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La fiducia nel mondo del lavoro

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Ciao a tutti, 
di recente ho scritto una lettere sui problemi che ho a livello di amicizie, e ora voglio fare altrettanto per i miei dubbi che riguardano la sfera lavorativa, tenendo separate le due cose. 
Ultimamente sono molto dubbioso sul futuro della mia professione, e sono indeciso sul fatto di fidarmi o meno del mio più grande collaboratore. 
Premetto che sono una partita iva, in ambito creativo (ma mi occupo anche della parte molto tecnica e specializzata dei software di produzione, insomma sono completo da questo punto di vista), vorrei ovviamente mantenere l’anonimato per cui, gentilmente, accontentatevi di queste info :) 
La situazione è questa: Anni fa incominciai a collaborare con un amico di vecchia data, già avviato come professionista, anche se non a livelli estremi, lui era alla ricerca di un partner con cui creare lavori di una certa caratura, io ero volenteroso ad incominciare a lavorare seriamente nel settore in cui già da qualche anno lavoravo per alcuni giovani studi o piccoli produttori. Così iniziò un rapporto di collaborazione dove inizialmente io sulla carta lavoravo “per lui” e i clienti erano suoi, venivo pagato una cifra x, sempre attorno a un quinto (o anche meno) del budget finale…insomma percepivo poco. Il problema è che non mi sono mai fatto scrupoli ad “immergermi”, al contrario mi sono sempre spinto a creare le cose 50-50 con lui, e i lavori che ne uscivano erano sempre delle “bombe” grazie anche a questa sinergia. Tutti i clienti successivi furono presi grazie a questi ottimi lavori creati da questa nostra unione, ma io rimasi sempre e solo rimasto una figura ambigua. (per buttarla sul ridere mi definivo un “dipendente con le mansioni di un socio pagato come un libero professionista”). 
Inizialmente tutto questo fu creato per vedere se si poteva divenire veramente soci, ma l’impressione che avevo era che lui in realtà un socio non l0 voleva veramente, e notavo un comportamento sempre molto altalenante a livello comportamentale nei miei confronti: Inizialmente mi lodava, poi mi demoralizzava, poi diceva che insieme eravamo come una ferrari in pista, poi diceva che come me ne avrebbe trovati mille e più, passava da chiamarmi fratello a minacciarmi di non lavorare più con me. 
Incominciai a rendermi conto di essere sfruttato. Spinsi per un cambiamento e ottenni solo giri di parole: “il tuo giro d’affari non regge”, “ho bisogno di qualcuno che aumenti i clienti”, “quello che io faccio per te non lo farebbe nessun’altro, sei già troppo fortunato” e cose così. 
I rapporti si allentarono e per  un anno lavorai da solo, dimostrando di non aver bisogno di nessuno ne creativamente ne tecnicamente, ricevendo parecchie soddisfazioni, riuscendo a mantenere lo stesso fatturato che prima facevo grazie ai lavori che arrivavano principalmente da lui, anche se non era molto fu comunque una conquista per me, lui in questo periodo non lavorò molto per problemi familiari. 
Quando ritornammo a lavorare insieme misi come clausola che d’ora in poi non avrei più lavorato come un fantasma, ma se avessi fatto il 50 % del lavoro, avrei voluto il 50% dei compensi, avrei voluto comparire nei contratti, alle riunioni con i clienti etc, insomma, se il tutto veniva creato metà da me, volevo metà dei compensi, metà della gloria e ovviamente anche metà delle spese e metà dei doveri (non pretendo di vincere facile) come se fossimo soci. 
Ultimamente abbiamo completato dei lavori veramente grossi, retribuiti bene, dove il cliente è stato preso grazie ai nostri lavori, tra l’altro anche quelli che ho fatto da solo. Ci sono state molte soddisfazioni….
Il problema è che lui continua ad essere altalenante, continua a volere il controllo della situazione e sebbene io non sia più sfruttato, ho come l’impressione che lui si muova comunque da solo, nascondendomi alcuni lavori che fa, con altri professionisti. Non abbiamo fondato una società, siamo due professionisti che si muovono insieme…in teoria…In pratica lui la mette giù come una “collaborazione” e ci tiene ad essere il referente con i clienti, insomma, continua a volere il coltello dalla parte del manico e io in una situazione così non mi fido. 
Non mi fido di chi omette dettagli, di chi non vuole ammettere che è grazie alla nostra unione che siamo riusciti a piazzarci sopra la media, di chi mi dice delle piccole bugie per nascondermi progetti…
La cosa più chiara da fare è cercare di stare in piedi da soli, ma non riuscirei ad avere gli stessi introiti, e lavori di una certa caratura non si prendono da soli. 

Come vi comportereste voi in una situazione così? 
Quanto conta l’indipendenza in una attività lavorativa in proprio? 
Avrebbe senso chiudere tutto e cercare posto fisso? (utopia nel nostro settore)
Avrebbe senso chiudere tutto e cambiare definitivamente settore? (dato che il settore creativo in italia è marcio come un cadavere oramai)

Grazie a tutti coloro che hanno letto fino in fondo. 

Vesper.

