeno c'è chi adopera il proprio tempo a disposizione per attività socialmente utili. Però, per favore, apri gli occhi
Ripeto avrai contatto con i pensionati, perchè il tuo ragionamento è lontano mille miglia dalla realtà.
Svecchiamo il personale e vienimi a parlare di esuberi!!
Già, svecchiamolo. Come? Licenziando, no? O garantendo la pensione a 55 anni? Quindi anche tu parli di esuberi, in fondo.
La realtà: ne sei tu l'unico depositario?
Ma come prima dici che è una classe in esubero e poi generalizzi? Dovresti prima conoscere tutti gli insegnanti e poi parlare così.
Se io leggo un tuo intervento sul forum, non posso generalizzare ed estendere ciò che penso di te a tutti gli altri. Altra dimostrazione che il mondo della scuola è lontano.
Se la pensi in questo modo, io non posso farci nulla.
Posso soltanto dirti che fossi in te cercherei di "entrare" nel mondo degli insegnanti prima di dare giudizi.
Io non generalizzo affatto: io sto ai fatti. Quale rispetto dovrei manifestare per chi si mette un cappello da asino e si strappa i capelli per 10, 20 mila lire in più al mese? Come se una mancietta fosse sufficiente a restituire la dignità professionale. La classe dei docenti è ciò che i sindacati mostrano di essa. Poi, ovvio che ogni persona ha le proprie qualità. Però, si parla di società, e si discute delle posizioni ufficiali delle rappresentanze sindacali (che si suppongono condivise da tutti i docenti che scioperano). Per questo, il mio rispetto non è questo granchè.
Spiegami una cosa: ma chi sei tu per dire agli altri di "entrare" maggiormente nel mondo della scuola? Sei un docente? Un preside? Uno studioso? Faccelo sapere. Conosci le attività di tutti i partecipanti a questo forum? Non credo. Ci vuole cautela. Mostra un po' più di umiltà: c'è gente là fuori (questo vale per te, per me, per tutti) che ne sa un po' di più di te. In ogni aspetto della vita umana. Perciò, scendi dall'Olimpo, discutiamo, senza gigioneggiare troppo.
Ti saluto.
Emanuele
LordNurgle
La valutazione da parte degli studenti.
Un test di ingresso agli studenti, accoppiato a un test di uscita nella materia, per vedere se l'insegnante li ha migliorati.
Test periodici di bassissimo livello, anche a crocette, su cose che un insegnante NON puo' non sapere, con gravi penalità per chi li sbaglia.
Test facoltativi, difficili, che concedono l'accesso a scatti di stipendio.
Insomma, diversi metodi, imperfetti ma sommabili e che impiegano poco tempo ciascuno.
Nurgle
Leon74
Salve Manuele,
non vorrei “personalizzare” troppo la discussione, ma il tuo intervento mi costringe all’intervento.
You wrote:
<<Gli studenti sono contrari per il semplice fatto che a nessuno piace essere valutato. Quanti giudizi errati sono stati espressi nei nostri confronti? Gente che legge un solo tuo tema ed emette sentenze, eppure te l'immagini una scuola senza giudizi? Io no. Dicevo semplicemente che gli aspetti delicati della valutazione vengono presi in considerazione solo quando si parla di docenti. Questo ti pare giusto? >>
Non mi piace ragionare con 2 pesi e due misure. Reputo che già il discorso legato alla valutazione scolastica sia errato. Se io vengo interrogato e vado bene, e riesco a calcolare la possibilità che mi interroghino allora sarò un mediocre che ha gabbato il sistema.
Valutiamo gli alunni in base ad interesse, partecipazione e applicazione. Cosa significa un numero?
Quale valore dare?
Nel caso degli insegnanti la situazione è paradossale: gente con anni ed anni di carriera alle spalle, con un patrimonio di conoscenza e capacità di trasmissione delle conoscenze, che viene valutata?
Mi sembra una cosa stupida. Anche perché ognuno può fare il proprio lavoro in maniera diversa e modo diverso senza che questo vada a discapito degli alunni.
Ai tempi della scuola avevo un professore che era asfissiante: non ti dava tregua nemmeno per 10 minuti. Avevo invece un docente che era capace di conquistare la nostra attenzione ed il nostro rispetto in maniera diversa.
Parlava con noi dei nostri problemi, delle nostre sensazioni, facendoci sentire parte integrante di un meccanismo. Studiare con lui era un piacere, anche se le sue spiegazioni erano meno intense del primo prof.
Come avresti valutato i 2 prof: entrambi facevano il loro mestiere con piacere ed impegno. Ma in modo diverso. Se avessimo voluto valutarli, avremmo dovuto impiegare criteri numerici che non danno l’esatta dimensione del loro valore.
Come si fa a non capire una cosa del genere? Vuol dire non VOLER capire!
<<Detto questo, molti degli attuali docenti non sarebbero in grado di scrivere nemmeno un saggio in italiano corretto. Molti altri non sono talmente aggiornati da poter scrivere un contributo scientificamente rilevante>>
Parli per sentito dire. Credo che sia tu a peccare di presunzione.
Ma cosa credi che per aggiornarsi bastino i pomeriggi che la scuola lascia liberi agli insegnanti.
Con il tempo a disposizione, non potrebbero nemmeno collaborare con il corriere dei piccoli!!J
<<I docenti che conosco sono in attività e sono anche piuttosto in gamba. Tra questi, c'è chi si impegna in opere di volontariato, c'è chi si occupa di attività in proprio, e chi pensa alle faccende domestiche. Niente di strano: la scuola di oggi è strutturata così, e quantomeno c'è chi adopera il proprio tempo a disposizione per attività socialmente utili. Però, per favore, apri gli occhi >>
Sei tu a dover aprire gli occhi. La scuola non è più quella di 20 anni fa dove i prof. tornavano a casa e dovevano correggere i compiti. Oggi il lavoro è aumentato enormemente.
Cosa credi che non occorra rivedere la lezione prima di impartirla. Credi che nessuno prepari lucidi, tabelle o dati da far visionare ai ragazzi? Ti assicuro che non è così.
<<Già, svecchiamolo. Come? Licenziando, no? O garantendo la pensione a 55 anni? Quindi anche tu parli di esuberi, in fondo.
La realtà: ne sei tu l'unico depositario>>
Oggi può andare in pensione anticipata a 55 anni soltanto un prof. la cui categoria sia dichiarata in esubero. Credo che i ritmi attuali impongano uno svecchiamento del parco insegnanti, che non sono più “in contatto” con generazioni che stanno mutando continuamente.
Io ho 26 anni: i rapporti che io avevo con i prof. non sono quelli attuali. L’approccio dei ragazzi è cambiato: la rete internet, la tv, i mass media sono oggi diversi da quelli di 10 anni fa (e dico poco).
Occorre personale più vicino al mondo dei giovani.
<<Io non generalizzo affatto: io sto ai fatti. Quale rispetto dovrei manifestare per chi si mette un cappello da asino e si strappa i capelli per 10, 20 mila lire in più al mese? Come se una mancietta fosse sufficiente a restituire la dignità professionale. La classe dei docenti è ciò che i sindacati mostrano di essa. Poi, ovvio che ogni persona ha le proprie qualità. Però, si parla di società, e si discute delle posizioni ufficiali delle rappresentanze sindacali (che si suppongono condivise da tutti i docenti che scioperano). Per questo, il mio rispetto non è questo granchè.
Spiegami una cosa: ma chi sei tu per dire agli altri di "entrare" maggiormente nel mondo della scuola? Sei un docente? Un preside? Uno studioso? Faccelo sapere. Conosci le attività di tutti i partecipanti a questo forum? Non credo. Ci vuole cautela. Mostra un po' più di umiltà: c'è gente là fuori (questo vale per te, per me, per tutti) che ne sa un po' di più di te. In ogni aspetto della vita umana. Perciò, scendi dall'Olimpo, discutiamo, senza gigioneggiare troppo. >>
Il discorso dei sindacati è importantissimo. Sono loro che rovinano la categoria degli insegnanti.
Infatti se fanno sciopero i camionisti o i controllori di volo ecco arrivare aumenti salariali a raffica.
Per gli insegnati no! Loro devono sgobbare e lavorare, e per di più essere verificati!!!!!!!!
Non svilire le proteste degli insegnanti, sei troppo lontano dal loro mondo per giudicare.
Per quanto riguarda il chi sono io, se permetti sono fatti miei.
Ti basta sapere che sono dentro il mondo della scuola da quando sono “nato” e che se hai necessità può spiegarti tante cose di un mondo di cui parli soltanto per sentito dire.
Per quanto riguarda il discorso dell’umiltà, io sono molto umile ed è proprio per questo che non mi sento in grado di valutare gli insegnanti.
La mia umiltà mi permette di capire anche come ci siano molte persone che valgono più di me, così come io valgo molto di più di altre persone.J
Essendo napoletano non sono sull’Olimpo, al massimo sono sul………………VesuvioJ J!!!!!
Ma allora non sei solo carente sul mondo scolastico, ma anche in geografia?!?!?!?!?!?
Evitiamo di personalizzare la discussione, gli altri membri del forum non ne traggono utilità. Al massimo si fanno 2 risateJ Se hai giudizi personali su di me, conosci la mia mail.
Li ne discutiamo quanto ne vuoi, per me è sempre un piacere.
Grazie
Leon
Solitario
Perchè io, dopo trent'anni di lavoro, continuo ad essere valutato ogni giorno per quello che faccio, ma guai a chi tenta di valutare gli insegnanti?
Trovato il giusto criterio, dovrebbero essere valutati per mantenersi il posto!
Naturalmente concordo sul fatto che gli stipendi sono da fame. Allora paghiamo il doppio o il triplo (non mettiamo limiti alla Provvidenza) a quelli che meritano di restare!
Che ne dite?
Con osservanza.
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Nurgle
La valutazione da parte degli studenti.
Un test di ingresso agli studenti, accoppiato a un test di uscita nella materia, per vedere se l'insegnante li ha migliorati.
Test periodici di bassissimo livello, anche a crocette, su cose che un insegnante NON puo' non sapere, con gravi penalità per chi li sbaglia.
Test facoltativi, difficili, che concedono l'accesso a scatti di stipendio.
Insomma, diversi metodi, imperfetti ma sommabili e che impiegano poco tempo ciascuno.
Nurgle
|
La tua mi pare essere un'idea assolutamente sensata e percorribile.
Emanuele
Manu
[quote]Lettera originale scritta da Leon74
Nel caso degli insegnanti la situazione è paradossale: gente con anni ed anni di carriera alle spalle, con un patrimonio di conoscenza e capacità di trasmissione delle conoscenze, che viene valutata?
Mi sembra una cosa stupida. Anche perché ognuno può fare il proprio lavoro in maniera diversa e modo diverso senza che questo vada a discapito degli alunni.
Non ti rispondo in privato, Leon, perchè non ho da offenderti o altro. Lanci il sasso nello stagno e poi dici basta? Troppo comodo! Continuiamo pure in questa sede, in termini impersonali.
Allora: valutare in termini oggettivi non significa non tenere conto delle diverse personalità. Ho scritto che secondo me le iniziative che eccedono il programma ministeriale possano costituire un punto di merito; ogni docente sceglie diverse iniziative. Questo è solo un esempio; ma di valutazione discutono sociologi, scienziati politici e della formazione; economisti; statistici. Ma per sono tutte stupidaggini. Beh, allora non c'è molto altro da dire.
Come avresti valutato i 2 prof: entrambi facevano il loro mestiere con piacere ed impegno. Ma in modo diverso. Se avessimo voluto valutarli, avremmo dovuto impiegare criteri numerici che non danno l’esatta dimensione del loro valore.
Come si fa a non capire una cosa del genere? Vuol dire non VOLER capire!
Si valutano non l'approccio, ma le inziative, la competenza, ed i risultati sugli studenti. Forse proprio non sono in grado di capirti.
Parli per sentito dire.
No, purtroppo non ho sentito dire. Sono andato a scuola, ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie.
Il discorso dei sindacati è importantissimo. Sono loro che rovinano la categoria degli insegnanti.
Infatti se fanno sciopero i camionisti o i controllori di volo ecco arrivare aumenti salariali a raffica.
Per gli insegnati no! Loro devono sgobbare e lavorare, e per di più essere verificati!!!!!!!!
Non svilire le proteste degli insegnanti, sei troppo lontano dal loro mondo per giudicare.
Per quanto riguarda il chi sono io, se permetti sono fatti miei.
Ti basta sapere che sono dentro il mondo della scuola da quando sono “nato” e che se hai necessità può spiegarti tante cose di un mondo di cui parli soltanto per sentito dire.
Va bene, tu sei figlio di insegnanti (giusto?) e quindi chi meglio di te può capire i problemi della classe docente !? Però, ti ripeto che non sono così lontano come credi, che studio quel mondo, che in quel mondo ho vissuto e vivo.
No, Leon, la tua identità non è affar tuo, nel momento in cui ti elevi sopra chiunque non la pensi come te (e in questo sito ne ho trovati parecchi) e dici di conoscere così bene l'ambiente scolastico da poter insegnare tutto a tutti. Dicci chi sei, chi difendi e chi rappresenti. Con quale cognizione di causa parli. Altrimenti parla da profano e mantieniti al livello degli altri. Questa si chiama correttezza. Non è questione personale: se scrivi in un forum, devi rispettare alcune regole.
