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Legge 192 - Subfornitura

stratego
Vi scrivo facendo riferimento alla notizia pubblicata sul quotidiano Italia Oggi, circa la verifica da parte della 10a Commissione del Senato sull’efficacia della Legge n. 192/98 (Legge sulla Subfornitura) ed al successivo parere della Commissione circa l’inefficacia della Legge.

Ritengo che possa essere utile la mia testimonianza in merito, considerando che dovrei essere uno dei fruitori della Legge, ottima solo sulla carta.

La Legge n° 192 sulla Subfornitura impone il saldo delle fatture a 60 giorni dall’avviso di merce pronta, pena l’applicazione di tassi di mora maggiorati del 5%, di una penale di ritardato
pagamento e dell’utilizzo di una procedura sommaria (quindi più breve) per il recupero del credito.

Ho una piccola azienda con 4 dipendenti (erano 7 all’inizio del ’99) ed attualmente la maggior parte dei clienti ha un pagamento compreso fra i 60 ed i 90 giorni fine mese, spesso con il ritiro della merce imposto ai primi giorni del mese, in modo da poter usufruire di una dilazione d’altri 30 giorni, grazie al meccanismo del fine mese.

Alcune settimane dopo l’entrata in vigore della Legge n° 192 ho ricevuto da parte di alcuni clienti delle comunicazioni con le quali si dichiaravano disposti a rispettare il pagamento a 60 giorni anziché a 90, ma pretendevano uno sconto sui particolari da loro acquistati; praticamente avrei dovuto indennizzarli, perché rispettassero la legge.

Ultimamente, un cliente che ha un pagamento a 120 giorni fine mese ricevuta bancaria (con ritiro al giorno 5), ha inviato una circolare con la quale impone (non chiede) il pagamento a rimessa diretta; ovviamente già la certezza del pagamento è relativa con una ricevuta bancaria, ma con un pagamento a rimessa diretta diventa praticamente un terno al Lotto.
La legge è quindi inapplicabile, in quanto la maggior parte delle aziende preferisce avere sempre la possibilità di non pagare alla scadenza, tanto poi chi le costringe?

In sostanza, di leggi siamo pieni in Italia, potremo mai sperare che vengano anche applicate?
Nonostante le affermazioni dei Ministri preposti, che un giorno sì e l’altro forse, parlano di ripresa della produzione industriale, nel 1999 ho avuto un calo del fatturato pari al 40%, con conseguente riduzione del gettito fiscale.

Ma d’altro canto che importa? Basterà aumentare la benzina, i contributi o qualche tassa dal nome impronunciabile e tutto si risolverà, finché la maggior parte delle piccole aziende sparirà e poi se la vedrà la classe politica futura.

La Legge n. 192/98 dovrebbe inoltre proteggere i piccoli imprenditori dalla prevaricazione da parte di controparti con notevole potere economico e quindi contrattuale; vi sottopongo un problema che abbiamo avuto con un cliente che ha fatto della prevaricazione una filosofia aziendale.

Quest’azienda ha chiesto la nostra disponibilità ad accettare un ordine annuale di circa 500.000 pezzi a prezzo bloccato, da fornire appena prodotti e da consegnare in conto deposito, senza perciò poter fatturare le forniture; il mio cliente si sarebbe impegnato a comunicarmi l’effettivo utilizzo da parte sua dei particolari, permettendomi la fatturazione con un pagamento a 120 giorni fine mese, garantendomi la possibilità di fatturare tutto entro 12 mesi dall’ordine.

Al fine di comprendere meglio i dettagli della proposta, mi spiegherò con date ed importi puramente indicativi, in quanto non avendo accettato la proposta del cliente non sono in possesso di dati precisi, ma posso basarmi sugli ordini acquisiti negli anni precedenti.
Per soddisfare le richieste di questo cliente, dovrei acquistare nel gennaio 2000 diciamo 200/250 milioni di materiali, che mi vengono consegnati il mese successivo, pagare i miei fornitori entro aprile/maggio 2000, mentre i dipendenti ovviamente li pagherei regolarmente tutti i mesi, così come dovrei fare con tasse, contributi, ecc..
Entro l’aprile 2000 consegnerei tutto il materiale in conto deposito ed inizierebbe l’attesa; il mio cliente sarebbe sicuramente corretto, comunicandomi in tempo reale l’effettiva vendita dei pezzi, però...potrebbe anche dirmelo solo verso la fine dell’anno.

Ipotizzando un consumo di 50.000 pezzi/mese, potrei fatturare circa 50 milioni + Iva che non incasserei prima di 120 giorni o, forse, 150 nel caso il mio cliente mi comunicasse l’effettivo utilizzo al 1° del mese; in sostanza finirei di incassare quanto dovutomi in aprile del 2001, ma ho un dubbio... e se per qualche ragione il mio cliente non mi pagasse?

La giustizia non mi proteggerà certamente, conosciamo il numero di cause pendenti nei Tribunali, il fisco pretenderà che paghi le tasse facendo riferimento al mio fatturato, la banca comincerà a temere che il rosso si allarghi a dismisura, e poi?
Fallirò, perché non ho avuto il coraggio di dire ad una multinazionale che non le farò da banca, finanziandola a tasso zero?

