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Comportati bene e resterai solo

” Comportati bene e resterai solo “. Questo era il titolo di uno dei più bei libri scritti da Mark Twain, dove cercava di addentrarsi nei tanti perché dell’animo umano. Una frase mi colpiva particolarmente, dove diceva che se vuoi che una persona abbia un ricordo indelebile di te devi umiliarla. Ed è perfettamente applicabile alla realtà, dove ci ricordiamo solo di chi ci ha umiliato nel bene e nel male, gli altri sono numeri. Ma è così complesso l’animo umano? Ed è anche un po’ triste il pensiero che se voglio che una donna non si dimentichi mai di me debba per forza mancarle pesantemente di rispetto. In ogni storia che ho avuto tutte le ragazze che ho umiliato e/o ho trattato con superficialità sono sempre rimaste innamorate e vicine, anche a distanza di anni.. Forse che l’umiliazione è insita nel nostro dna? Forse il soffrire pesantemente ci provoca emozioni che inconsciamente ricerchiamo?

La cosa bella invece è che, come il titolo del libro spiega bene, tutte le persone che tratti con rispetto tendono a darti per scontato, a trattarti con indifferenza. Cosa cerca il nostro corpo per essere felice? Veramente l’umiliazione è l’unica carta per rimanere nel cuore delle persone? Considerando anche che le cose belle che facciamo per gli altri vengono cancellate in fretta, l’umiliazione no.. Allora vale la pena impegnarsi tanto, se poi basta così poco per essere dimenticati?

L'autore ha scritto 10 lettere, clicca per elenco e date di pubblicazione.

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18 commenti a

Comportati bene e resterai solo

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  1. 1
    Rossella -

    I giovani che vanno a vivere da soli si abituano a stare in un microcosmo; un mondo che non esiste in cui l’unico problema consiste nell’arrivare a fine mese. La famiglia è una grande risorsa… vivendo in famiglia impari che evadere non significa perdere tempo, che effettivamente c’è bisogno di svagarsi. In secondo luogo sei molto più motivato e disponibile, in una parola sei presente a te stesso e hai voglia di vivere, di conoscere il mondo. L’uomo non è mai solo, quando se ne dimentica diventa schiavo del mondo.

  2. 2
    marinella -

    Tieni duro, é solo un momento… Passerá…

  3. 3
    Ncola -

    Queste pratiche denigratore funzionano solo con gli non ne è consapevole e quindi impulsivamente mette in moto dei meccanismi di difesa primari: “il fuoco scotta e quindi mi ricordo del pericolo”.
    Viceversa non si attiva così la psiche delle persone più accorte, dove le azioni atte ad umiliare o sottomettere vengono prontamente osteggiate.
    Ma forse volevi fugare un dubbio di natura diversa e quindi (evadendo un po con la fantasia), ti rispondo che: le persone maltrattate non ricordano le umiliazione subite ma il pulpito dal quale giungono e le salvaguardie previste se ci sono state o meno..
    ..e poi si regolano di conseguenza.

  4. 4
    chaponine -

    @marinella
    Ciao marinella, lo scopo di questo post è solo uno scambio di idee su una frase di un libro che a me piace molto. Posso assicurarti che sto bene e sono felice, non c’è nulla che deve passare.

  5. 5
    Golem -

    In realtà è il contrario. Si tratta di una trasposizione di valori. Se ci può umiliare solo chi ci interessa, dando a questo un alto valore intrinseco per una qualsiai ragione, (come il famoso amore non ricambiato) il giudizio su di noi, mutuato attraverso il suo “disinteresse”, ci pone in una condizione di ansia del “riconoscimento”, che è una condizione più “allertante” che non l’avvenuto appagamento del bisogno. Un pó quello che capita al bambino che ha necessità di identificarsi con l’approvazione e l’accettazione, – attraverso “l’amore” parentale – del genitore da cui “dipende” per la sopravvivenza. La sopravvivenza “sentimentale” non è diversa da quella fisica, perchè contiene in nuce la prospettiva della riproduzione, che è comunque la propria vita proiettata nel futuro, per “sopravvivere” attraverso la prole. Quindi essere accettati, approvati e riconosciuti da chi riteniamo “necessario”, è una “promozione” implicita che ci autorizza a meritare la vita in senso lato.
    Gli “umiliati” (non l’omonimo ordine monastico neh) che ricordano sempre chi non li ha voluti, e quindi implicitamente umiliati, appunto, lo fanno perché inconsciamente vorrebbero poter avere “superato” quel test del proprio valore con chi ritenevano a sua volta di valore, in quanto bene a loro “necessario”.
    È un retaggio atavico dell’istinto di sopravvivenza infantile. Si supera solo quando si diventa adulti “veramente” E si finisce di essere dipendenti da emozioni “irrazionali” di natura istintuale, più di natura animale che umana. Ma non tutti ci riescono, giungendo spesso al momento di tirare le cuoia con la nostalgia di un pirla che non se ne fregava un cazzo di loro, ma verso il quale riversano ancora energie psichiche che appaiono sprecate.

