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gli inizi del mago

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amelia
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amelia

PS la lad dei tempi migliori
amelia
13-12-2001, 19:36 Un polloPost #1magodellestelle
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R. si fece avvicinare nella hall del Danieli a Venezia. Serata al ristorante. Un’ora nella sala riservata ad ascoltare musica. Poi lui, P., l’accompagnò fin davanti alla sua camera. Le aveva strappato un appuntamento per il giorno dopo alle due. L’aveva invitata nella propria camera al piano di sopra. Le aveva dato una card per farla entrare.

Il giorno dopo all’una e trenta R. gli telefonò. Gli disse, con voce assonnata: “Vieni tu da me. Sono già a letto.”
Lui corse. Le scale fino al piano di sotto. Appena sfiorò con le dita la porta, R. gli aprì e gli diede un bacio appassionato.

M. con la card di P., avuta da R., aveva osservato la scena. Non appena la porta si richiuse. Salì di corsa le scale. Aprì silenziosamente la porta della camera di P. Cerco la cassaforte. Ci mese sei minuti esatti ad aprirla. Scansò i documenti e ventimilioni di lire in contanti. Tirò fuori una piccola valigetta. Fu un giochino per lui aprire le serrature. Controllò il contenuto: duemilioni di dollari in biglietti da mille. Richiuse la valigetta. Si affacciò al balcone. Lanciò la valigetta in una siepe sottostante. Lanciò anche la card sul balcone del piano di sotto.

P. non riusciva a credere a tanta felicità. Prese R. tra le braccia e la strinse energicamente. Al contatto con quel corpo morbido ebbe una erezione immediata. Era eccitato da star male. Si sedette per nascondere l’erezione. R. gli offrì da bere. Lui avrebbe rinunciato volentieri.

M. uscì dalla camera di P.. In corridoio non c’era nessuno. Scese.

Inginocchiata accanto a P., R. gli stava facendo il miglior pom...o della sua vita. Non ci aveva mai messo tanto impegno prima. Tenendo in mano quel pene imponente, passava la lingua nei punti giusti, oppure glielo inghiottiva come una ventosa. Si interrompeva di colpo e poi ricominciava. P. emetteva gemiti animaleschi. Tremava. Ansimava.
A volte R. si fermava e lo guardava. Lui era in paradiso. Ormai ad ogni linguata, P. saltava come colpito da una scossa elettrica.
Non sopportando oltre, P. allontanò la bocca della sua torturatrice. R. si sdraiò docilmente sul letto a braccia aperte.
P. le si lasciò cadere addosso, con un ginocchio le aprì le gambe e la penetrò di colpo, inchiodandola al letto col suo poderoso membro. Era così eccitato che martellò la donna come se volesse sfondarla. Poi si lasciò cadere, sfinito.

R. lo provocò, aveva bisogno di guadagnare tempo per M. “Mi avevi detto di essere un amante fantastico. Non mi hai nemmeno fatto godere…”
P., preso in contropiede, le disse: “Aspetta un momento.”
La prese per i capelli e le disse: “ Succhiamelo bene e vedrai che ti farò godere.” Lei obbedì.

M. scese fino al piano terra. Infilò la porta del garage. Risalì di una rampa e uscì in giardino. Raggiunse i cespugli. Prese la valigetta e uscì da un cancello di servizio. Attraversò la strada. Dietro l’angolo c’era la sua BMW. Si sedette e attese.

R. aveva la sensazione di essere finita sotto un rullo compressore. Da un’ora P. la prendeva in tutti i modi possibili e sempre con tanta foga. E lei aveva orgasmi continui. Stordita, tentò di fermare il suo amante che, sia pure con una erezione ormai meno vistosa, si accaniva ancora su di lei.
Ma le ci volle un po’ di tempo, era come una macchina in discesa. Alla fine ci riuscì. Andò barcollando in bagno e si infilò sotto la doccia. Aveva l’impressione che la vagina non le si sarebbe più chiusa. Sorridendo pensò che P. aveva speso bene i suoi soldi.

Quando uscì dal bagno, lui, già vestito, le chiese: “Mi dai la mia card?” Lei si guardò intorno, alzò qualche oggetto, poi disse: “Ah, eccola lì, l’avevo dimenticata sul tavolo del terrazzo.”

Recuperata la card, P. tornò in camera sua ancora stravolto per il piacere.

Appena rimasta sola, R. prese il suo borsone e uscì di corsa dall’albergo. M. la vide arrivare e mise in moto. Lei salì in macchina. Andarono via.

