18-12-2001, 15:54
Aspettando NatalePost #
1magodellestelle
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Joined: Nov 2000
Location: Roma
ASPETTANDO NATALE.
Era il 18 dicembre dell’anno ..12.
Polifollino parcheggiò la sua 126 Personal. Era una vettura speciale. Lui l’aveva abbellita fissando sul cofano le corna di una mucca chianina, John Wayne era il suo mito.
Quel giorno avrebbe mangiato. Aveva racimolato settecento credeuro, chiedendo l’elemosina al mercato di Corta Cortese. Qualcuno aveva avuto pietà di lui.
Il locale era una bettola malfamata, la “Sinculamo Todos”, ispirata a Quintino Tarantino, celebre proconsole di Hollivuddo, la pecca del cinema. Si trovava in una località imprecisata tra Ventimiglia e Roma, lungo la via Laurelia, una strada che prendeva il nome dalla residenza estiva di Laura d.S.
Il buttafuori era un certo Nurgle-Nurgle, masticatore di tabacco. Era un armadio d’uomo di due metri e quaranta d’altezza. Era talmente grosso che, per mettere a posto i più facinorosi, gli bastava mostrare lespalle (LES articolo francese) poderose.
Sulla porta del locale era stato inchiodato per i piedi e a testa in giù Arcangello, si era ubriacato come al solito ed aveva molestato la proprietaria, la procace Donna Fungata. Il marito, Hascelloburno, non gliela aveva perdonato.
Era un uomo dotto (nel senso di “dotto’!) e colto (nel senso di tagliato alle radici). Era solito raccontare delicate storie napoletane, spiegando pure l’etimologia e la dizione delle parole.
Pollifollino entrò e, per non dimenticare la via del ritorno, fece un nodo al fazzoletto. Lui era fatto così.
La calca era tanta ed anche la calcagna (contrazione di calca di carogne). Si camminava tranquillamente sui cadaveri lasciati a terra. Si serviva solo vino al metanolo, l’ambrosia degli uomini duri.
Trovò un posto. Un certo Maldestrito, un marocchino spagnolo, glielo contese, ma lui tirò fuori un corto pugnale etrusco, lo minacciò e lo convinse a sloggiare. Era gasato. Aveva visto da poco “GLANDiator”, il remake de il Gladiatore, nota bufala degli anni 00.
In fondo alla sala alcuni avventori giocavano a freccette. Il bersaglio vivente era PT, il figlio scemo di Agnellik.
Lui, già intronato dalla nascita, si prestava volentieri. A casa si annoiava e la erre moscia di famiglia lo perseguitava, come la bestia torturatrice di Prometeo. Era detto anche P.Time per via dei Tic e dei Tac.
Altre volte, per poche lire, sostituiva Petitpierre, un nano. Il gioco consisteva nel lanciare un nano il più vicino possibile alla parete di fondo, così come si usava tra i duri Apaches della Parigi dei tempi che furono.
In fondo alla sala Polifollino scorse due figure che spiccavano per la loro eleganza in mezzo a quella marmaglia.
Erano il Mago e Laura d.S.. Bellissimi ed eleganti si erano fermati lì dopo il consueto giro dei locali notturni, all’uso di Nick e Nora. Quella bettola li aveva incuriositi
Si aggirava irrequieto tra i tavoli Robinsonno, detto anche Cambronne per via un certo olezzo che diffondeva nell’aria ad ogni movimento che faceva. Una volta era noto anche come il POLlarolo, perché parlava sempre di POLli che non c’erano più e che non interessavano più nessuno.
Nell’angolo più buio del locale le tre grazie, Robbie, Rossie e Mickye, attiravano i clienti con le loro arti misteriose.
Robbie, romanista alla Ferilli, era una nota caricaturista, Rossie, pensionata della Mole, raccontava storie a lieto fine e Mickye, la Strega Saetta, con l’aiuto dei tarocchi modificava il passato.
Viveva attaccato alla parete dietro il bancone, tra due specchi, Vertigo, un mutante, una presenza inquieta di dubbie origini extra-terrestri. I suoi bellissimi colori davano un tocco esotico al locale. A tratti modificava la sua immagine, adeguandosi alle varie situazioni che si venivano a creare.
Quel giorno erano giunti…
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