Non è fantasia. E’ realtà! Ed io ho detto no. Il fatturato ha avuto un calo del 40%, però sono ancora aperto (anche se con fatica), pagherò meno tasse, e non farò investimenti; potrei continuare ad investire, magari assumere, sicuramente contribuire in misura maggiore al gettito fiscale, però avrei bisogno che l’attuale socio che si prende circa il 60% delle mie entrate, sia anche disponibile a proteggermi quando ho bisogno di aiuto, invece...non c’è mai.

Alla fine, dopo aver rifiutato di cedere alle prepotenze di alcuni clienti, sopportato aziende che fanno fatica anche ad emettere ordini scritti (altro che i contratti previsti dalla legge 192), mi trovo a subire un insoluto da parte di un cliente ventennale e quindi degno della massima fiducia.
Naturalmente in casi simili si tenta un approccio amichevole, al fine di non rompere i ponti e per tutta risposta ci si scontra con un muro di gomma; ottenere risposte e pagamenti è sempre più difficile, fino a che interviene un avvocato, con ovvio aumento dei miei costi, oltre al buco bancario con conseguente pagamento di interessi.

Il cliente, dopo settimane di tira e molla, ha accettato un accordo che ci dovrebbe garantire il pagamento di quanto dovuto entro giugno ’99 e cioè almeno tre mesi dopo quanto concordato; arriviamo a giugno ’99 ed il cliente chiede lo spostamento del pagamento verso luglio ’99, fatto assolutamente inaccettabile.
Naturalmente gli accordi sono scritti per essere disattesi ed il cliente non ha effettuato il pagamento.

A metà luglio ’99 il nostro avvocato ha depositato gli atti in Tribunale, ma la lentezza della Giustizia questa volta si supera; l’atto viene registrato solo alla fine di novembre ’99 e l’ordine esecutivo di pagamento è stato emesso alla metà di gennaio 2000.

Il divertente è che il Tribunale pretende il versamento (anticipato) di imposte di registro, bolli, ecc.., a prescindere dal risultato della causa; credo invece che sarebbe molto più logico che le spese giudiziarie vengano richieste dopo l’emissione della sentenza ed esposte al debitore, invece paga solo chi ha ragione.

In realtà, sono passati quasi 13 mesi da quando sono iniziate le pratiche legali, più altri 5 mesi dalla nascita del problema con il cliente che in questi undici mesi ha avuto il tempo di muoversi in modo da potermi poi inviare una lettera da parte del cliente nella quale vengo informato dello stato di insolvenza di tutte le società del gruppo di cui fa parte, il che mi fa capire che non solo non vedrò mai saldato il mio credito, sul quale ho pagato tasse ed il 20% di Iva, ma che addirittura in caso di fallimento, sarò costretto da una legge assurda a restituire quasi 50 milioni che il cliente aveva precedentemente pagato solo perché, di fronte al primo insoluto, avevamo trattenuto il materiale già pronto.
Praticamente per lavorare con la quasi speranza di essere pagati, oltre a cercare di applicare la legge 192, sarà necessario richiedere ad ogni cliente una dichiarazione che attesti lo stato di solvibilità, altro che certificato Antimafia.

Il debitore scala la spesa e differisce il pagamento quasi a zero costi, noi paghiamo le tasse come se avessimo incassato, affrontiamo le spese legali e giudiziarie e solo se saremo fortunati tra qualche anno riusciremo ad incassare quanto dovutoci...praticamente ci troviamo cor.uti e mazziati.

Un calo del fatturato del 40%, insoluti per oltre 50 milioni, le spese fisse che aumentano, ma ci possiamo riempire la bocca con la legge n. 192/98, che sulla carta sarebbe anche una bella legge, ma si scontra con una realtà della quale i firmatari hanno probabilmente una scarsa conoscenza.

Non ho mai sentito i sindacati ed i politici parlare seriamente di questi problemi, reali e vitali per un’azienda di piccole/medie dimensioni; ma forse questi sono argomenti che neanche conoscono.

Ringrazio lo Stato per impedirmi di crescere e ringrazio Voi per l’attenzione, scusandomi per l’eccessiva lunghezza di quello che sembra un racconto grottesco, tuttavia mi era impossibile tagliare il testo senza perdere un minimo di logicità.









Am_I_a_Guru
Senta pivellino,
noi non stiamo qua a perdere il nostro prezioso tempo a leggere i suoi mattoni di comunicati.
Cambi forum, grazie.
Se continua così, farà la fine di gaumby come potrà controllare in http://www.letterealdirettore.it/for...p?threadid=383
gian paolo cardelli
Ho preso visione del suo intervento Stratego, devo pero' ragionarci un po' su. Ci risentiamo piu' in la.
A presto
Am_I_a_Guru
Quote:
Lettera originale scritta da gian paolo cardelli
Ho preso visione del suo intervento Stratego, devo pero' ragionarci un po' su. Ci risentiamo piu' in la.
A presto
Hmm.. Sig. Cardelli,
complimenti per l'abile "mossa diplomatica"...
Ha preso visione... Deve ragionarci un po' su... Ci risentiamo più in là...
LOL
Forse è proprio così che bisogna rispondere agli sproloqui logorroici troppo prolissi dei pivellini...
:D
Praticamente non gli ha promesso niente, magari non ha letto proprio niente, ma gli da [i]l'illusione di aver preso atto[i] del suo grandissimo problema... riguardante la "legge 192-subfornitura"...
Questo forum a volte è proprio divertente...
:D

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