Per quanto riguarda il discorso dell’umiltà, io sono molto umile ed è proprio per questo che non mi sento in grado di valutare gli insegnanti.
L'unica considerazione di carattere personale: non sei affatto umile. La valutazione non è effettuata da me o da te: in alcuni Paesi esistono istituti specializzati in questo. Esistono metodi scientifici per questo; esiste una cultura della valutazione dell'insegnamento (leggiti Ferratini su "Il Mulino" di Dicembre '99). Non è quindi questione di presunzione: è questione di controllo. Oggi tutti sono valutati. Tu valuti i tuoi rappresentanti politici andando a votare. Gli impegati sono valutati dai propri capufficio; gli studenti dai docenti; anche i camionisti, dai propri datori di lavoro. Chi non deve essere valutato, a costo di causare una guerra, chi è? L'insegnante! Se tu pensi questo, non proponi nulla: difendi lo status quo. Punto.
Senza rancore,
Emanuele
joyce
bravo nurgle!sono d'accordo con te!gli insegnanti si possono e si devono valutare!le tue proposte sono praticabili e fattibili: basta volerlo fare.
Leon74
Salve Manuele,
visto che ci tieni tanto continuiamo la discussione.
Allora you wrote:
<<Allora: valutare in termini oggettivi non significa non tenere conto delle diverse personalità. Ho scritto che secondo me le iniziative che eccedono il programma ministeriale possano costituire un punto di merito; ogni docente sceglie diverse iniziative. Questo è solo un esempio; ma di valutazione discutono sociologi, scienziati politici e della formazione; economisti; statistici. Ma per sono tutte stupidaggini. Beh, allora non c'è molto altro da dire. >>
Continuo a pensare che chiunque la pensi in questo modo è lontano dal mondo della scuola. Valutare un impiegato di banca, è una questione di poco conto: onestà, competenza, capacità di far fronte ad imprevisti.
Fattore umano 0!! Cosa intendo per fattore umano? Essere insegnante significa soprattutto “trasmettere”.
Devi considerare gli insegnanti non come “manager” ma come il secondo livello di trasmissione dei valori dopo la famiglia. Se parti dal concetto di valutazione aziendale stai già sbagliando.
Non parliamo di gente che timbra il cartellino, ma di coloro che contribuiscono enormemente alla creazione delle nuove generazioni.
Potrai dire ciò che ti pare, prendere consensi da tutti coloro che “soffrono” il valore sociale della figura dei professori, ma per un alunno è più importante avere un professore “umano” che una macchina da valutazione.
La storia, la geografia, il diritto o l’economia sono materie che chiunque basandosi su un concetto meramente meccanico potrebbe apprendere da un testo.
Ciò che ti può dare l’insegnante è il metodo, la passione per la materia, la propria comprensione e la severità a seconda dei casi.
Siamo dunque innanzi ad un “VALORE UMANO” che non è valutabile con criteri di merito. Possiamo individuare un “quid” aggiuntivo (es.pubblicazioni o progetti) ma non possiamo valutare empiricamente la loro importanza nel processo formativo di ognuno di noi.
<<Si valutano non l'approccio, ma le inziative, la competenza, ed i risultati sugli studenti. Forse proprio non sono in grado di capirti>>
Lo vedo benissimo che non puoi capire. A mio parere ai tempi della scuola hai avuto un difficile impatto con la stessa. Ecco le tue valutazioni.
Se sull’approccio e le iniziative posso seguirti (con enorme sforzo) sulla competenza e sugli studenti no.
Partiamo dal principio che apprende chi vuole apprendere. Se io non ho voglia di fare e di essere difficilemente apprenderò. Ecco la carica umana dell’insegnante che può farmi appassionare alla materia, illustrandomi l’utilità pratica della stessa o il suo enorme back-ground teorico.
Ecco la differenza tra un insegnante ed uno studioso: il secondo può essere valutato il primo no!!!
<<Va bene, tu sei figlio di insegnanti (giusto?) e quindi chi meglio di te può capire i problemi della classe docente !? Però, ti ripeto che non sono così lontano come credi, che studio quel mondo, che in quel mondo ho vissuto e vivo.>>
Ammetto, sono il figlio del futuro ministro della pubblica istruzioneJ
Perfetto Watson!!!!!J Come detective niente male! Ti lascio però nel dubbio. Ne sei proprio convinto?
<<No, Leon, la tua identità non è affar tuo, nel momento in cui ti elevi sopra chiunque non la pensi come te (e in questo sito ne ho trovati parecchi) e dici di conoscere così bene l'ambiente scolastico da poter insegnare tutto a tutti. Dicci chi sei, chi difendi e chi rappresenti. Con quale cognizione di causa parli. Altrimenti parla da profano e mantieniti al livello degli altri. Questa si chiama correttezza. Non è questione personale: se scrivi in un forum, devi rispettare alcune regole. >>
Carissimo Manuele, io non ti devo spiegare proprio nulla.
Siamo in un forum e si discutono le idee non le identità (anche se c’è chi ha due nick per darsi ragione da solo! Ne ho beccati un paio nel forum). Io non devo dirti chi sono o chi rappresento, anche perché rappresento solo le mie idee.
Per quanto riguarda il concetto di correttezza, non credo che mi si possano imputare scorrettezze. Io giudico il tuo pensiero, tu giudichi il mio. Finisce qui.
Tu puoi pensare di me ciò che ti pare e piace, cosa sono e cosa penso di essere non cambiaJ
Credo che non sia corretto da parte tua dare giudizi gratutiti su una categoria su cui non hai alcun punto di riferimento.
Ci sono 2 diverse categorie che solitamente giudicano gli insegnanti:
1) gli invidiosi e frustrati: sono coloro che svolgono altre mansioni, socialmente non intense e rilevanti come l’insegnamento e che sfogano le loro eterne frustrazioni attaccando la categoria che sindacalmente è più debole;
2) gli ex “somaroni”: persone che a scuola non sono riuscite a porsi in evidenza, per scarso impegno, scarse capacità o mancanza di stimoli giusti. A 16 anni non pensi al mondo del lavoro ed al dopo: prioritario è il “filone” o la “motocicletta” ed è giusto anche che sia così. Però dopo non bisogna lamentarsi del sistema, perché se sei valido emergi ovunque.
Scegli tu la categoria a cui appartieni, anche se io una idea me la sono fattaJ
<<L'unica considerazione di carattere personale: non sei affatto umile. La valutazione non è effettuata da me o da te: in alcuni Paesi esistono istituti specializzati in questo. Esistono metodi scientifici per questo; esiste una cultura della valutazione dell'insegnamento (leggiti Ferratini su "Il Mulino" di Dicembre '99). Non è quindi questione di presunzione: è questione di controllo. Oggi tutti sono valutati. Tu valuti i tuoi rappresentanti politici andando a votare. Gli impegati sono valutati dai propri capufficio; gli studenti dai docenti; anche i camionisti, dai propri datori di lavoro. Chi non deve essere valutato, a costo di causare una guerra, chi è? L'insegnante! Se tu pensi questo, non proponi nulla: difendi lo status quo. Punto.>>
Per queste affermazioni ti invito a vedere il primo punto della mia risposta.
Se non si riesce a capire come il ruolo del professore di scuola (già per l’università il discorso è diverso) sia “atipico” ed unico, non si riuscirà mai a progredire.
Affianchiamo agli insegnanti psicologi e strutture in grado di permettere allo studente di uscire dalle scuole “completo” sia culturalmente che a livello di maturità ed autostima.
Facciamo in modo che i prof. possano disporre di adeguate strutture di supporto.
Non consideriamo come intera categoria una piccola percentuale di “assenteisti” perché le mele marce sono in tutte le categorie.
Questo vuole dire progredire: i quiz lasciamoli a Mike Buongiorno.
A presto
Leon
Manu
[quote]
Lettera originale scritta da Leon74
Valutare un impiegato di banca, è una questione di poco conto: onestà, competenza, capacità di far fronte ad imprevisti.
Fattore umano 0!! Cosa intendo per fattore umano? Essere insegnante significa soprattutto “trasmettere”.
Devi considerare gli insegnanti non come “manager” ma come il secondo livello di trasmissione dei valori dopo la famiglia. Se parti dal concetto di valutazione aziendale stai già sbagliando.
Valutare un impiegato, un lavoratore è cosa facile? Fattore umano "0"? Dico, ma hai mai messo piede in un ufficio?
Sono figlio di un cosiddetto "manager", anche se ovviamente non si parla di Tatò od altri di questo livello. Beh, ti assicuro che per poter valutare una persona, in qualunque attività, il fattore umano conta eccome. Sensibilità, psicologia, conoscenze, esperienze: sono elementi intangibili che rientrano nella busta paga di chiunque. Per i docenti, si tratta dei tratti professionali peculiari. Ma non che chi non sia insegnante non usi il cervello, l'astuzia, l'intuito, la conoscenza. Non deve trasmettere conoscenze, ma chi più chi meno, tutti svolgiamo lavori intellettuali, perchè tutti usiamo la testa. E chi ha responsabilità, ha il compito di valutare questi aspetti difficilissimi da trattare (lo riconosco).
Tieni conto del fatto che molti docenti vorrebbero essere valutati: chi sa di valere molto, chiede che ciò gli venga riconosciuto (sacrosanto diritto). Tu dici che ciò non è possibile, perchè la professionalità non è valutabile. I problemi che poni sono validi però per ogni professione: sicchè tu proponi un mondo senza disparità salariali. Splendida idea, già proposta da qualcun altro, se non ricordo male, che non ha fruttato un granchè, anzi.
Potrai dire ciò che ti pare, prendere consensi da tutti coloro che “soffrono” il valore sociale della figura dei professori, ma per un alunno è più importante avere un professore “umano” che una macchina da valutazione.
Non soffro affatto la figura dell'insegnante. Ti scaldi troppo, Leon. Non ti preoccupare, non ho nessun potere. Se discuti, mantieni un atteggiamento sereno: nessuno vuole ridurre il valore della professione. Anzi, ho più volte detto che si tratta di una delle professioni più belle e però più difficili.
Lo vedo benissimo che non puoi capire.
Sai com'è, sono un somarone...
A mio parere ai tempi della scuola hai avuto un difficile impatto con la stessa. Ecco le tue valutazioni.
Partiamo dal principio che apprende chi vuole apprendere. Se io non ho voglia di fare e di essere difficilemente apprenderò. Ecco la carica umana dell’insegnante che può farmi appassionare alla materia, illustrandomi l’utilità pratica della stessa o il suo enorme back-ground teorico.
Ecco la differenza tra un insegnante ed uno studioso: il secondo può essere valutato il primo no!!!
Ci sono 2 diverse categorie che solitamente giudicano gli insegnanti:
1) gli invidiosi e frustrati: sono coloro che svolgono altre mansioni, socialmente non intense e rilevanti come l’insegnamento e che sfogano le loro eterne frustrazioni attaccando la categoria che sindacalmente è più debole;
2) gli ex “somaroni”: persone che a scuola non sono riuscite a porsi in evidenza, per scarso impegno, scarse capacità o mancanza di stimoli giusti. A 16 anni non pensi al mondo del lavoro ed al dopo: prioritario è il “filone” o la “motocicletta” ed è giusto anche che sia così. Però dopo non bisogna lamentarsi del sistema, perché se sei valido emergi ovunque.
Scegli tu la categoria a cui appartieni, anche se io una idea me la sono fattaJ
Oooohh, qui ti volevo!
Dunque, dunque, rispondiamo con calma.
1)Ebbene si, sono un somarone. Non ho nulla di cui vergognarmi. Non ero un cocco dei docenti, non ho mai voluto esserlo, ed in buona parte meritavo i giudizi che ottenevo. Ciò che mi appassionava, lo studiavo. Del resto mi disinteressavo. Una sorta di Giovane Holden, insomma. Col tempo ho capito che si trattava di un atteggiamento sbagliato, e che vale la pena di impegnarsi su vari fronti.
All'Università è andata decisamente meglio. Ho trovato subito la mia strada, e mi sono avvantaggiato del fatto che non c'era un contatto quotidiano con il docente, che solitamente, di fronte a caratteri forti e difficili come il mio, tende ad assumere un atteggiamento di scarsa attitudine alla comprensione. Quanto è più facile avere a che fare con gente che non dà problemi, che studia acriticamente, che non è impegnata in politica, che ha sempre avuto la media del dieci, eh? Lo so, lo so.
All'università, dicevo, ero solo con i miei interessi e con i miei veri amici.
Così impara solo chi si applica, eh? Che grande cultura pedagogico-psicologica che hai!
Così, secondo te gli alunni delle scuole di frontiera sono tutti incapaci o svogliati! Mi viene da ridere. E gli stimoli? Sai che gli stimoli si perdono con la sfiducia? Prova ad immaginare un ragazzo con una sfilza di 2 e di 3: quali stimoli credi possa maturare dentro di sè?
Ti consiglio un'altra lettura, ma dubito che aprirai quel libro (e dubito che tu l'abbia già letto):
LETTERA AD UNA PROFESSORESSA.
Studialo bene, attentamente, riflettici sopra; troverai numerosi spunti di riflessione. E' un vero capolavoro.
