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Quell’oscuro oggetto della misura

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shelburn
Cos’è il tempo?
Bella domanda, in genere si dice “hai tempo?”, e io non ne ho mai.
Qualcuno ce l’ha, qualcuno, sadico, l’ammazza, e poi fischietta giulivo, facendo finta di niente.
Dice Vittorio, “il tempo è ciò che si misura con un orologio”
Non trovate che questa definizione sposti un po’ troppo la nostra attenzione dal tempo in sé alla sua misura?
Possiamo dire che un oggetto “è” la sua misura?
Ho capito, non ve ne frega niente, il sugo si sta bruciando, e qualcuno si è distratto. Eppure questo è un concetto fondamentale, secondo me.
Misuriamo, dunque, qualcosa.. ma cosa? Un treno, mi pare ovvio.
Shelburn, che capisce poco, lo misurerebbe con calma, da fermo, col suo bel metro. Sbagliato. Il treno va misurato in corsa. Ecco perché Shelburn aveva qualche difficoltà. Bene, e con che cosa lo misuriamo ‘sto treno? Ma con un orologio, naturalmente. Qui, Vittorio, mi sorprendi quasi, devo dire che sei uomo di grande fantasia.
Il treno, dice Vittorio, sta viaggiando alla velocità di 100 kmh. Chi vuole misurare la lunghezza del treno deve stare sul treno e fa scattare il cronometro (attento agli errori di parallasse) quando il locomotore passa davanti ad un riferimento fisso particolare. Ferma il cronometro quando la coda del treno passa per lo stesso punto.
Supponiamo che siano passati, per lui, 10 secondi; poiché questi sono 1/360-mo di 1 h, e poiché in 1 h il treno percorre 100 km, il treno, secondo Vittorio, sarebbe lungo circa 278 metri.
Io avrei una domanda: come fa Vittorio a sapere che i treni viaggiano esattamente a 100 kmh costanti? Invidio la sua fiducia nella precisione delle FS, io, che ho fatto il pendolare per tanti anni.
Ma poi, se invece di una misura ne facessimo 10? Immaginate la mano compassata e dignitosa di Clemente, e quella giovane e scattante di Manuvelda che fanno partire o fermare il cronometro.
Dieci misure. Non verrebbero uguali neanche se a farle fosse sempre la stessa persona. Lo dice la Teoria degli Errori. Nei giochi noi usavamo la variabilità del tempo di risposta dei giocatori per tirar fuori dei valori casuali, e funzionavano che è una meraviglia.
Ma allora, se 10 persone misurano uno stesso oggetto, sia pure un treno in corsa (per fare contento Vittorio), e trovano 10 valori diversi, possiamo concludere che (visto che un oggetto “è” la sua misura) il treno è 10 oggetti contemporaneamente? Si allunga e si accorcia a seconda della freschezza atletica e dell’agilità delle dita di chi misura?
Lo so, Vittorio, il tuo treno è solo un metatreno, un treno ideale e perfetto, dove un osservatore perfetto fa misure perfette, ma io ce l’ho con la perfezione delle misure, forse perché sono limitato, sono solo un ingegnere, non uno scienziato.
donnafugata
Si', proprio bello! e difficile da affrontare; e' un argomento di filosofia, non di matematica o altra disciplina scientifica, mi pare;
anzitutto, il tempo e' "soggettivo" e legato a stati d'animo, tant'è vero che ci sono i giorni in cui "il tempo non passa mai" o "il tempo è passato troppo in fretta"; quindi il tempo è in qualche modo misurabile in relazione a come ognuno lo percepisce;
al di là di questo, misura del tempo sono avvenimenti fissi e immutabili come il momento in cui il sole sorge all'orizzonte e vi tramonta..equinozi, solstizi..
poi mi verrebbe da dire che il tempo è lo spazio che intercorre tra un avvenimento e l'altro, ma questo è banalissimo e impreciso; comunque il tempo è una convenzione umana e con cio' mi fermo perchè mi perdo..
ciao
shelburn
Quando un neozelandese, un cambogiano e un norvegese che non si erano mai visti prima, cantano assieme una canzone che conoscono tutti e tre, e sanno cantare, vanno straordinariamente a tempo.
E’ questo il bello del jazz, no? Lo dico da profano (a me il jazz non piace). Ma quello che devo riconoscere è una straordinaria uniformità del concetto e della misura del tempo, in paesi così lontani.