L'autore ha scritto 6 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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6 commenti a

La fiducia nel mondo del lavoro

  1. 1
    chaponine -

    Ciao Vesper. Ti parlerò chiaramente senza giri di parole. Quello che tu vuoi è semplicemente impossibile, e ciò denota poca conoscenza del mondo del lavoro. Nel settore commerciale non si lavora MAI fifty-fifty, ma ci sono delle gerarchie da rispettare come in qualsiasi altro lavoro. Sarai molto competente nel tuo campo lavorativo, ma ciò non basta a fare di te un professionista, perché ti manca tutto il ramo vendite. Comincia a trovarti i TUOI clienti, ad allargarti il portafoglio, a proporre dei servizi in cui ti avvarrai del tuo collega mettendo lui come collaboratore. Impara a vendere e vendere bene ciò che offri

  2. 2
    Rossella -

    In primo luogo penso che dovresti essere onesto con te stesso. Laddove si dovesse trattare di un’impressione rischieresti grosso perché lui ti potrebbe via tutti i clienti. In genere a questi livelli non ci sono team di tecnici che coprono le lacune di chi si espone… nel giorno in cui i clienti dovessero vederlo con i tuoi occhi gli toccherebbe di rimboccarsi le maniche e andarsi a trovare un lavoro. Pensaci bene! Un collega preparato ed intraprendente –ma soprattutto preparato perché la presunzione non porta molto lontano- ti potrebbe creare grandi difficoltà. Non sarà che lo vivi come un antagonista?

  3. 3
    maria grazia -

    ciao Vesper
    ti posso dire che se abbiamo la “sensazione” che qualcuno stia operando alle nostre spalle, in genere queste sensazioni sono fondate. Il sesto senso, a mio avviso, è il migliore strumento di avviso che abbiamo a nostra disposizione! e questo avviene in ogni campo! Detto ciò, da quello che tu scrivi sembrerebbe che riesci a cavartela benissimo anche senza l’ ausilio di questa persona. Non vedo quindi la necessità di porti il problema e di continuare a “cooperare” con lui se ti ci trovi male. Forse, lavorando per conto tuo, i primi tempi ti sarà difficile agganciare clienti di una certa portata, ma secondo me se ti fai conoscere e TI FAI UN NOME ( con l’ impegno, la competenza e il trascorrere dei mesi ) non ti sarà difficile emergere, magari servendoti di un collaboratore tuo subalterno da addestrare ALLE TUE regole. Quello che tu vorresti è ETICAMENTE GIUSTO, ma purtroppo il mondo degli affari e delle vendite non funziona così, e le “perle migliori” che si riescono a trovare ognuno cerca di tenersele per sè, senza condividerle con nessuno. Ecco perchè ritengo che in questi casi sia meglio lavorare DA SOLI ( cioè senza costituire società, ufficiali o informali che siano… ).
    Sarebbe inoltre opportuno, in questi frangenti, stabilire fin dall’ inizio, NERO SU BIANCO ( quindi SULLA CARTA ) quali sono i termini specifici dell’ accordo di collaborazione fra il responsabile e suoi eventuali subalterni, e cosa spetta a chi. La buona vecchia massima del “patti chiari, amicizia lunga” rimane sempre valida, in queste circostanze. ciao

  4. 4
    Vesper -

    Grazie a tutti, allora, penso di non essere stato chiaro sul problema, non è una semplice gerarchia da rispettare altrimenti non mi lamenterei, è una questione che ho sempre dato di più di quello che dovevo, facendo guadagnare lui e basta. comunque risponderò uno per uno:

    Chaponine: Io SONO un professionista perché sono professionale in quello che faccio, qualificato e ho avuto e ho ancora i miei clienti. Nel nostro lavoro non c’è una rete di vendita, si va per passa parola la maggior parte delle volte.

    Rossella: Scusa ma penso di non aver capito totalmente cosa volevi dire, soprattutto la parte dei team di tecnici che coprono lacune di chi si espone…Non lo vivo come un antagonista, anzi, ma penso sia lui che mi vede come una persona su cui avere a tutti i costi il controllo.

    Maria Grazia: “patti chiari e amicizia lunga” è sicuramente un bel detto, ma noto proprio che i patti sono sempre offuscati da una nebbia, per fare in modo che ci si sia sempre una scappatoia. Il mondo del lavoro di oggi è una brutta bestia perché tutti vogliono ottenere senza dare niente. Pretendono di essere i leader e di avere a disposizione le persone senza rendergli conto, senza offrire nulla in cambio, se non qualche spicciolo. Il controllo lo ottieni sfruttando bene le tue risorse, tenendole nascoste agli altri. Gli esseri umani sono risorse per cui si tende a sfruttare gli altri, tenendoli “nascosti” tenendoli “fantasma”. E questa è una cosa che faccio molta fatica ad accettare.

  5. 5
    Davide -

    Vesper,
    ma di cosa ti occupi? Ne possiamo parlare in privato se vuoi perchè anch’io ho trovato solo persone che hanno provato in tutto e per tutto a fare la cresta sul mio lavoro e forse potremmo essere in un ambito interconnesso. In questi anni il network è importante, il difficile è trovare persone oneste. Se tu lo sei, potremmo parlarci!
    Se ti và lasciami una mail. ciao

  6. 6
    Vesper -

    Ciao Davide, certo. Non vorrei metterla qui però, come facciamo?

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