Sappilo apprezzare.
L'ambiente esterno influenza il rendimento: in clsse, è assai complesso per un ragazzo togliersi di dosso le proprie nomee. I compagni, bontà loro, inconsciamente percepiscono in lui una sorta di parafulmine per nascondere le proprie magagne e mediocrità. In questo, i genitori hanno spesso responsabilità: ma no, mio figlio è tanto bravo, tanto buono, tanto intelligente, sono le cattive compagnie, gli amici di banco... Sono esperienze che non mi riguardano ma che ho vissuto indirettamente, che ho potuto constatare con i miei occhi.
Chi è valido emerge sempre: posso essere d'accordo. Ma non nell'ambito della scuola. I ragazzi stanno ancora maturando, non hanno una personalità formata. A scuola, spesso, possono nascere mostri proprio perchè l'ambiente non gli consente di esprimere la propria diversità (Jeremy Spoke in class today... Pearl Jam; ascolta questa canzone).
Il docente contribuisce a formare gli stimoli: nessuno nasce "imparato".

. Sono le cosiddette situazioni difficili, che il docente non ha il diritto di assumere come un "dato", ma che deve tentare di modificare, nei limiti, ovviamente, delle possibilità umane.
Quindi, non appartengo alla categoria dei frustrati (sono felicissimo di me stesso; certo qualche rimpianto, ovviamente, lo nutro anch'io, ma pazienza) nè a quella degli incapaci (beh, certamente non sarò intelligente quanto te, geniale Leon).
2) non mi piacevono filoni e motociclette: ero uno di quelli che se impreparato mi presentavo a scuola, non mi facevo venire il mal di pancia, accettavo i miei brutti voti. Quelle esperienze mi hanno fatto crescere, mi hanno fatto diventare più forte. Certamente più forte di chi, abituato alla media del 6, se non è pronto va in sala giochi oppure si inventa epidemie incredibili; o di chi ha mantenuto una condotta impeccabile, salvo chiedersi un giorno: ma a che cavolo mi serve tutta questa roba di cui non ho capito un'acca?
Giusto fare filone? Si, proprio giusto. I docenti entrano in classe, spiegano argomenti interessanti, e tu fai filone. Che strana concezione che hai della scuola, interessante ed affascinante solo quando pare a te.
Il sistema scolastico italiano è in crisi, ammettilo. Non difendere l'indifendibile. Siamo una nazione di ignoranti; pochissimi italiani leggono con regolarità libri e quotidiani. La cultura politica è prossima allo zero. Non attribuiamo però le colpe al sistema scolastico, eh?
Ho chiuso. Mi dovevo sfogare, perchè di fronte alla tua insensibilità e superficialità mi innervosisco parecchio. Come hai potuto vedere, però, ho avuto il coraggio di espormi. Come qualcuno evidentemente non sa fare. Scusate la logorrea.
Emanuele
P.s. Non hai scovato nessuno: Francesco1 non si dà ragione da solo. Si firma sempre allo stesso modo; solo uno con la coda di paglia può sospettare qualcosa.
Leon74
Salve Manuele,
sono pronto alla discussione. Vedo numerose inesattezze e un tono piuttosto alterato.
Controllo: siamo davanti ad un pc, calma la scuola è finita!!!!J
Allora, you wrote:
<<Valutare un impiegato, un lavoratore è cosa facile? Fattore umano "0"? Dico, ma hai mai messo piede in un ufficio?
Sono figlio di un cosiddetto "manager", anche se ovviamente non si parla di Tatò od altri di questo livello. Beh, ti assicuro che per poter valutare una persona, in qualunque attività, il fattore umano conta eccome. Sensibilità, psicologia, conoscenze, esperienze: sono elementi intangibili che rientrano nella busta paga di chiunque. Per i docenti, si tratta dei tratti professionali peculiari. Ma non che chi non sia insegnante non usi il cervello, l'astuzia, l'intuito, la conoscenza>>
Ho l’impressione che tu di aziendale abbia solo “il papà”.
Se davvero hai sentito parlare del mondo manageriale, ti renderai conto di quanto il fattore umano sia pari a 0.
Non ho mai sentito parlare di persone assunte grazie al loro “profilo umano” ma piuttosto in base al proprio curriculum. Come saprai (spero) nel curriculum non c’è traccia di fattore umano.
Facciamo un esempio: un manager dell’Omnitel è considerato un ottimo professionista se permette alla propria impresa di raggiungere un’elevata redditività. Egli avrà posto in essere strategie tali da ridurre i costi a fronte di ricavi in surplus.
Il professore come lo valutiamo, con promossi e bocciati? Se chiedi a tuo padre: <<papà ma la tua azienda valuta il fattore umano?>> probabilmente sorriderà ironico. Ma come i manager si “tagliano” a vicenda per i risultati e tu mi vieni a parlare di fattore umano? Nella selezione del personale, preponderante è il fattore umano? Non mi sembra. Al limite può essere un quid aggiuntivo.
Per un prof. essere “psicologo” è fondamentale, sia per conquistare il rispetto della classe, sia per poter meglio interpretare la reazione degli alunni.
<<Non soffro affatto la figura dell'insegnante. Ti scaldi troppo, Leon. Non ti preoccupare, non ho nessun potere. Se discuti, mantieni un atteggiamento sereno: nessuno vuole ridurre il valore della professione. Anzi, ho più volte detto che si tratta di una delle professioni più belle e però più difficili. >>
La parola “potere” o come nella passata mail definire chi “rappresento” sono frutto di un gergo politico che non trova traccia nei miei discorsi. Io non ho mai parlato o temuto il potere. Sono serenissimo nei miei discorsi e spesso porto esempi pratici.
Non dico vatti a leggere tot….. ma ti faccio esempi di vita reale.
Dunque massima serenità nei giudizi. Se tu ritieni che i prof. vanno valutati e dopo cambi idea, io non ci guadagno nulla. E’ solo una questione di principio che mi porta ad illustrare certe posizioni. Non ho interessi personali.
<<Ebbene si, sono un somarone. Non ho nulla di cui vergognarmi. Non ero un cocco dei docenti, non ho mai voluto esserlo, ed in buona parte meritavo i giudizi che ottenevo. Ciò che mi appassionava, lo studiavo. Del resto mi disinteressavo. Una sorta di Giovane Holden, insomma. Col tempo ho capito che si trattava di un atteggiamento sbagliato, e che vale la pena di impegnarsi su vari fronti.
Ho trovato subito la mia strada, e mi sono avvantaggiato del fatto che non c'era un contatto quotidiano con il docente, che solitamente, di fronte a caratteri forti e difficili come il mio, tende ad assumere un atteggiamento di scarsa attitudine alla comprensione. Quanto è più facile avere a che fare con gente che non dà problemi, che studia acriticamente, che non è impegnata in politica, che ha sempre avuto la media del dieci, eh?
All'università, dicevo, ero solo con i miei interessi e con i miei veri amici>>
Caro Manuele questo è l’estratto del tuo punto. Qui è chiaro che:
1) eri un somarone come pensavo, non per capacità ma per presunzione o impegno;
2) sei sicuro che sia proprio io ad essere presuntuoso? Giovane Holden!?!?!?!?!
3) L’approccio con la classe non è stato dei migliori (trauma giovanile);
Se ti può interessare, anche io non avevo un bel rapporto con la mia classe. Ma questo non ha mai influito sul mio modo di pensare e di essere. Finita la lezione per me non esistevano. Erano dei veri e propri colleghi.
D’altra parte pensare che su 30 persone puoi stringere 30 amicizie è folle.
Qualche mio compagno era più “debole” di me caratterialmente ed ha sofferto il concetto di “classe”. Ma è stato proprio il comportamento di qualche prof. che gli ha permesso di emergere.
Oggi questa persona a 26 anni suonati è titolare di cattedra all’università!!!!!!!!!!! Spesso quando c’incontriamo ammette l’importanza di 2 o 3 prof. in quegli anni.
<<Ti consiglio un'altra lettura, ma dubito che aprirai quel libro (e dubito che tu l'abbia già letto):
LETTERA AD UNA PROFESSORESSA.
Studialo bene, attentamente, riflettici sopra; troverai numerosi spunti di riflessione. E' un vero capolavoro.>>
Ti ringrazio per il consiglio. Leggerò con piacere (quando avrò tempo).
Tu leggi qualche libro di psicologia e capirai molte cose del tuo periodo scolastico.
Hai un trauma evidente che ti porta a “disprezzare” le figure dominanti di quel periodo: i prof. (uao se lo sapevo studiavo psicologia invece che economia)
<<L'ambiente esterno influenza il rendimento: in classe, è assai complesso per un ragazzo togliersi di dosso le proprie nomee. I compagni, bontà loro, inconsciamente percepiscono in lui una sorta di parafulmine per nascondere le proprie magagne e mediocrità. In questo, i genitori hanno spesso responsabilità: ma no, mio figlio è tanto bravo, tanto buono, tanto intelligente, sono le cattive compagnie, gli amici di banco... Sono esperienze che non mi riguardano ma che ho vissuto indirettamente, che ho potuto constatare con i miei occhi.>>
Sono le pressioni esterne che permettono di tirare fuori il……….carattere.
Vivere in ambienti “ovattati” non permette all’individuo di valutare se stesso.
Le difficoltà sono importanti: io ero timido e sprovveduto. Oggi mi esalto quando qualcuno cerca di prevaricarmi e trovo la forza di emergere.
Più la battaglia diventa dura più il clima è piacevole.
Ti racconto un episodio: sono sempre stato contro gli “scioperi” degli alunni.
Non entrare con la scusa di uno sciopero non era per me concepibile. Se non entravamo dovevamo manifestare.
Purtroppo nessuno la pensava come me: così mi hanno offeso e deriso più volte, minacciato (grazie a Dio sono un energumeno dunque non sono andati oltre).
Io non ho mai mollato. Un giorno il mio prof. di ragioneria mi disse: Leo hai insegnato più tu a questi ragazzi che noi in anni di scuola. Gli hai insegnato cosa significa “credere” in qualcosa.
Il prof. m’interrogò alla presenza di due bidelli e decise di spiegarmi argomenti a me poco chiari. Ti assicuro che quelle parole hanno avuto un peso enorme nella mia carriera scolastica.
Sapevo benissimo che a qualche altro prof. dava fastidio che io entravo, perché doveva aspettare con me fino alla fine. Ma le mele marce ci sono dappertutto.
<<Giusto fare filone? Si, proprio giusto. I docenti entrano in classe, spiegano argomenti interessanti, e tu fai filone. Che strana concezione che hai della scuola, interessante ed affascinante solo quando pare a te>>
Guarda io non ho mai avuto la fortuna di poter fare un filone. Ma ti assicuro che a 16 anni può significare molto. Ti senti libero, vicino ai tuoi amici (compagni di filone).
Alla nostra età sarebbe grave! Ma a 16 anni, che vuoi che sia un desiderio di libertà? Ma hai mai avuto 16 anni? Sei già nato Holden????????
Ricordo che qualche prof. ufficialmente rimproverava i “filonisti”. Ma la sua aria compiacente dimostrava che capiva noi ragazzi.
Solitamente dopo averci preso in disparte diceva: “ora vi siete divertiti, adesso si studia ok? Pensate sia rinco...onito a 50 anni????”
Ecco la “umanità” del prof. che non è richiesta al manager.
I miei compagni, vistisi scoperti ma capiti non ripetevano l’esperienza.
<<Il sistema scolastico italiano è in crisi, ammettilo. Non difendere l'indifendibile. Siamo una nazione di ignoranti; pochissimi italiani leggono con regolarità libri e quotidiani. La cultura politica è prossima allo zero. Non attribuiamo però le colpe al sistema scolastico, eh?>>
Su questo concordo in pieno. Come già detto i prof. da soli non bastano più.
Occorre una “squadra” composta da prof., psicologo ed una serie di strutture/progetti adeguate.
<<Ho chiuso. Mi dovevo sfogare, perchè di fronte alla tua insensibilità e superficialità m’innervosisco parecchio. Come hai potuto vedere, però, ho avuto il coraggio di espormi. Come qualcuno evidentemente non sa fare.>>
Ehi che paroloni!!! Tranquillo non è successo niente. Abbiamo discusso e la pensiamo diversamente. Tra i 2 credo che ad espormi sia io, visto che la caccia al prof. è moda. Per l’insensibilità, se ti ho dato quest’impressione beh,,,,,,,,,,,,,pazienza.
Forse con il tempo capirai i tuoi errori. Capirai che non è necessario essere figlio di.. per capire le problematiche. Basta ragionare ed usare il criterio del reciproco.
Mettiti nei panni di un prof. e sii più sereno.
Due tranquillanti e tutto è appostoJ
A presto
Leon
Ps: sospettare qualcosa da Francesco/statistico non è questione di coda di paglia (che tra l’altro non ha alcun senso in questo discorso. Ti consiglio un vocabolario), ma piuttosto di intelligenza.
Allora chiunque si firmi Francesco è …………………………..statistico?
Bah,…………….hai ragione tu. Gli italiani non solo sono ignoranti, ma utilizzano poco il cervello.
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Ho l’impressione che tu di aziendale abbia solo “il papà”.
Se davvero hai sentito parlare del mondo manageriale, ti renderai conto di quanto il fattore umano sia pari a 0.