Che il tempo passi, questo è intuitivo, come è intuitivo che ci sia un prima e un dopo, e magari una causa ed un effetto, che avviene dopo la causa. Anche il concetto di serie ci offre un altro spunto di riflessione.
La meccanica classica dice che esiste il tempo, e che è assoluto.
Possiamo dunque dire che il tempo esiste, indipendentemente dalla sua misura?
Avete mai fatto quel gioco della canzone interrotta?
Si inizia a cantare una canzone col karaoke, poi viene interrotto per un certo tempo l’audio, mentre la canzone continua, e quando riprende l’audio bisogna essere a tempo.
Non tutti ci riescono.
Si potrebbe anche fare un gioco simile, dire a dieci persone, ognuna in una cabina isolata, di contare un certo tempo, per esempio tre minuti, e poi premere un cronometro.
Se la misura fosse l’oggetto, al termine dei tre minuti tutti e 10 dovrebbero fermare il cronometro nello stesso istante.
Provate.
Se, però, come io credo, vi trovaste misure diverse, cosa concludereste, che il tempo è variato in maniera diversa per le 10 persone? O che la misura è una correlazione che facciamo tra una grandezza fisica ed un numero che la rappresenta, e che, come tale, è soggetta ad errore? E’ “sbagliata” la misura, non “diverso” l’oggetto.
polifilo
che cos'è il tempo? se nessuno me lo chiede lo so, se dovessi spiegarlo a chi me lo chiede non saprei rispondere. Eppure posso affermare con sicurezza che se nulla passasse, non esisterebbe il passato, se nulla sopraggiungesse non vi sarebbe futuro, se nulla esistesse non vi sarebbe presente. Tosto è il vecchio africano?
Manuvelda
A me sembra sempre che il tempo sia troppo poco, ma alla fine riesco a fare + o - tutto quello che volevo fare nella giornata e arrivo alla sera completamente distrutta. Pensate un po' se le mie giornate fossero di, che so, 48 ore? Sarebbe da suicidarsi! Del resto c'è anche il nostro corpo che in un certo senso misura il suo tempo...puoi anche importi di non dormire per un settimana ma non ce la fai fisicamente, rischi di addormentarti alla fermata dell'autobus o direttamente sul banco di scuola!
A questo punto secondo me nasce una distinzione immediata tra "tempo dell'orologio" e "tempo del cuore".
Il primo ci serve per appuntamenti, orari, treni che arrivano o che partono...e ritengo che sia abbastanza stressante, ma alla fine necessario (pensate che casino se ognuno arrivasse a scuola o a lavoro quando gli pare? altro che fiducia nella puntualità delle FS!)
L'altro è tutto nostro, ed è meraviglioso!E' quello che ti fa dire che quella certa giornata è volata o ti è sembrata interminabile... dipende unicamente da te, magari da quello che hai fatto quel giorno, da chi hai visto (o non hai visto a seconda dei casi), se sei stato bene o male, felice o depresso etc...(devo continuare?).
Cmq in fondo quello che conta è non perdere mai un solo secondo. CARPE DIEM! (Orazio, giusto prof?)
La giornata + sprecata della tua vita è quella in cui non si è donato un solo sorriso!Non mi ricordo chi lo diceva, forse Madre Teresa di Calcutta, ma è un bel pensiero per concludere in modo poetico questa mia dissertazione filosofica!
shelburn
Quote:
Lettera originale scritta da Manuvelda
(...)una distinzione immediata tra "tempo dell'orologio" e "tempo del cuore".(...)
L'altro è tutto nostro, ed è meraviglioso!E' quello che ti fa dire che quella certa giornata è volata o ti è sembrata interminabile(...)
Cara Manuvelda,
mi sembra che hai colto un aspetto veramente significativo.
C'è un tempo "misurato" (e c'è molto da discutere su questo concetto di misura, su quanto sia preciso e su quanto sia generale o personale), e c'è una nostra percezione del tempo, che ce lo fa vedere lunghissimo quando siamo bambini (ci sembra di avere davanti un'eternità) ma poi, al passare degli anni, ci sembra che ogni anno passi sempre più in fretta, e ci ritroviamo vecchi senza quasi accorgercene.
Quanta parte del nostro tempo dedichiamo a noi, quanta parte "viviamo", nel senso di viverla intensamente? Togliamo le ore di sonno, le ore che dobbiamo dedicare al lavoro per vivere, i trasferimenti, per esempio verso e dal lavoro, e tanti attimi perduti senza far niente, quanto ci rimane per noi?