    Tutto questo fermo restando che la spiegazione di Rossella sarebbe la visione filologicamente più idonea a chiarire il dilemma di Chaponine se solo si capisse cosa diavolo vuole dire.

  6. 6
    rossana -

    Chaponine,
    “l’umiliazione è l’unica carta per rimanere nel cuore delle persone?” – no, assolutamente no! restano impressi nella memoria i ricordi legati innanzitutto alle persone che si sono amate o da cui si è ricevuto amore; ma anche quelli derivanti da momenti tristi vissuti nella sofferenza che ci è stato inflitta, non tanto dalla sorte quanto da chi non ci ha compreso, ha voluto umiliarci o farci comunque del male. secondo me, solo le emozioni forti, nel bene e nel male, restano incise in modo indelebile. sta al temperamento di ognuno tenere in evidenza quelle positive o quelle negative.

    via via che approfondisco determinati temi d’interesse, riscontro che esiste quasi sempre una tendenza di pensiero, a cui si contrappone un numero abbastanza vasto di eccezioni, le stesse che si riscontrano nella vita e nella natura. l’animo umano non è misurabile né a livello matematico, né a quello statistico. ed è ancor meno prevedibile!

  7. 7
    chaponine -

    @Golem @Rossana
    Io quando parlo di rimanere nel cuore delle persone parlo del modo in cui le persone gestiscono i propri stati d’animo. Quel libro secondo me dice una grande verità invece.. Per esempio vi è mai capitato che in amore vengano usati due pesi e due misure nei gesti che vuoi fate verso il partner?
    Se mettiamo su una bilancia un gesto bello verso il partner ed uno brutto la risultante dovrebbe essere zero, cioè per il partner valgono allo stesso modo. Invece io ho notato che il gesto bello viene presto dimenticato, il gesto non rispettoso ci viene fatto pesare nel tempo.. Come se il nostro inconscio tendesse a metabolizzare emozioni negative e positive in maniera diversa..

  8. 8
    maria grazia -

    “Gli “umiliati” (non l’omonimo ordine monastico neh) che ricordano sempre chi non li ha voluti, e quindi implicitamente umiliati, appunto, lo fanno perché inconsciamente vorrebbero poter avere “superato” quel test del proprio valore con chi ritenevano a sua volta di valore, in quanto bene a loro “necessario”.”

    esatto Golem. in questi “amori” è tutta una questione di istinti primordiali, trascorsi e “traumi” infantili, e – in primis – di orgoglio personale. L’ Amore – nel senso vero del termine – in questi casi NON CENTRA NULLA. nè da parte di chi fugge e non ricambia, nè da parte di chi è non ricambiato nel suo “amore”.

    “È un retaggio atavico dell’istinto di sopravvivenza infantile. Si supera solo quando si diventa adulti “veramente” E si finisce di essere dipendenti da emozioni “irrazionali” di natura istintuale, più di natura animale che umana. Ma non tutti ci riescono, giungendo spesso al momento di tirare le cuoia con la nostalgia di un pirla che non se ne fregava un cazzo di loro”

    secondo me, questo passo importante verso il diventare VERAMENTE ADULTI – e quindi riuscire ad apprezzare noi stessi aldilà di quello che pensa chi non ricambia le nostre attenzioni – dipende in larga parte da questi fattori: apertura mentale, spirito di indipendenza, sensibilità, amore per la vita, capacità o meno di recidere legami genitoriali malati.

    “l’animo umano non è misurabile né a livello matematico, né a quello statistico. ed è ancor meno prevedibile!”

    è proprio per questo che non si dovrebbe mai dividere le persone in CATEGORIE: chi è degno di essere amato, e chi non lo è!

  9. 9
    marinella -

    Ti ho risposto cosi perché sento che soffri, si tratta di una donna o di un amico? Questo tipo di curiosità si sente essere originata da una sofferenza. Il mio personalissimo parere é che non ci si ‘comporta bene’ per avere un tornaconto ben preciso (essere ricordati, lodati, riconosciuti) e allo stesso modo non si manca di rispetto alle persone per il medesimo motivo. Si dovrebbe fare perché ci si sente di farlo o comunque perché sentiamo che ci rende felici. Se mi rendesse felice umiliare un uomo cercherei una relazione sadomaso, sarebbe piu onesto e renderebbe felici entrambi. Personalmente ho sempre diffidato delle persone che non fanno peccato unicamente per la paura delle conseguenze, cioè dell’inferno, perché poi finiscono per fare danni peggiori. Ciao

  10. 10
    Golem -

    “Invece io ho notato che il gesto bello viene presto dimenticato, il gesto non rispettoso ci viene fatto pesare nel tempo”.
    Confermo quanto espresso nel mio precedente post.
    Il riscontro positivo di chi ci interessa, e non solo di chi “amiamo” ma anche di chi rappresenta una “autorità” riconosciuta da cui “dipendiamo” in un modo o nell’altro, ce lo aspettiamo, quello negativo no, ci tocca l’autostima e ce ne ricordiamo.
    L’uomo a livello isintivo é sempre un animale, solo quando usa il cervello supera quella condizione.

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