Non ho mai sentito parlare di persone assunte grazie al loro “profilo umano” ma piuttosto in base al proprio curriculum. Come saprai (spero) nel curriculum non c’è traccia di fattore umano.
Facciamo un esempio: un manager dell’Omnitel è considerato un ottimo professionista se permette alla propria impresa di raggiungere un’elevata redditività. Egli avrà posto in essere strategie tali da ridurre i costi a fronte di ricavi in surplus.
Il professore come lo valutiamo, con promossi e bocciati? Se chiedi a tuo padre: <<papà ma la tua azienda valuta il fattore umano?>> probabilmente sorriderà ironico. Ma come i manager si “tagliano” a vicenda per i risultati e tu mi vieni a parlare di fattore umano? Nella selezione del personale, preponderante è il fattore umano? Non mi sembra. Al limite può essere un quid aggiuntivo.
Per un prof. essere “psicologo” è fondamentale, sia per conquistare il rispetto della classe, sia per poter meglio interpretare la reazione degli alunni.
<<Non soffro affatto la figura dell'insegnante. Ti scaldi troppo, Leon. Non ti preoccupare, non ho nessun potere. Se discuti, mantieni un atteggiamento sereno: nessuno vuole ridurre il valore della professione. Anzi, ho più volte detto che si tratta di una delle professioni più belle e però più difficili. >>
La parola “potere” o come nella passata mail definire chi “rappresento” sono frutto di un gergo politico che non trova traccia nei miei discorsi. Io non ho mai parlato o temuto il potere. Sono serenissimo nei miei discorsi e spesso porto esempi pratici.
Non dico vatti a leggere tot….. ma ti faccio esempi di vita reale.
Dunque massima serenità nei giudizi. Se tu ritieni che i prof. vanno valutati e dopo cambi idea, io non ci guadagno nulla. E’ solo una questione di principio che mi porta ad illustrare certe posizioni. Non ho interessi personali.
<<Ebbene si, sono un somarone. Non ho nulla di cui vergognarmi. Non ero un cocco dei docenti, non ho mai voluto esserlo, ed in buona parte meritavo i giudizi che ottenevo. Ciò che mi appassionava, lo studiavo. Del resto mi disinteressavo. Una sorta di Giovane Holden, insomma. Col tempo ho capito che si trattava di un atteggiamento sbagliato, e che vale la pena di impegnarsi su vari fronti.
Ho trovato subito la mia strada, e mi sono avvantaggiato del fatto che non c'era un contatto quotidiano con il docente, che solitamente, di fronte a caratteri forti e difficili come il mio, tende ad assumere un atteggiamento di scarsa attitudine alla comprensione. Quanto è più facile avere a che fare con gente che non dà problemi, che studia acriticamente, che non è impegnata in politica, che ha sempre avuto la media del dieci, eh?
All'università, dicevo, ero solo con i miei interessi e con i miei veri amici>>
Caro Manuele questo è l’estratto del tuo punto. Qui è chiaro che:
1) eri un somarone come pensavo, non per capacità ma per presunzione o impegno;
2) sei sicuro che sia proprio io ad essere presuntuoso? Giovane Holden!?!?!?!?!
3) L’approccio con la classe non è stato dei migliori (trauma giovanile);
Se ti può interessare, anche io non avevo un bel rapporto con la mia classe. Ma questo non ha mai influito sul mio modo di pensare e di essere. Finita la lezione per me non esistevano. Erano dei veri e propri colleghi.
D’altra parte pensare che su 30 persone puoi stringere 30 amicizie è folle.
Qualche mio compagno era più “debole” di me caratterialmente ed ha sofferto il concetto di “classe”. Ma è stato proprio il comportamento di qualche prof. che gli ha permesso di emergere.
Oggi questa persona a 26 anni suonati è titolare di cattedra all’università!!!!!!!!!!! Spesso quando c’incontriamo ammette l’importanza di 2 o 3 prof. in quegli anni.
<<Ti consiglio un'altra lettura, ma dubito che aprirai quel libro (e dubito che tu l'abbia già letto):
LETTERA AD UNA PROFESSORESSA.
Studialo bene, attentamente, riflettici sopra; troverai numerosi spunti di riflessione. E' un vero capolavoro.>>
Ti ringrazio per il consiglio. Leggerò con piacere (quando avrò tempo).
Tu leggi qualche libro di psicologia e capirai molte cose del tuo periodo scolastico.
Hai un trauma evidente che ti porta a “disprezzare” le figure dominanti di quel periodo: i prof. (uao se lo sapevo studiavo psicologia invece che economia)
<<L'ambiente esterno influenza il rendimento: in classe, è assai complesso per un ragazzo togliersi di dosso le proprie nomee. I compagni, bontà loro, inconsciamente percepiscono in lui una sorta di parafulmine per nascondere le proprie magagne e mediocrità. In questo, i genitori hanno spesso responsabilità: ma no, mio figlio è tanto bravo, tanto buono, tanto intelligente, sono le cattive compagnie, gli amici di banco... Sono esperienze che non mi riguardano ma che ho vissuto indirettamente, che ho potuto constatare con i miei occhi.>>
Sono le pressioni esterne che permettono di tirare fuori il……….carattere.
Vivere in ambienti “ovattati” non permette all’individuo di valutare se stesso.
Le difficoltà sono importanti: io ero timido e sprovveduto. Oggi mi esalto quando qualcuno cerca di prevaricarmi e trovo la forza di emergere.
Più la battaglia diventa dura più il clima è piacevole.
Ti racconto un episodio: sono sempre stato contro gli “scioperi” degli alunni.
Non entrare con la scusa di uno sciopero non era per me concepibile. Se non entravamo dovevamo manifestare.
Purtroppo nessuno la pensava come me: così mi hanno offeso e deriso più volte, minacciato (grazie a Dio sono un energumeno dunque non sono andati oltre).
Io non ho mai mollato. Un giorno il mio prof. di ragioneria mi disse: Leo hai insegnato più tu a questi ragazzi che noi in anni di scuola. Gli hai insegnato cosa significa “credere” in qualcosa.
Il prof. m’interrogò alla presenza di due bidelli e decise di spiegarmi argomenti a me poco chiari. Ti assicuro che quelle parole hanno avuto un peso enorme nella mia carriera scolastica.
Sapevo benissimo che a qualche altro prof. dava fastidio che io entravo, perché doveva aspettare con me fino alla fine. Ma le mele marce ci sono dappertutto.
<<Giusto fare filone? Si, proprio giusto. I docenti entrano in classe, spiegano argomenti interessanti, e tu fai filone. Che strana concezione che hai della scuola, interessante ed affascinante solo quando pare a te>>
Guarda io non ho mai avuto la fortuna di poter fare un filone. Ma ti assicuro che a 16 anni può significare molto. Ti senti libero, vicino ai tuoi amici (compagni di filone).
Alla nostra età sarebbe grave! Ma a 16 anni, che vuoi che sia un desiderio di libertà? Ma hai mai avuto 16 anni? Sei già nato Holden????????
Ricordo che qualche prof. ufficialmente rimproverava i “filonisti”. Ma la sua aria compiacente dimostrava che capiva noi ragazzi.
Solitamente dopo averci preso in disparte diceva: “ora vi siete divertiti, adesso si studia ok? Pensate sia rinco...onito a 50 anni????”
Ecco la “umanità” del prof. che non è richiesta al manager.
I miei compagni, vistisi scoperti ma capiti non ripetevano l’esperienza.
<<Il sistema scolastico italiano è in crisi, ammettilo. Non difendere l'indifendibile. Siamo una nazione di ignoranti; pochissimi italiani leggono con regolarità libri e quotidiani. La cultura politica è prossima allo zero. Non attribuiamo però le colpe al sistema scolastico, eh?>>
Su questo concordo in pieno. Come già detto i prof. da soli non bastano più.
Occorre una “squadra” composta da prof., psicologo ed una serie di strutture/progetti adeguate.
<<Ho chiuso. Mi dovevo sfogare, perchè di fronte alla tua insensibilità e superficialità m’innervosisco parecchio. Come hai potuto vedere, però, ho avuto il coraggio di espormi. Come qualcuno evidentemente non sa fare.>>
Ehi che paroloni!!! Tranquillo non è successo niente. Abbiamo discusso e la pensiamo diversamente. Tra i 2 credo che ad espormi sia io, visto che la caccia al prof. è moda. Per l’insensibilità, se ti ho dato quest’impressione beh,,,,,,,,,,,,,pazienza.
Forse con il tempo capirai i tuoi errori. Capirai che non è necessario essere figlio di.. per capire le problematiche. Basta ragionare ed usare il criterio del reciproco.
Mettiti nei panni di un prof. e sii più sereno.
Due tranquillanti e tutto è appostoJ
A presto
Leon
Ps: sospettare qualcosa da Francesco/statistico non è questione di coda di paglia (che tra l’altro non ha alcun senso in questo discorso. Ti consiglio un vocabolario), ma piuttosto di intelligenza.
Allora chiunque si firmi Francesco è …………………………..statistico?
Bah,…………….hai ragione tu. Gli italiani non solo sono ignoranti, ma utilizzano poco il cervello.
|
Leon, io non capisco perchè si sia arrivati a questo punto. Mi dicevi di voler mantenere la discussione su un tono impersonale, invece giù con le illazioni (non conosci nulla della scuola, non sai l'italiano, di aziendale hai solo il papà, sei un somarone, sei un esagitato, un presuntoso, e potrei continuare).
Adesso, riportiamo la discussione ad un clima sopportabile. E' un'indecenza che tra persone (spero) intelligenti si debba ragionare in questo modo. Argomentiamo e smettiamola con gli attacchi personali.
Io non so chi sei tu. Ripeto che sei stato poco corretto a voler, sin dall'inizio, impostare la questione in questi termini: io so più di te perchè sono nato nell'ambiente, perchè tu sei un frustrato. Di solito, mi indicano come una persona piuttosto razionale. Non mi riconosco affatto nell'immagine di uno che dice cose per giustificare le proprie sconfitte o per vendetta. Le mie vendette (saporitissime) le consumo in privato. Le mie sconfitte sono in molti casi meritate. Non mi piango addosso e non accetto ironie facili sul mio conto. Se tu vuoi continuare a fare il cavaliere mascherato ed il difensore dei deboli (?), fai pure. Esprimo le mie idee e non rappresento nessuno. Non ti ho mai accusato di ignoranza od altro; non ho mai fatto pesare le mie eventuali maggiori conoscenze. Qui si discute in termini generali.
Così, il fatto che io sia somarone, come tu ami definirmi, non ha poi tutta questa rilevanza. Tu devi confutare i miei ragionamenti, non spiegarmi che io ragiono così perchè nella mia vita ho dovuto superare momenti difficili. Ho già detto che: i giudizi sono necessari; le esperienze negative fortificano. Tu lo hai ripetuto, ma forse il mio messaggio non era chiaro. E sappi che i difetti li trovano in ogni caso più facilmente coloro che potrebbero esserne stati vittime.
...
Nei curricula il fattore umano non è importante? Non condivido affatto la tua affermazione. Nei miei curricula il fattore umano assume un ruolo assai importante. Ribadisco quanto detto in precedenza. Suggerisco una lettura più attenta. Mi chiedo se la tua definizione di fattore umano corrisponda alla mia. Forse tu dai al termine un'accezione "buonista". In effetti, io parlerei di capitale umano. E lì, Becker docet, rientrano esperienze, istruzione, capacità, attitudini, passioni. Per un docente la psicologia è essenziale: e per un manager no? Non ci siamo, non ci siamo.
...
Sono un somarone, e questo si è capito (spero che i tuoi conoscenti non abbiano l'abitudine di chiamare così i propri alunni, altrimenti sai quale scuola di qualità).
Presuntuoso perchè mi sono paragonato con Holden? Ma hai letto il romanzo? A me sembra che Holden sia un giovane problematico e disadattato. Io mi riconosco nella problematicità e nel difficile rapporto con gli adulti. Ma avevo un sacco di amici. I compagni mi volevano bene. E le esperienze di cui ti raccontavo (leggi più attentamente) non mi riguardano. Non sono mai stato emarginato o che. Ho imparato solo a selezionare le amicizie. Ma non mi ritengo una vittima della società. Così come non ritengo di aver vissuto un trauma.
...
Il filone è deplorevole se ripetuto. Una volta ok, ma come stile di vita non mi esalta. Che un docente se la rida sotto i baffi se la gente non va a lezione, mi fa riflettere.
...
Non si tratta di caccia al prof., quanto di riforme, riforme che non si fanno, riforme che costano il posto ai ministri che le propongono. Se continui a credere che io voglia vendicarmi sui prof. per i traumi passati in gioventù (scusa, ma questa è psicologia spicciola), stai sulla strada sbagliata. Il problema è un altro. Hai detto di interessarti di economia: il concetto di "efficiency wages" ti dice niente? Come stimolare un docente senza retribuirlo di più (anche rispetto agli altri)? Come impedire che faccia lo sfaticato senza minacciarlo dal lato della retribuzione?
Ti pongo queste domande, ma tu risponderai con fattori umani, sensibilità, psicologie varie. Questioni serie, che però non contraddicono quanto affermo, e cioè che la valutazione è possibile e necessaria.