"Exigua pars vitae est qua vivimus" diceva Seneca (esigua è la parte della vita nella quale viviamo). E in effetti, rimane ben poco per noi.
E allora vale forse la pena di recuperare qualcosa.
Per esempio, diverso è non far niente, subendo l'ansia di non aver fatto niente, e diverso è grogiolarsi nel dolce far niente, ed assaporarlo con soddisfatta compiacenza.
possiamo recuperare parte del tempo necesssario ai trasferimenti nel traffico leggendo, per esempio (io leggo mentre aspetto l'autobus, e leggo nell'autobus), o ascoltando musica. La musica non è tempo perso, perché la nostra natura è musicale, e vive e si inebria nell'ascolto e nella partecipazione alla musica che ci coinvolge.
Possiamo recuperare tempo e vita appassionandoci al nostro lavoro. Se avremo la fortuna e l'intelligenza di fare un lavoro che ci piace, quelle otto ore al giorno, cinque volte alla settimana, ogni settimana, ogni mese, per tanti anni, non saranno uno stress interminabile, ma un tempo passato piacevolmente, e quindi vissuto.
polifilo
ed è proprio del tempo dell'anima quello di cui parla Agostino, il tempo della memoria e dei ricordi così che alle volte mentre ti rimane impresso un odore od un sapore di tanti anni fa mentre non riesci proprio a ricordare il volto di persone che hai incontrato anche solo un'ora fa!
Questa volta l'8 te lo do io, non vale gran che burocraticamente, perché non lo posso mettere sul registro, ma te lo do proprio di cuore.
Clemente Ugval
Un dubbio verno, un instabil sereno
E' vostra fama; e poca nebbia il rompe,
E'l gran tempo a' gran nomi è gran veleno.

Passan vostri trionfi e vostre pompe
Passan le signorie, passano i regni,
Ogni cosa mortal Tempo interrompe.

E ritolta a' men buon, non ha più degni;
E non pur quel di fuori il Tempo solve,
Ma le vostre eloquenze e i vostri ingegni.

Così fuggendo il mondo seco volve,
Ne' mai si posa, né s'arresta o torna
Finché v'ha ricondotti in poca polve,
Or perchè umana gloria ha tante corna?

"Trionfi" Petrarca

Per dire che Clemente dalla compassata e dignitosa mano, intanto userebbe una fotocellula e risparmierebbe un sacco di "TEMPO" a misurare la lunghezza del treno (neh ingegnere!)e poi che a lui non interessano tanto i treni, perchè va in bici; che il tempo se proprio vogliamo fare i pignoli, è la rappresentazione convenzionale del susseguirsi degli eventi; che il tempo è un tutt'uno con lo spazio e si confonde con esso a velocità teoriche superiori a quella della luce; che comunque il tempo della nostra dimensione è solo della nostra dimensione, perchè in altri versi dell'infinito il tempo tende, senza arrivarci, allo zero e dall'altra tende senza arrivarci all'infinito.
Il tempo, infine, è anche e sopratutto quello di andare a dormire perchè è tardi, (espressione relativa rispetto parametro convenzionale secondo il quale se ad un certo punto ti si chiudono gli occhi è ora di andare a dormire perchè se no vai rischi di dire c..zate)
Oltretutto c'è brutto Tempo e speriamo che domani ci sia bel Tempo.
O tempora o mores!
shelburn
Quote:
Lettera originale scritta da Clemente Ugval
(...) misurare la lunghezza del treno (neh ingegnere!)(...)
Scusa Clemente,
va bene che sono ingegnere (elettronico), ma non giro mica col teodolite appresso, nel caso mi venga l'idea, pazza, di misurare treni o che so io.
Non porto nemmeno più il regolo tedesco (un metro era più plausibile da avere, o procurarsi facilmente).
La storiella era per canzonare un po' il buon Vittorio, uomo di eccelse qualità ed ingegno, per altro.
Naturalmente neanche lui pensava ad un treno vero, ma a qualcosa di più.. luminoso, come vedo che hai bene afferrato.