(Liberamente adattato. E’ inutile precisare chi è P.. Non è vero?)
roberta
Embè?
amelia
18-12-2001, 15:54 Aspettando NatalePost #1magodellestelle
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ASPETTANDO NATALE.


Era il 18 dicembre dell’anno ..12.
Polifollino parcheggiò la sua 126 Personal. Era una vettura speciale. Lui l’aveva abbellita fissando sul cofano le corna di una mucca chianina, John Wayne era il suo mito.
Quel giorno avrebbe mangiato. Aveva racimolato settecento credeuro, chiedendo l’elemosina al mercato di Corta Cortese. Qualcuno aveva avuto pietà di lui.
Il locale era una bettola malfamata, la “Sinculamo Todos”, ispirata a Quintino Tarantino, celebre proconsole di Hollivuddo, la pecca del cinema. Si trovava in una località imprecisata tra Ventimiglia e Roma, lungo la via Laurelia, una strada che prendeva il nome dalla residenza estiva di Laura d.S.
Il buttafuori era un certo Nurgle-Nurgle, masticatore di tabacco. Era un armadio d’uomo di due metri e quaranta d’altezza. Era talmente grosso che, per mettere a posto i più facinorosi, gli bastava mostrare lespalle (LES articolo francese) poderose.
Sulla porta del locale era stato inchiodato per i piedi e a testa in giù Arcangello, si era ubriacato come al solito ed aveva molestato la proprietaria, la procace Donna Fungata. Il marito, Hascelloburno, non gliela aveva perdonato.
Era un uomo dotto (nel senso di “dotto’!) e colto (nel senso di tagliato alle radici). Era solito raccontare delicate storie napoletane, spiegando pure l’etimologia e la dizione delle parole.
Pollifollino entrò e, per non dimenticare la via del ritorno, fece un nodo al fazzoletto. Lui era fatto così.
La calca era tanta ed anche la calcagna (contrazione di calca di carogne). Si camminava tranquillamente sui cadaveri lasciati a terra. Si serviva solo vino al metanolo, l’ambrosia degli uomini duri.
Trovò un posto. Un certo Maldestrito, un marocchino spagnolo, glielo contese, ma lui tirò fuori un corto pugnale etrusco, lo minacciò e lo convinse a sloggiare. Era gasato. Aveva visto da poco “GLANDiator”, il remake de il Gladiatore, nota bufala degli anni 00.
In fondo alla sala alcuni avventori giocavano a freccette. Il bersaglio vivente era PT, il figlio scemo di Agnellik.
Lui, già intronato dalla nascita, si prestava volentieri. A casa si annoiava e la erre moscia di famiglia lo perseguitava, come la bestia torturatrice di Prometeo. Era detto anche P.Time per via dei Tic e dei Tac.
Altre volte, per poche lire, sostituiva Petitpierre, un nano. Il gioco consisteva nel lanciare un nano il più vicino possibile alla parete di fondo, così come si usava tra i duri Apaches della Parigi dei tempi che furono.
In fondo alla sala Polifollino scorse due figure che spiccavano per la loro eleganza in mezzo a quella marmaglia.
Erano il Mago e Laura d.S.. Bellissimi ed eleganti si erano fermati lì dopo il consueto giro dei locali notturni, all’uso di Nick e Nora. Quella bettola li aveva incuriositi
Si aggirava irrequieto tra i tavoli Robinsonno, detto anche Cambronne per via un certo olezzo che diffondeva nell’aria ad ogni movimento che faceva. Una volta era noto anche come il POLlarolo, perché parlava sempre di POLli che non c’erano più e che non interessavano più nessuno.
Nell’angolo più buio del locale le tre grazie, Robbie, Rossie e Mickye, attiravano i clienti con le loro arti misteriose.
Robbie, romanista alla Ferilli, era una nota caricaturista, Rossie, pensionata della Mole, raccontava storie a lieto fine e Mickye, la Strega Saetta, con l’aiuto dei tarocchi modificava il passato.
Viveva attaccato alla parete dietro il bancone, tra due specchi, Vertigo, un mutante, una presenza inquieta di dubbie origini extra-terrestri. I suoi bellissimi colori davano un tocco esotico al locale. A tratti modificava la sua immagine, adeguandosi alle varie situazioni che si venivano a creare.
Quel giorno erano giunti…


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amelia
embè?
ha scritto solo o c..zate o volgarità o idiozie
ha trattato male gente che ora gli offre il caffè vai a sapere perchè..
è un clone

amelia
roberta
Quote:
Originale di amelia
è un clone
ahahahahahahh Amelia sei mitica!!!

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