E' in questo che percepisco l'atteggiamento di difesa: non hai validi argomenti. Riduci tutto ai miei presunti traumi. E chi parla di meritocrazia, è comunuqe un imbecille? Lo è Berlinguer? Lo è De Mauro? Lo è la Mafai? Lo è Polito? Lo è Galimberti? Lo è Cacciari? Lo è Tranfaglia? Così, tanto per fare qualche nome.
Cordiali saluti.
Emanuele
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Capirai che non è necessario essere figlio di.. per capire le problematiche. Basta ragionare ed usare il criterio del reciproco.
Ps: sospettare qualcosa da Francesco/statistico non è questione di coda di paglia (che tra l’altro non ha alcun senso in questo discorso. Ti consiglio un vocabolario), ma piuttosto di intelligenza.
Allora chiunque si firmi Francesco è …………………………..statistico?
Bah,…………….hai ragione tu. Gli italiani non solo sono ignoranti, ma utilizzano poco il cervello.
|
Dimenticavo.
Non è necessario essere figlio di... (spero non si tratti di un'offesa

). Concordo. Ma allora, correggimi se sbaglio, non è necessario essere docenti, presidi, conoscenti, amici degli amici, per capire qualcosa della scuola italiana. Può riuscirci anche un semplice cittadino interessato ad approfondirne le tematiche (e tengo a ribadire che di contatti con la scuola ne ho molti ancora oggi).
Non sei riuscito a capire perchè parlo di coda di paglia? Permetti anche a me di fare lo psicologo da strapazzo. E scusa se torno sul personale, ma si tratta di un messaggio anteriore a quello in cui mi ripromettevo di usare toni più generali, sicchè devo quantomeno precisare (giusto per convincerti del fatto che forse esitono modi di dire un po' più sofisticati e di difficile comprensione).
Allora: secondo me, solo chi si compiace talmente tanto da riuscire anche solo ad ipotizzare (inconsciamente) un uso di pseudonimi per darsi ragione da solo, può alla fine credere che altri lo facciano. Ma perdonami, sono certo che non è il tuo caso

.
Good luck.
Emanuele
Leon74
Carissimo Manuele,
dalla tua mail desumo che sei andato in tilt.
Innanzitutto io non sono mai andato sul personale. Ho RISPOSTO sempre a tuoi punti, senza mai proporne nuovi.
Ho cercato di dare il mio giudizio su di un comportamento e su una facilità di valutazione CRITICABILI.
Tu mi hai chiesto di dichiarare la mia identità (non sono spiderman), hai giudicato a più riprese una intera categoria, hai tirato fuori il tuo "presunto" carattere da duro scolastico (un Chiscotte moderno contro i mulini a vento nel caso i prof.). Hai fatto tutto tu. Io mi sono limitato a rispondere a tono.
Mica è colpa mia se prima dici che alla università hai coltivato le vere amicizie e poi vuoi passare per il simpaticone della classe di turno?
Hai affermato che io mi ergo al di sopra degli altri: ma sei stato tu e sei tu a citare libri e testi, dando consigli culturali (senza averne le basi).
Hai detto che tuo padre è un manager ed hai cercato di parlare delle "valutazioni aziendali", ma eliminando i 2 libri letti non hai portato nulla.
QUali colpe avrei se non quello di rispondere a fandonie?
Parli di code di paglia che non significano nulla, vai avanti a ruota libera. Se ti fa piacere continua pure, ma avrai sempre me come interlocutore.
Io credo che tutto questo atteggiamento sia la riprova che gli attacchi ai prof. scolastici (sugli universitari altro discorso) sono portati per "moda".
Facile sparare nel mucchio.
Parlare di meritocrazia non ha un senso per i prof. perchè non esistono criteri omogenei di valutazione.
Chi ne parli ne parli (da De Mauro alla Maffai) parte da un concetto errato che non considera la realtà scolastica.
Coraggio, non è mica un torto sbagliare.
Rifletti e vedrai che arriverai alle conclusioni:-)
Adios
Leon
Ps: a differenza tua probabilmente frequento maggiormente la rete. In molti forum la presenza di furbi che partecipano con vari login è alta.
Spesso i moderatori ritengono questa una ragione sufficiente per estromettere dalla discussione.
Come vedi sei male informato. Vai su politica on line e vedrai che baruffe per questo problema.
Devi crescere bello, se vuoi fare il saputello (bella la rima eh).:-) :-)
Senza rancore
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Carissimo Manuele,
dalla tua mail desumo che sei andato in tilt.
.....................................................
|
Caro Leon,
arrivati a questo punto, vedo che tu proprio non vuoi (o non puoi) capire. Che non sei disposto a ragionare. Pazienza.
Una persona di media intelligenza, rileggendo i miei messaggi, è in grado di farsi un'idea precisa di tutto quanto detto. Ed è in grado di capire chi per primo tra noi ha iniziato ad usare certi toni da "campagna elettorale"; chi per primo tra noi ha cominciato a denigrare l'interlocutore.
Sei bravissimo a mescolare le carte in tavola. A parlare d'altro.
Ma in questo si tema si intendeva parlare di VALUTAZIONE DEI DOCENTI. Professori più bravi devono essere pagati di più. E' la meritocrazia, bellezza.
Il resto è aria fritta. In quesa sezione, molti hanno detto cose assai più sensate di te, che devi arrampicarti sugli specchi per una difesa impossibile.
La qualità della scuola italiana è nota a tutti. Un insegnante mediocre, poco aggiornato, distratto dalle proprie questioni viene pagato in egual misura rispetto a docenti in gamba (ne ho incontrati, ne ho incontrati). Questo è un elemento di distorsione.
Quindi, ripropongo la questione: valutazione di scuole e docenti. Ciò è necessario: per definire le retribuzioni di presidi ed insegnanti; per informare le famiglie sulla qualità della scuola.
Ti saluto, Freud vesuviano.
Emanuele
Leon74
Salve Manuele,
tu hai la tua opinione ed io la mia.
Chi legge la questione potrà capire chi è che attacca e chi invece ribatte ai diversi punti.
Per quanto riguarda il tuo concetto di valutazione dei prof devo ribadire che non sono concorde.
Creiamo equipe specializzate "pro-apprendimento" con prof e psicologo. Rivediamo i programmi prolissi e vetusti, insistiamo su stage ed esperienze nel mondo del lavoro.
Questa è la chiave della svolta.
Valutare i prof. a cosa serve? Cosa cambia nell'organizzazione della scuola che è inesistente?
Per quanto riguarda la "paga" degli insegnanti, essa dovrebbe essere semplicemente equiparata al proprio ruolo sociale. La meritocrazia è figlia di una burocratizzazione della scuola che è la causa principale della sua crisi.
Questo è il mio punto di vista sulla questione.
Mi scuso con gli amici del forum per tutto quanto va oltre la discussione. La parte finale del discorso (in ps) è dedicata al solo Manuele.
Grazie
Leon
Ps: per quanto riguarda i riferimenti ai miei attacchi personali e al "Freud vesuviano" non credo sia sufficiente ribadire il mio concetto: urlare e piangere è facile, affermare le proprie idee difficile.
Nella tua mail eri tu ad affermare che chi ha un credo politico è fastidioso no? Che fai rigiri la frittata?
Io sono apartitico, puoi attaccare destra-sinistra-centro, a me non interessa. La politica è un'altra cosa. Lascia stare e non usare termini di cui non conosci il significato.
Ritorna alle tue letture da "scaffale", lascia stare la realtà che non è cosa tua. Questo lo dico non per un riferimento personale, ma come consiglio ad una persona con gravi problemi caratteriali.
Fatti collocare da papà in qualche azienda e.............
in bocca al lupo per il futuro.
Se ti capitasse di trovarti in area vesuviana, fatti sentire. Potrei insegnarti qualcosa.
A disposizione per qualunque chiarimento.
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Ps: per quanto riguarda i riferimenti ai miei attacchi personali e al "Freud vesuviano" non credo sia sufficiente ribadire il mio concetto: urlare e piangere è facile, affermare le proprie idee difficile.
Nella tua mail eri tu ad affermare che chi ha un credo politico è fastidioso no? Che fai rigiri la frittata?
Io sono apartitico, puoi attaccare destra-sinistra-centro, a me non interessa. La politica è un'altra cosa. Lascia stare e non usare termini di cui non conosci il significato.
Ritorna alle tue letture da "scaffale", lascia stare la realtà che non è cosa tua. Questo lo dico non per un riferimento personale, ma come consiglio ad una persona con gravi problemi caratteriali.
Fatti collocare da papà in qualche azienda e.............
in bocca al lupo per il futuro.
Se ti capitasse di trovarti in area vesuviana, fatti sentire. Potrei insegnarti qualcosa.
A disposizione per qualunque chiarimento.
|
Egregio messere,
è pregato di non infastidire ulteriormente i miei zebedei.
Ogni altro intervento dovrà riguardare temi squisitamente scolastici. Non risponderò più a messaggi dai toni simili ai precedenti. Impari l'educazione.
Per questioni prettamente personali, avrò premura di contattarLa personalmente, seguendo il Suo consiglio iniziale.
Lei ha passato il segno

.
mariofagotto
Curioso che, nella sua lettera, da una parte l'università non pare servir molto ai fini di una valutazione (stage e master universitari non sono seri, pare di capire)mentre, dall'altra, sembra invece essere indispensabile (riferimenti a "frequenza di conferenze universitarie", "introduzione a programmi e corsi universitari"). Vorrei avere chiarimenti a riguardo. Grazie.
Mario Fagotto, Spoleto
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da mariofagotto
Curioso che, nella sua lettera, da una parte l'università non pare servir molto ai fini di una valutazione (stage e master universitari non sono seri, pare di capire)mentre, dall'altra, sembra invece essere indispensabile (riferimenti a "frequenza di conferenze universitarie", "introduzione a programmi e corsi universitari"). Vorrei avere chiarimenti a riguardo. Grazie.
Mario Fagotto, Spoleto
|
Caro Mario,
non so se si riferisce a quanto da me sostenuto in precedenza.
Forse mi sono spiegato male, ma non intendevo dire che l'università sia irrilevante ai fini della valutazione. In realtà, dicevo il contrario: sono preferibili corsi di aggiornamento universitari (o presso istituzioni pubbliche e private di livello) rispetto agli attuali corsi di aggiornamento governativi.
Per quanto riguarda conferenze e programmi, intendevo dire che il docente che di propria iniziativa dedicasse una parte del proprio tempo alla frequenza dell'Università anche allo scopo di aiutare i ragazzi ad orientarsi per tempo a quel mondo nuovo, andrebbe premiato.
La ringrazio per l'intervento, disponibile per ulteriori scambi di opinioni.
Cordialmente,
Emanuele
Leon74
Amici del forum,
viste le lamentele del sig. Manuele vi propongo un estratto della lettere che ho ricevuto in privato:
<<Si potrebbe stare qui a parlare ore, ma a che pro? Perchè dovrei sfiancarmi tentando di spiegare ad uno come Lei il significato del termine "umiltà"? Il fatto è che nel Suo caso, siamo in condizioni tali da dover iniziare da un corso accelerato di buona educazione, ancor prima che discutere di questioni concrete.Le consiglio un periodo di servizio di Leva: lì troverà pane per i Suoi denti, tanta gente pronta a farLe passare un po' di quella Sua insopportabile iattanza. Una bella presa per i fondelli alla prima str... ehm, stupidaggine, un po' di piantoni e di guardie, qualche licenza strappata, e passa la paura! Uno di quegli ambienti di cui non condivido molto, ma che fortificano parecchio ed invitano alla riflessione ed introspezione, ad essere umili davvero.
La moralità della nostra famiglia impedisce ragionamenti che, capisco benissimo, a Napoli devono essere piuttosto usuali. a raccomandazione non rientra esattamente nel mio sistema di pensiero. Ripeto quanto detto: chi ha abitudine ad elucubrare in una certa maniera, è convinto che anche altri lo facciano.
Profondamente sbagliato! Ma vede, gentile Signore, Lei è talmente mediocre da attaccarsi ad una frase (mio padre manager) per colpirmi e ferirmi. Le Sue sono ironie da Pizzeria "O' Vesuvio. Oltretutto, Lei ha tenuto a precisare di essere un energumeno, perciò ... il timore di incontrarLa sarebbe davvero eccessivo. Grazie per la disponibilità, ma le mie preferenze in termini di docenza sono altre. Con tutto il rispetto, s'intende. Non vorrei ferirLa in ciò che Le è più caro, l'orgoglio. Saluti e prosciutti. E. P.s. Crepi il lupo>>
Il signor Manuele parla di "meritocrazia" e "valutazione": alla luce di tutto ciò che ha scritto cosa dovrei pensare?
Che è razzista verso i napoletani? Che i suoi riferimenti ai ragionamenti da pizzeria O'Vesuvio, facciano riferimento al fatto che sono con "ORGOGLIO" napoletano?
Che i riferimenti continui alla umiltà o alla leva, siano degli auguri..........benevoli?
Valutiamo dunque la persona: per me 0 sia in civiltà, sia in intelligenza, sia in cultura.
Non perdo altro tempo con cialtroni del genere.