Un radioso saluto
polifilo
è quello che serve per trascrivere su carta la musica. Perché fino al medioevo i canti gregoriani s'imparavano a memoria. Senza notazione musicale niente Bach, niente Behthoven, etc. ed allora quasi quasi per rinfrescarmi la memoria mi metto su un po' di Glen Gould che suona Bach. in sottofondo si sente persino la sua voce che canticchia, ma si sa a Glen Gould si perdona questo ed altro.
shelburn
Comunque, quel treno immaginato da Vittorio sarebbe strano davvero, se viaggiasse alla velocità della luce.
Come te l’immagini un treno? Chi viaggia in un treno piuttosto che in auto di solito lo fa per viaggiare più comodo, potersi alzare per sgranchirsi le gambe, leggere comodamente, guardando il paesaggio, parlare con i compagni di viaggio, e fare tante belle cose normali.
Ma in un treno che viaggiasse alla velocità della luce tutto questo è impossibile, perché tale velocità è la massima raggiungibile, e non può essere superata, per definizione, e perché se fosse superabile cadrebbe la teoria stessa della relatività.
E allora il viaggiatore non potrebbe fare non dico un passo, ma nemmeno un millimetro nella direzione del suo dirimpettaio, perché già viaggerebbe alla velocità della luce, e non potrebbe superarla neanche di un millimetro; né potrebbe leggere un giornale, perché il suo sguardo non potrebbe staccarsi neanche lui neppure di un millimetro dagli occhi.
Sarebbe, certo, uno strano mondo e uno strano viaggiare, non pensi, Clemente?
Archangel
Quote:
Lettera originale scritta da shelburn
E allora il viaggiatore non potrebbe fare non dico un passo, ma nemmeno un millimetro nella direzione del suo dirimpettaio, perché già viaggerebbe alla velocità della luce, e non potrebbe superarla neanche di un millimetro; né potrebbe leggere un giornale, perché il suo sguardo non potrebbe staccarsi neanche lui neppure di un millimetro dagli occhi.
Premesso che non sono Clemente, mi ero sempre figurato che, per effetto del rallentamento del tempo, chi stava su quel treno non si accorgesse di nulla, perchè la sua velocità era zero, ma anche il tempo era rallentato fino a fermarsi (mi ricorda molto Achille e la tartaruga...)
shelburn
Quote:
Lettera originale scritta da Archangel
(...)Premesso che non sono Clemente, mi ero sempre figurato che, per effetto del rallentamento del tempo, chi stava su quel treno non si accorgesse di nulla, perchè la sua velocità era zero, ma anche il tempo era rallentato fino a fermarsi (mi ricorda molto Achille e la tartaruga...)
E' una bella questione. La velocità della luce è una costante in tutti i sistemi di riferimento, e questa non è una conseguenza, ma un punto di partenza della teoria della relatività. Il principio che le velocità si sommino è vero per velocità basse, ma non è più vero alla velocità della luce. Non hai tutti i torti a pensare ad Achille e alla tartaruga.
Perchè, visto dal nostro punto di riferimento, lo sguardo del viaggiatore non potrà mai staccarsi neanche di un millimetro dai suoi occhi, perché dovrebbe avere una velocità superiore a quella della luce, a cui sta viaggiando il viaggiatore stesso, e questo non è possibile.
Clemente Ugval
E nella nostra "dimensione" è effettivamente così.
Anzi,la velocità della luce è il limite fisico della nostra dimensione.
Ma se esistessero dimensioni più "grandi della nostra?
E qui vorrei far una breve disgressione sulla storia del pensiero umano.
Tutte le conquiste non casuali che la scienza ha fatto, prima che potessero definirsi tali, hanno avuto, come dire, un travaglio, che è partito dalla fantasia dell'uomo, è passato attraverso il vaglio filosofico, sono state oggetto di ricerca ed, infine, attraverso la sperimentazione, sono state acquisite come verità provate.
Io non sono uno sperimentatore, ne' un ricercatore, ho scarse nozioni di filosofia, ma sufficienti a mettere fermi paletti alle disgressioni della mia immaginazione, senza i quali essa, sbrigliata, si avventurerebbe nelle praterie scientificamente impraticabili del mondo di fantasia.
Ora con l'immaginazione ho pensato che il cosmo, l'universo ordinato, ha una caratteristica fondamentale: l'infinito. Noi ne siamo parte, occupandone una porzione definita da parametri che la caratterizzano, come appunto la velocità della luce di circa 300.000 Km/secondo.