Attendo vostro giudizio
Grazie
Leon
Manu
Quote:
Lettera originale scritta da Leon74
Amici del forum,
viste le lamentele del sig. Manuele vi propongo un estratto della lettere che ho ricevuto in privato:
<<Si potrebbe stare qui a parlare ore, ma a che pro? Perchè dovrei sfiancarmi tentando di spiegare ad uno come Lei il significato del termine "umiltà"? Il fatto è che nel Suo caso, siamo in condizioni tali da dover iniziare da un corso accelerato di buona educazione, ancor prima che discutere di questioni concrete.Le consiglio un periodo di servizio di Leva: lì troverà pane per i Suoi denti, tanta gente pronta a farLe passare un po' di quella Sua insopportabile iattanza. Una bella presa per i fondelli alla prima str... ehm, stupidaggine, un po' di piantoni e di guardie, qualche licenza strappata, e passa la paura! Uno di quegli ambienti di cui non condivido molto, ma che fortificano parecchio ed invitano alla riflessione ed introspezione, ad essere umili davvero.
La moralità della nostra famiglia impedisce ragionamenti che, capisco benissimo, a Napoli devono essere piuttosto usuali. a raccomandazione non rientra esattamente nel mio sistema di pensiero. Ripeto quanto detto: chi ha abitudine ad elucubrare in una certa maniera, è convinto che anche altri lo facciano.
Profondamente sbagliato! Ma vede, gentile Signore, Lei è talmente mediocre da attaccarsi ad una frase (mio padre manager) per colpirmi e ferirmi. Le Sue sono ironie da Pizzeria "O' Vesuvio. Oltretutto, Lei ha tenuto a precisare di essere un energumeno, perciò ... il timore di incontrarLa sarebbe davvero eccessivo. Grazie per la disponibilità, ma le mie preferenze in termini di docenza sono altre. Con tutto il rispetto, s'intende. Non vorrei ferirLa in ciò che Le è più caro, l'orgoglio. Saluti e prosciutti. E. P.s. Crepi il lupo>>
Il signor Manuele parla di "meritocrazia" e "valutazione": alla luce di tutto ciò che ha scritto cosa dovrei pensare?
Che è razzista verso i napoletani? Che i suoi riferimenti ai ragionamenti da pizzeria O'Vesuvio, facciano riferimento al fatto che sono con "ORGOGLIO" napoletano?
Che i riferimenti continui alla umiltà o alla leva, siano degli auguri..........benevoli?
Valutiamo dunque la persona: per me 0 sia in civiltà, sia in intelligenza, sia in cultura.
Non perdo altro tempo con cialtroni del genere.
Attendo vostro giudizio
Grazie
Leon
|
Ciò che è stato pubblicato è solo un estratto del mio messaggio e distorce volutamente le mie opinioni. Solo rispondendo al messaggio di Leon 74 si riesce a leggere l'intero messaggio. I quoting del signore, Lui ancora non se ne è accorto, non vengono completamente visualizzati sul sito.
Preciso di essere di padre pugliese e di vivere al confine tra Marche ed Abruzzo. Non sono razzista.
Però mi si dà del raccomandato, così, senza ragione. Solo la colpa di avere un padre manager.
Ma davvero c'è gente interessata a tutto ciò?
Io sarò pure un cialtrone, ma la scorrettezza di pubblicare messaggi privati è inaudita. Soprattutto da parte di chi ti suggerisce di inviarglieli.
Era un tranello, dunque.
Ci sono cascato. Non ci cascherò più.
Vorrei scusarmi con tutti i partecipanti per aver riempito il sito di sciocchezze personali.
Emanuele
Leon74
Amici del forum,
ho scoperto in pochi giorni di:
1) essere uno stratega di trappole e trabocchetti;
2) di non saper leggere l'italiano.
Ma stiamo dando i numeri.
Manuele falla finita, la gente è stufa del tuo bla bla.
Chiedi scusa ogni volta e poi....insisti?
BASTA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E poi si ha il coraggio di criticare i prof.
La nostra discussione è chiusa, the end, c'est fine!
Ok?
enrico
You wrote:
Devi considerare gli insegnanti non come “manager” ma come il secondo livello di trasmissione dei valori dopo la famiglia. Se parti dal concetto di valutazione aziendale stai già sbagliando.
I answer:
Finalmente un'osservazione sensata! Sono ben contento di aver avuto un maestro elementare che mi ha trasmesso molte cose che altri non hanno avuto, assieme ad altri buoni ma pochi insegnanti piu' tardi nelle scuole medie e all'Universita`. Inorridisco al solo pensiero che i "buoni" maestri che ho avuto possano essere valutati secondo il numero di pubblicazioni o titoli o altre cose facili da ottenere e cosi' sterili per l'educazione.
Purtroppo pero' devo ammettere che gli insegnanti "buoni" erano l'eccezione. Perche' questo?
Avanzo una teoria.
I valori in cui credo sono il duro lavoro, la disciplina, il rispetto delle leggi. Il mondo della scuola oggi e` popolato da molte persone che credono piuttosto nel tempo libero e nello sciopero come ricatto salariale.
Se il mestiere di prof fosse uno di duro lavoro, troveremmo fra i prof gente laboriosa che formerebbe generazioni di lavoratori. Non e` cosi' e formiamo generazioni di scansafatiche che affollano i concorsi di dipendente pubblico, e sognano di fare l'attore il cantante il calciatore.
Saluti a tutti
Leon74
Salve Enrico,
mi fa piacere parlare ogni tanto con qualcuno di "diverso".
(il riferimento a Manuele non è casuale).
Tu dici che: "Se il mestiere di prof fosse uno di duro lavoro, troveremmo fra i prof gente laboriosa che formerebbe generazioni di lavoratori. Non e` cosi' e formiamo generazioni di scansafatiche che affollano i concorsi di dipendente pubblico, e sognano di fare l'attore il cantante il calciatore."
Io credo poco nell'influenza del prof. a questo livello.
Il calciatore o il cantante sono mestieri da "privilegiati". Apparentemente agli occhi dei ragazzi permettono di divertirsi e guadagnare, un duo sicuramente allettante.
Se calcoli il numero dei calciatori e quello dei prof. ti renderai conto di come successivamente molti cambiano idea...:-)
Ciao
Leon
enrico
Il punto che volevo mettere in luce e` un altro.
L'insegnante non deve essere valutato perche' trasmette valori. Ma li possiede questi valori l'insegnante italiano standard?
Io dico di no.
Pensa agli insegnanti dei nostri genitori, severi appassionati di teoria e di morale che hanno formato la generazione del boom degli anni 50.
Quanti ce ne sono oggi cosi'? Io penso agli insegnanti che ho avuto, polemici, dediti a scioperi e continue rivendicazioni salariali, interessati alle gite scolastiche e alle indennita` per gli esami fuori sede. Che pietoso spettacolo! Che valori vuoi che trasmettano ai giovani?
contin
Mi sembra assurdo, in tutto questo arrovellarsi sulle giovani generazioni "vittime" di presunte, indecenti torture da parte di insensibili ed ignorantissimi insegnanti (ma le aggettivazioni che ho visto su questo forum sono ben più numerose e pesanti) dare la colpa del tutto alla scuola e a chi vi lavora.
Ma le famiglie, i genitori, che ruolo hanno?
Sono perfettamente d'accordo con Leon in tutto (mi chiedo dove abbia trovato la pazienza con Manu: io l'ho persa dopo un paio di scambi di battute); è oltretutto preoccupante la quantità (e la qualità) della gente che spara a zero, ormai come fatto di moda, sul mestiere in questione. Perché è il turno degli insegnanti (per mere ragioni di tipo politico), come all'epoca della questione Di Bella lo è stato dei medici (ma non mi pare che siano mai state proposte tabelle di valutazioni et similia anche su chi, al pari degli insegnanti, qualche responsabilità pure ce l'ha sull'esito della vita della gente. E che di medici che sbagliano, ce n'è in quantità!)
Sono un insegnante (naturalmente! altrimenti mica sarei così "buonista") di 36 anni e so di certo che le attuali generazioni presentano spesso problemi (ed altrettante virtù) derivanti sia dal mondo intorno a loro completamente diverso, sia dal fatto di essere spesso privati di un'educazione di partenza da parte delle famiglie di appartenenza. Che pure questo compito precipuo hanno! E'certamente molto più facile scaricare tutta la responsabilità sugli insegnanti, che però non possono assolvere (anche se lo fanno "per default") anche alle mancanze degli elementi di base, come la pazienza, la gioia e la voglia di imparare, l'allenamento alla concentrazione. La superficialità dilaga, ovunque e dunque anche fra i genitori, che demandano tutto alla scuola, imputando tutto a chi vi lavora. Gli insegnanti hanno difficoltà, inutile a dirsi, di ben ardua comprensione da parte di chi non è direttamente coinvolto in tale esperienza. L'insegnamento è un lavoro che necessita di passione e di enorme pazienza: come centinaia di altri, certo, ma che, a differenza di altri, è sempre esposto al giudizio. Non trovo giusta questa continua, pubblica accusa: è giusto che, come in tutti gli altri ambienti di lavoro, si debba rendere conto del proprio operato all'interno della struttura di appartenenza, con criteri concertati con gli addetti ai lavori, non per sobbissare le colpe presunte (talora vere, ma come dappertutto), bensì per migliorare la qualità del servizio, che solamente gli addetti ai lavori, comprensivi, in tale voce, fra gli altri certamente di équipes specializzate, sarebbero in grado di realizzare.
Forse.
Un saluto.
enrico
.. lei sostiene che l'insegnante tipo di oggi e` lo stesso che 50/60 anni fa ?
Nessuno qui dice che tutta la colpa e` degli insegnanti, ma semplicemente che l'insegnante TIPICO oggi in Italia non riesce a trasmettere agli studenti quei valori di abnegazione, disciplina e passione per il lavoro perche' egli stesso non ne dispone. E questo perche' si e` fatto della scuola un rifugio per chi non si sente di esprimere tali valori nella dura vita dell'industria privata.
Basta vedere l'affollamento ai concorsi, mentre l'industria manca di personale laureato.
Molte cose dette sugli insegnanti sono esagerate o false, come il discorso della valutazione, ma la considerazione che ho svolto qui e` francamente innegabile.
Distinti saluti
Manu
[quote]Lettera originale scritta da contin
Mi sembra assurdo, in tutto questo arrovellarsi sulle giovani generazioni "vittime" di presunte, indecenti torture da parte di insensibili ed ignorantissimi insegnanti (ma le aggettivazioni che ho visto su questo forum sono ben più numerose e pesanti) dare la colpa del tutto alla scuola e a chi vi lavora.
Egregio (o egregia?) Contin, Le sembra che la qualità della scuola italiana sia tale da doversi stupire per i giudizi negativi?
Ma le famiglie, i genitori, che ruolo hanno?
Le famiglie hanno un ruolo importantissimo e gravi responsabilità, ma in questo forum si è deciso di parlare di scuola. Si stanno cercando i motivi per cui l'insegnamento, oggi, è particato da parecchie persone sprovviste delle consocenze tecniche e didattiche necessarie. Mi dica se sto esagerando e se queste cose le ho vissute solo io.
Sono perfettamente d'accordo con Leon in tutto (mi chiedo dove abbia trovato la pazienza con Manu: io l'ho persa dopo un paio di scambi di battute)
Ognuno ha diritto ad esprimere le proprie opinioni. Lei ha perso la pazienza con me? Mi scuso, non pensavo di aver usato toni così offensivi. Mi pareva di aver semplicemente espresso un'insoddisfazione nei confronti della Sua risposta. Nuovamente, mi scuso per quanto accaduto. Io le posi (e le ripropongo) una semplice domanda: possono, devono i docenti essere valutati? Nonostante tutto, gli altri interlocutori di questo forum hanno risposto alla domanda; poi è andata come è andata. Lei no. Proviamo a discuterne civilmente: vedrà che non sono poi così maleducato ed offensivo come crede. Provi a spiegarmi perchè un docente non può essere valutato, quali motivi lo impediscono. Sarò felice di ascoltarLa.
Sono un insegnante (naturalmente! altrimenti mica sarei così "buonista") di 36 anni e so di certo che le attuali generazioni presentano spesso problemi (ed altrettante virtù) derivanti sia dal mondo intorno a loro completamente diverso, sia dal fatto di essere spesso privati di un'educazione di partenza da parte delle famiglie di appartenenza. Che pure questo compito precipuo hanno!
E'certamente molto più facile scaricare tutta la responsabilità sugli insegnanti, che però non possono assolvere (anche se lo fanno "per default") anche alle mancanze degli elementi di base, come la pazienza, la gioia e la voglia di imparare, l'allenamento alla concentrazione.
La scuola pubblica, in generale, ha la funzione di garantire ad ogni studente un'educazione di base. A prescindere da: famiglia di appartenenza (povera, ricca, colta, eccetera); regione di provenienza (Lombardia, Basilicata,...). Educazione non significa solo nozionismo: significa anche voglia di apprendere e di divertirsi, condotta, etica, e tanto altro ancora. Ora, se questo è vero la scuola ha la funzione anche di sopperire alle eventuali mancanze familiari. Certo, non si può pretendere che l'insegnante diventi una specie di genitore. Ma non è nemmeno pensabile che la scuola insegni a chi già sa, altrimenti che scuola sarebbe? Sarebbe una scuola "parcheggio", che restituisce i ragazzi così come sono entrati. Purtroppo non tutti i genitori hanno i mezzi per svolgere adeguatamente il proprio compito: a loro volta hanno trovato ostacoli sul percorso (famiglie povere, od addirittura incomplete od inserite in contesti sociali "di frontiera", di delinquenza, di abbandono). Per questo, chi insegna deve essere preparato a farlo, ad affrontare situazioni "limite". Per questo, la scuola deve monitorare la sua condotta.
colpe presunte (talora vere, ma come dappertutto)
E dappertutto i meriti si traducono in premi, le colpe vengono penalizzate. Nessuno (almeno, non io) dà agli insegnanti maggiori responsabilità di quelle che hanno. Ma le responsabilità (e gli eventuali meriti) sono elevatissime. Ad esempio: si assegna giustamente agli insegnanti il merito di aver "creato" l'unità nazionale, insegnando l'italiano sull'intero territorio (caratterizzato da grandissime diversità, ancora oggi non colmate, di dialetti).
Purtroppo è il sistema per come è organizzato che implica alcune vistose distorsioni.
La prego di rispondere a quanto da me detto. Le prometto di usare toni più rilassati rispetto ai precedenti interventi (anche se non parlavo da solo, Lei mi capisce). Le prometto di non offendere la Sua sensibilità di professionista. Confrontiamoci con rispetto e lealtà.
Cordialmente,
Emanuele
Leon74
Amici del forum,
rispondo al sig. Manuele per chiarire l'argomento.
Ne farei volentieri a meno.
Allora:
<<Le famiglie hanno un ruolo importantissimo e gravi responsabilità, ma in questo forum si è deciso di parlare di scuola. Si stanno cercando i motivi per cui l'insegnamento, oggi, è particato da parecchie persone sprovviste delle consocenze tecniche e didattiche necessarie. Mi dica se sto esagerando e se queste cose le ho vissute solo io.>>
Ma chi lo ha detto che il livello degli insegnanti è così basso? Mi risulta che gli studiosi italiani siano ai primi posti nel mondo: autodidatti dunque?
<<non si può pretendere che l'insegnante diventi una specie di genitore. Ma non è nemmeno pensabile che la scuola insegni a chi già sa, altrimenti che scuola sarebbe? Sarebbe una scuola "parcheggio", che restituisce i ragazzi così come sono entrati. Purtroppo non tutti i genitori hanno i mezzi per svolgere adeguatamente il proprio compito: a loro volta hanno trovato ostacoli sul percorso (famiglie povere, od addirittura incomplete od inserite in contesti sociali "di frontiera", di delinquenza, di abbandono). Per questo, chi insegna deve essere preparato a farlo, ad affrontare situazioni "limite". Per questo, la scuola deve monitorare la sua condotta.>>
Occorre monitorare la condotta dei..........detenuti e non degli insegnanti. Una volta che gli insegnanti hanno ottenuto l'abilitazione sono pronti all'insegnamento.
Per ovviare ad eventuali "default" affianchiamogli degli esperti di comunicazione e psicologia.
Il problema qualitativo è risolto.
<<E dappertutto i meriti si traducono in premi, le colpe vengono penalizzate. Nessuno (almeno, non io) dà agli insegnanti maggiori responsabilità di quelle che hanno. Ma le responsabilità (e gli eventuali meriti) sono elevatissime. Ad esempio: si assegna giustamente agli insegnanti il merito di aver "creato" l'unità nazionale, insegnando l'italiano sull'intero territorio (caratterizzato da grandissime diversità, ancora oggi non colmate, di dialetti).
Purtroppo è il sistema per come è organizzato che implica alcune vistose distorsioni.
La prego di rispondere a quanto da me detto. Le prometto di usare toni più rilassati rispetto ai precedenti interventi (anche se non parlavo da solo, Lei mi capisce). Le prometto di non offendere la Sua sensibilità di professionista. Confrontiamoci con rispetto e lealtà.>>
Questa dell'unità nazionale mi è nuova. C'è anche lo sfondo politico nella lotta agli insegnanti allora?
La scuola è responsabile della formazione delle classi dirigenti future. Non demoliamo una categoria per nulla, senza renderci conto degli sforzi enormi in cui opera in una situazione di precariato continuo di mezzi e risorse.
Grazie
Leon
Manu
Non so se si è capito, ma secondo me gli insegnanti hanno svolto un ruolo POSITIVO, politicamente e socialmente, dopo l'Unità d'Italia.
Gente divisa per secoli, si è ritrovata a parlare una stessa lingua. Questo è un grande merito degli insegnanti italiani.
Così è molto importante il ruolo dei docenti oggi, vista la pesantezza dell'offensiva leghista all'unità nazionale,viste le forme con le quali vengono avanzate le richieste di autonomia da parte delle Regioni.
Emanuele
enrico
Nessuno qui dice che tutta la colpa e` degli insegnanti, ma semplicemente che l'insegnante TIPICO oggi in Italia non riesce a trasmettere agli
studenti quei valori di abnegazione, disciplina e passione per il lavoro perche' egli stesso non ne dispone. E questo perche' si e` fatto della scuola
un rifugio per chi non si sente di esprimere tali valori nella dura vita dell'industria privata.
Basta vedere l'affollamento ai concorsi, mentre l'industria manca di personale laureato.
Molte cose dette sugli insegnanti sono esagerate o false, come il discorso della valutazione, ma la considerazione che ho svolto qui e`
francamente innegabile.
Distinti saluti a tutti
contin
Gentile (era ora!) Manu, ritengo che al momento l'idea della valutazione del docente sia da scartare: non per occultare vizi e incapacità, ma perché le variabili in gioco sono parecchie.Ne citerò solamente alcune.
Sulla base della mia esperienza lavorativa (sono insegnante, abilitata, di lingue da dieci anni) ritengo sia ingiusto e banalizzante, come fa Enrico, attribuire all'insegnante, sempre e comunque, l'assenza di "quei valori di abnegazione, disciplina e passione per il lavoro".
Perché, come ho avuto occasione di sottolineare, uno dei problemi di cui occorre tener conto è rappresentato da un'utenza di fatto completamente diversa anche solo da quella di dieci anni fa. Ciò significa che i criteri di giudizio del "valore" presunto degli insegnanti risultano desueti, inadatti al nostro tempo, nel senso che si pretende di giudicarli come se fossero distinti e separati (cosa che non è) dalle persone (gli studenti) con cui entrano in relazione.
A complicare le cose (com'è noto solo agli addetti ai lavori, che Manu ci creda o no), si aggiunge l'assoluta inadeguatezza degli strumenti di lavoro di base: un esempio? In dieci anni di precariato (praticamente, di frequentazione di decine di scuole) non ho mai potuto lavorare in un laboratorio linguistico per la semplice ragione (strano, ma assolutamente vero!) che non ne esistevano. Attualmente insegno in un istituto professionale del sud (sono pugliese) ubicato in una palazzina prefabbricata. Le mie classi sono in enormi garages (è pur vero che ho sette classi composte in media da 27 ragazzi, che adoro, ma che, per le ragioni su esposte, fra cui la già citata carenza educativa genitoriale, tendono ad essere piuttosto scalmanati), che tutto sembrano, com'è immaginabile, tranne che aule linguistiche.
Mi perdonerete l'esempio "terra terra": continuerete certamente a pensare che questo non ha proprio nulla a che vedere (...!) con l'insegnante mai veramente appassionato, che invece dovrebbe fare della propria vita un'assoluta e totale dedizione all'amore per il proprio mestiere... In che modo e con quali strumenti, poi, continuo ancora a chiedermelo.
Enrico dimentica, o forse non se ne è mai veramente reso conto che, all'epoca degli insegnanti dei suoi genitori, quei pochi, fortunati studenti che stavano stipati forse in ambienti ancor meno idonei, vivevano ed erano educati allo studio, al dovere, alla disciplina. Allora perché egli continua a pensare (così ho capito io) che gli insegnanti debbano rispondere degli stessi criteri di giudizio di quella lontana epoca, mentre quei giovani oggi non esistono assolutamente più?
Oggi, ai corsi di formazione, ci si dice di "abbassare gli obiettivi", perché in moltissimi casi più di tanto non si può ottenere.
Ebbene, io non la penso così: ammiro moltissimo i miei studenti, sono molto più in gamba di quanto non si pensi. Il problema è che l'istituzione scuola, prima di imbarcarsi nella valutazione dei suoi operatori, dovrebbe metterli innanzitutto in condizione di operare, per rendere quel che è dovuto.
Solamente quando la scuola sarà risanata, nella sua INTEREZZA, potremo, volendo, tornare a parlare di "valutazione degli insegnanti".
Un caro saluto.
enrico
Vorrei rispondere alla lunga e accorata lettera di contin.
Se legge attentamente i miei interventi vedra` che mi sono sempre sforzato di precisare che l'assenza di valori concerne l'"INSEGNANTE TIPO" italiano cioe` non TUTTI, non lei certamente, ma la maggioranza (almeno per tutti quelli che ho potuto conoscere direttamente e indirettamente).
E` vero che il contesto e` cambiato, che molti genitori non hanno certi valori, e come diceva Leon74, i genitori sono ancora piu' importanti della scuola nell'inculcare tali valori. Dunque e` ancora piu' importante il ruolo dell'insegnante. Sempre riprendendo Leon74, l'insegnante non va valutato per gli articoli che ha pubblicato o altro.
La valutazione dell'insegnante e` impossibile perche' il suo ruolo e` quello di mostrare con l'esempio personale la dedizione al lavoro, la disciplina, la passione per lo studio e gli altri valori di cui mancano le attuali generazioni.
Nella mia esperienza, cara Contin, ho avuto pochissimi insegnanti che mi hanno testimoniato tali valori. La maggior parte purtroppo erano squallidi funzionari assai poco preparati interessati solo agli aumenti e alle gite scolastiche.
La teoria che mi sono fatto per spiegare cio' e` che la scuola e` oggi un comodo ripiego per il laureato che non vuol dare al lavoro tutto l'impegno che e` richiesto nell'industria (questo almeno non puo` negarmelo). Logico dunque che vi si ritrovino (oltre a una minoranza di coscienziosi "missionari dell'insegnamento") moltissime persone in cerca di una sinecura che permetta loro di dedicarsi anche ad altro.
Grazie della sua pazienza e coraggio per il suo lavoro
Manu
[quote]Lettera originale scritta da contin
Gentile (era ora!) Manu
Grazie per aver risposto. Manterrò la promessa, anche se ripeto di non essere convinto di essere stato scortese nei Suoi confronti. In ogni caso, intendo rispettare la Sua sensibilità.
i criteri di giudizio del "valore" presunto degli insegnanti risultano desueti, inadatti al nostro tempo, nel senso che si pretende di giudicarli come se fossero distinti e separati (cosa che non è) dalle persone (gli studenti) con cui entrano in relazione.
Quello che Lei dice è molto vero, nel senso che nella mediocrità attuale della società italiana, è difficile ipotizzare una qualità eccelsa dell'insegnamento e della scuola in generale. Chi poco chiede, poco ottiene. Ripeto, uno degli errori più gravi della politica italiana del dopoguerra è stato quello di utilizzare la scuola come ammortizzatore sociale, in ragione un'economia del Sud non certo in salute ed incapace di creare un numero di posti di lavoro sufficiente a sfamare la popolazione. Purtroppo, questi sono frutti di 50 anni di Democrazia Cristiana e di blocco politico.
La società italiana mostra scarso interesse per tutto ciò che riguarda la formazione, e la professione dell'insegnamento non poteva altro che svilirsi. I docenti coscienziosi sono assai rari; svolgono il proprio lavoro con una passione tale che nemmeno le distorsioni del sistema sono in grado di scalfire.
Sono d'accordo con lei: non aspettiamoci grandi cose dalla scuola se la società nel complesso è mediocre.
Come fare allora?
La mia idea (criticabile quanto si vuole) è che convenga puntare sulla promozione di una classe docente di qualità rispondendo con l'eccellenza alla mediocrità sociale.
A complicare le cose (com'è noto solo agli addetti ai lavori, che Manu ci creda o no), si aggiunge l'assoluta inadeguatezza degli strumenti di lavoro di base
Ci credo perfettamente. Ho tentato di spegare ad altri, evidentemente senza molto successo, che non sparo nel mucchio, che sono a conoscenza della carenza di risorse di cui soffre la scuola italiana.
Ma questo, non lo sappiamo Lei (in quanto docente) ed io (in quanto, anche Lei mi creda, attento osservatore non solo per diletto o scrupolo personali); la carenza di risorse è fatto noto.
So anche che un docente in informatica non può lavorare senza computer; un docente di lingue non può insegnare senza videoregistratori, impianti stereo, schermi, antenne satellitari, od altro; un docente di economia non può lavorare senza programmi econometrici, eccetera.
Si deve spendere di più in istruzione. Non è solo questione di economia ed industria, come spesso si è rilevato. Molto più importante è formare una generazione di persone consapevoli, impegnate, serie, coscienziose.