Ma, guardando il cielo stellato in una notte chiara senza luna, quando lo guardo si perde tra un'infinità di corpi celesti, l'unico pensiero che riesco a fare, è che quello "infinito spazio" non può avere un limite; sono portato a pensare che tutte quelle stelle, legate tra loro in sistemi parte dei quali noti e studiati, potrebbero appartenere ad una dimensione "maggiore" della nostra, essere un sistema atomico di una cosa, un oggetto, che so, un dito di un altro Clemente immensamente più grande di me, che, a sua volta guarda il cielo stellato ecc. ecc. e così all'infinito, per l'appunto, per l'immensamente grande; e per l'immensamente piccolo?
Se io immagino di prendere una pellicina di quel mio dito, e la suddivido sino a raggiungerere la sua parte più intima, quella atomica, mi rendo conto di essere finito in un panorama molto diverso da quello immaginato da Democrito, che pensando all'elemento costitutivo della materia, l'aveva chiamato "atomo", l'indivisibile, e trovo, invece, un insieme costituito da corpi organizzati, quali il nucleo e le sue componenti, simili al cielo stellato, che la scienza ha ulteriormente diviso, alla ricerca di quella che Leon Lederman ha definito "la particella di Dio", la costituente prima, il mattone originale con il quale è costituito l'universo intero.
Oggi si stanno investendo miliardi di dollari per cercare la particella di Higgs, e quando l'avranno trovata, proditoriamente opino che ricomincieranno a cercarne una più piccola, che non troveranno e così via, come per l'altra dimensione e sostengo questa mia convinzione con un ragionamento tutto sommato semplice: L'infinito, proprio perchè tale, non può avere un principio ne' nel tempo ne nello spazio: se esistesse un "mattone dell'universo", significherebbe che un qualcosa lo ha costituito in un certo momento e questo contraddice il concetto di infinito che , per essere tale, non può avere asimmetrie quale sarebbe l'apparire del "mattone", per cui sarei tentato di proporre ai governi che finanziano la ricerca, di assumere come vera la mia ipotesi, pagandomi una congrua percentuale dei miliardi risparmiati in ciclotroni e giocattoli vari.
Tornando a bomba, caro Shelburn, se ci tieni, ti posso presentare al Clementone, che ti proverà che per lui la velocità della luce è 300.000 Km al secondo, ma i suoi Km e i suoi secondi valgono qualche tera-giga di miliardi di volte i miserrimi nostri, che per rifarsi, faranno gli sbruffoni con i Km e i secondi di Clementino che, senza saperlo, vivacchia dentro al mio dito!
Come ultima amenità, ti voglio far notare che per il calcolo della possibilità, essendo infinito il numero dei sistemi esistenti nel piccolo, come nel grande, è matematicamente certo che in questo momento, su di una delle tante Terra, c'è un altro Clemente che , pensando ad un altro Shelburn, scrive esattamente le stesse cose che ti sto scrivendo io.
L'avresti mai detto?
shelburn
Quote:
Lettera originale scritta da Clemente Ugval
(...)L'avresti mai detto?
Detto non ancora, ma pensato, si.
Cos'è, mi leggi anche nel pensiero, ora? Scherzo, giusto per dire quanto condivido tutto quello che hai detto in questo tuo intervento.
E in quanto al Big Bang, penso che, come ce n'è stato uno, così ce ne potrebbero essere stati, od essere in futuro, tanti ancora, forse infiniti, perchè l'Universo, una volta espansosi, ed esaurita questa fase, potrebbe contrarsi un'altra volta, fino a diventare un unico enorme buco nero, tanto pieno di energia, da fare Bang un'altra volta, e così via.
Clemente Ugval
Quote:
Lettera originale scritta da shelburn
Quote:
Lettera originale scritta da Clemente Ugval
(...)L'avresti mai detto?
Detto non ancora, ma pensato, si.
Cos'è, mi leggi anche nel pensiero, ora? Scherzo, giusto per dire quanto condivido tutto quello che hai detto in questo tuo intervento.
E in quanto al Big Bang, penso che, come ce n'è stato uno, così ce ne potrebbero essere stati, od essere in futuro, tanti ancora, forse infiniti, perchè l'Universo, una volta espansosi, ed esaurita questa fase, potrebbe contrarsi un'altra volta, fino a diventare un unico enorme buco nero, tanto pieno di energia, da fare Bang un'altra volta, e così via.
Com'è bello essere in compagnia, specie vagando in un terreno così accidentato!

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