Pongo una questione: dove reperire i fondi per finanziare l'acquisto di strutture e strumenti didattici? come rendere sostenibile la crescita di risorse spese in educazione in rapporto al PIL? Dai miei interventi, si è già capita la mia idea.
ho sette classi composte in media da 27 ragazzi, che adoro
E' la frase più bella, più sincera che ho letto in questa sezione. Adorare gli studenti: si rende conto di quanto è raro il Suo sentimento? Quanti docenti frustrati da un sistema piatto arrivano alla pensione completamente demotivati? La situazione esposta nel film "La scuola" è esagerata? Ho frequentato parecchie scuole in diverse parti d'Italia (per motivi di lavoro di mio padre, il "manager" che "maneggia" e "sistema"): insomma, dispongo di un campione piuttosto consistente (anche se non statisticamente significativo) per giudicare. Raramente ho percepito dimostrazioni di affetto, non solo nei miei confronti. Nella migliore delle ipotesi, riconoscenza per chi dava pochi problemi. Ma amicizia, affetto, comprensione raramente.
Mi auguro con tutto il cuore che il Suo entusiasmo non si esaurisca con il tempo. Mi auguro che le parti sociali ed il Governo si accordino per impedire che ciò che di buono c'è nella scuola italiana non venga bruciato in malo modo, per piccoli egoismi e miopie, per 10mila lire in più al mese.
ammiro moltissimo i miei studenti, sono molto più in gamba di quanto non si pensi.
Mi fa piacere sentirglielo dire. Quindi, ammetterà che un loro giudizio, un loro coinvolgimento nella definizione degli obiettivi (come suggeriva Francesco1) non sarebbe poi così strano.
La ringrazio di nuovo.
Emanuele
dodi
Quote:
Lettera originale scritta da enrico
maggior rispetto per la figura degli insegnanti?
Ma se hanno una retribuzione oraria di gran lunga superiore a quella di tutti gli altri laureati !!!
Se non il danno risparmiateci almeno le beffe !!
COrdialmente (nonostante tutto)
|
Dovresti spiegarmi chi ha una retribuzione oraria peggiore degli insegnanti quanto legge per dovere "fuori" orario e quante circolari deve sorbirsi alla settimana che gli stravolgono il lavoro in modo imprevedibile
Teo Orlando
Quali saranno i futuri insegnanti nella scuola riformata? Mi sono posto questo interrogativo appena ho appreso dei risultati dei concorsi di Filosofia e storia nel Lazio, organizzati dal provveditorato di Latina e da poco usciti. Come molti ricorderanno, a luglio venne arrestato il presidente coordinatore della commissione, Silvio Barsi, con la pesante accusa di corruzione. Ciò nonostante, nessun altro componente della commissione venne sostituito. Dopo il dissequestro dei compiti operato dalla magistratura, è stato semplicemente nominato un nuovo coordinatore. L'operato delle sottocommissioni presumibilmente corrotte (la corruzione si ramificava, non poteva essere limitata solo a Barsi) è stato convalidato. Risultato: moltissimi miei amici, conoscenti e colleghi non sono stati ammessi all'orale: su 1800 presenti agli scritti solo 133 sono arrivati all'orale. Tra i "bocciati" non solo dottori e dottorandi, ma anche tanti miei ottimi colleghi precari (tra cui ben 4 del liceo dove sono titolare, il "Democrito") sulla cui validità didattica e sulla cui preparazione sono disposto a mettere la mano sul fuoco: anzi, la cosa mi indigna quasi di più dell'esclusione dei dottori, perché questi colleghi avevano investito parecchio sia in termini di studio che di impegno professionale per superare questi concorsi e non avevano, a differenza dei dottori, altre prospettive di vita e di carriera (anche se quasi tutti hanno comunque superato il riservato). A questo punto si sono superati tutti i limiti della decenza.
È veramente incredibile che lo stesso Ministro De Mauro, di cui molti candidati sono stati allievi, non abbia ordinato di riazzerare tutto facendo nominare commissioni nuove di zecca, anche secondo le discutibili regole vigenti (magari con personaggi poco competenti ma almeno non corrotti), in modo che ricorreggessero tutti gli scritti. Non è vero che il Ministero non possa ordinare una cosa del genere: non è un'interferenza in normali atti amministrativi da parte della gestione politica. Infatti, recentemente il Ministro dell'Università Zecchino ha annullato gli atti del Rettore di Roma "La Sapienza" che promuovevano automaticamente (senza neanche il concorso riservato) a ricercatori decine di tecnici laureati. Non vedo perché il MPI non possa prendere provvedimenti analoghi.
Anche dal punto di vista "statistico" l'operato di queste commissioni lascia molto perplessi: infatti, il concorso ordinario dovrebbe, rispetto al riservato, privilegiare, in teoria, i candidati più giovani e freschi di laurea. Ebbene, su 133 ammessi all'orale per la 037 (Filosofia e storia) solo 28 hanno meno di 30 anni, ossia sono nati dopo il 1970. Mentre ben 63 appartengono alla generazione precedente la mia o alla mia (ho trentacinque anni), ossia sono nati nel o prima del 1965. Questo vuol dire che, in pratica, dai tempi del concorso che ho effettuato io nel 1990 solo una percentuale irrisoria, anzi infima, di neolaureati in filosofia potrà insegnare nelle scuole romane (eppure per le supplenze stanno cominciando a non trovare gli abilitati).
Qui di seguito tre articoli de Il Messaggero, Cronaca di Latina, in proposito. Comunque, se neanche in un caso di corruzione conclamata hanno ritenuto opportuno riazzerare tutto, c'è davvero di che essere scandalizzati e incavolati neri. Ecco perché rischiano davvero di vincere Berlusconi e Fini…
Professor Teo Orlando - dottore di ricerca in filosofia - Liceo scientifico statale "Democrito", viale Prassilla 79 - ROMA - 00124. Tel. 06/50911506 - 50915581– fax: 06/5090861.
Indirizzo privato: via Giuseppe Girolami 16 - 00168 – ROMA. Tel. privato:
06/35501523 - e-mail: teo.orlando@tiscalinet.it
IL Messaggero
CRONACA DI LATINA
Giovedì 1 Febbraio 2001
I candidati hanno scoperto che le correzioni fatte prima dell’inchiesta della Procura sono state considerate valide
Concorsopoli, una nuova bufera
Pubblicati i risultati della selezione per Storia e Filosofia, passa solo il 5%
di MARCO CUSUMANO
Tremila candidati e soltanto duecento promossi [In realtà sono 1800 presenti agli scritti, 133 ammessi per la 037 e 56 per la 036, molti dei quali coincidenti con quelli della 037]. I risultati del megaconcorso scolastico per le cattedre di Filosofia e Storia che fu bloccato dalla magistratura dopo l'arresto del preside Silvio Barsi con l'accusa di concussione, riaprono il sipario su una vicenda per molti versi ancora piuttosto oscura. Le graduatorie sono state esposte al Provveditorato di Latina, in via Legnano, e subito i respinti si sono attivati per protestare contro quello che definiscono «un concorso da rivedere sotto ogni punto di vista».
Il punto chiave su cui i candidati si batteranno, affiancati da legali e sindacati, è quello delle correzioni delle prove scritte. «La prova di filosofia - spiega Stefania Nierchi, una delle candidate respinte - era propedeutica a tutte le altre prove, dunque se non si passava quella non si poteva andare avanti. Ebbene la correzione di questa prova è stata fatta prima degli arresti, da quelle stesse persone che poi sono state accusate di corruzione. E’ una cosa inconcepibile, praticamente siamo stati giudicati da persone che poi hanno subìto pesanti accuse di favoritismi».
Sembra infatti che dopo il via libera della magistratura sul concorso incriminato, i compiti non siano stati corretti nuovamente ma si siano riprese le correzioni interrotte dalla vicenda giudiziaria, senza cambiare nulla in quello che era già stato fatto. Questa ipotesi è stata confermata da Virginio Bove, segretario del provveditore Lucio Letizia, e dal segretario della Cisl Pasquale Verrengia. «Per legge non sarebbe stato possibile mettere le mani sulle correzioni già effettuate prima degli arresti - spiega Verrengia - Per riaprire realmente il caso e poter visionare i compiti e i criteri di valutazione, sarà necessario fare dei ricorsi e appellarsi alla legge sulla trasparenza. E’ indiscutibile che questo concorso sia stato valutato con criteri troppo selettivi, basti pensare che sono stati bocciati docenti che insegnano da sette anni e che senz’altro avevano tutti i requisiti per superarlo».
Intanto i candidati respinti si preparano a dare battaglia. Già stanno raccogliendo le firme per chiedere un'interpellanza parlamentare urgente, e a breve fioccheranno i ricorsi al Tar che potrebbero portare a delle sentenze in grado di rimettere in discussione l'intera dinamica del concorso, che oltretutto era regionale. Di questo caso si stanno occupando alcuni legali, contattati da alcuni candidati, e la Cgil di Roma. Il sospetto di molti aspiranti insegnanti è che la commissione sia stata radicalmente influenzata dallo scandalo di "Concorsopoli" e che per una sorta di reazione sia stata eccessivamente dura nel giudizio. Inoltre, secondo Patrizia Randich della Cgil scuola, il sistema di valutazione era poco chiaro: la somma dei punteggi di sufficienza minima dei tre scritti non raggiungeva il punteggio minimo totale per superare il concorso. In più, secondo alcune testimonianze di candidati respinti, la sorveglianza durante lo svolgimento delle prove sarebbe stata piuttosto scarsa.
Intanto le prove orali, per i candidati che hanno superato lo scritto, sono state fissate per il 19 febbraio presso l'istituto "Salvemini" di Latina.
------------------------------------------------------------------------
INDIETRO
------------------------------------------------------------------------
Giovedì 1 Febbraio 2001
Quel torrido luglio quando la Mobile
fece irruzione al Magistrale ”Manzoni”
Dopo il ciclone di Concorsopoli la commissione del concorso (18 persone in tutto, coordinate da Giuseppe D'Avino) ha subìto solo due variazioni: Silvio Barsi è stato ovviamente rimosso e sostituito dal preside romano Antonio Di Fazio, mentre un altro membro della commissione ha ritenuto, per motivi personali, di non poter proseguire nell'incarico.
Ma tutto è nato nella tarda primavera del 2000 grazie alla caparbietà degli investigatori della Terza sezione della Squadra mobile, allora diretta dal vicequestore Mauro Baroni. Indagarono per mesi mettendo sotto controllo alcuni telefoni cellulari e arrivarono a Silvio Barsi, 52 anni docente di Storia e Filosofia e allora preside del liceo pedagogico Alessandro Manzoni di Latina. Barsi, ex sindaco socialista di Priverno, insieme con la moglie, professoressa Bianca Brusca, secondo i magistrati di Latina è considerato la mente di una rete di traffici legati a bustarelle per poter diventare da precari a insegnanti di ruolo. Un traffico che portò agli arresti domiciliari anche alcuni funzionari del Provveditorato di Latina. Per il mondo della scuola pontino fu uno shock.
------------------------------------------------------------------------
Il Messaggero
CRONACA DI LATINA
Venerdì 2 Febbraio 2001
Concorsopoli. Cresce la protesta dei quasi tremila esclusi dopo gli scritti di Storia e Filosofia
«Fateci controllare i temi»
Già 200 richieste. Appello agli esclusi: seguite il nostro esempio
di MARCO CUSUMANO
«Fateci esaminare i compiti scritti per verificare la correttezza della prova». Gli esclusi del concorso di Filosofia e Storia ora si organizzano per montare la protesta e verificare i criteri di valutazione e le procedure attuate dopo l’inchiesta della magistratura sulla Concorsopoli pontina. Ieri nei locali del Provveditorato dove sono esposte le graduatorie, si sono radunate quasi duecento persone escluse dal concorso che hanno fatto domanda per visionare il proprio compito.
«Ora - spiega Brunella Broccoli, una delle respinte - dobbiamo aspettare un mese prima di poter finalmente esaminare i nostri compiti. Non abbiamo affatto intenzione di fare una guerra inutile, ma se troveremo qualche anomalia o qualche elemento ambiguo proseguiremo sulla nostra strada per verificare cosa è successo».
Intanto ieri un gruppo di candidati esclusi sono stati ricevuti dall'avvocato Andreazzi della Cgil di Roma per stabilire il da farsi. Concetta La Rosa, tra le organizzatrici della protesta, racconta: «L’avvocato per il momento ci ha consigliato di fare quante più possibili domande per visionare i compiti. Noi ci rivolgiamo a tutti gli esclusi, un esercito di 2800 laureati, affinché facciano immediatamente questa domanda in Provveditorato. In quelle che già abbiamo presentato, abbiamo specificato di voler vedere anche il verbale della correzione e la griglia di valutazione. Poi, confrontando gli elaborati raccolti, verificheremo eventuali anomalie e agiremo di conseguenza. Ci sembra veramente strano che tante persone così preparate possano essere state respinte!».
E in effetti di persone preparate, con ruoli di prestigio ed esperienza indiscutibile, nel famigerato concorso ce n’erano a decine. Un'insegnante esclusa spiega: «Assistenti universitari, ricercatori del Cnr, addirittura insegnanti che lavorano da 15 anni. Io stessa insegno a scuola e all'università, svolgo un dottorato di ricerca e ho studiato molto per questa prova, a quanto pare senza risultati. Il mio nome? Non lo dico altrimenti i miei alunni, sapendo che sono stata respinta al concorso, potrebbero giustamente sospettare di avere un'insegnante di serie B».
------------------------------------------------------------------------
Pagine:: 1